mercoledì 17 luglio 2013

TETTE GROSSE
racconto di Carlo Gregori







Francesco passava molto tempo in ufficio a postare foto di donne giovani e belle con le tette grosse. Ogni tanto scriveva messaggi alla sua fidanzata Sandra che, pur dotata anche lei di tette grosse, non era però bella come le ragazze postate. Sceglieva accuratamente le foto tra un vasto repertorio di siti porno ed erotici che conosceva a menadito cercando un punto di fuga inguinale del costume oppure una perfetta aderenza al culo. Aveva un debole per le ragazze che sorridevano con sguardo angelicamente malizioso. Della sua fidanzata, invece, apprezzava la pazienza. Si sentiva solo. Le ragazze che postava sul momento parevano tutte a portata di mano, simpatiche e disponibili, mentre in realtà in ventisei anni non ne aveva mai conosciuta neanche una che assomigliasse a loro. Si gongolava all'idea di praticare sesso estremo con una o due così e si chiedeva a lungo quale fosse la più bella tra quelle scelte per gli amici. Al contrario, Sandra era sempre disponibile con lui, si faceva in quattro per sollevargli la giornata. Lo infastidiva solo quando gli telefonava per fare domande banali mentre selezionava con cura nuove foto di bellezze poppute. Ogni tanto Sandra lo rimproverava per il suo passatempo, che conosceva; le pareva un'attrazione squallida per il corpo femminile, adatta a un ragazzino alle prime armi. Finiva, però, sempre per stemperare la sua tensione con una battuta che rendeva la sua collera caricaturale. Per questo Francesco non se ne interessava se non sul momento: sapeva come sarebbe andata a finire. Per placarla le postava dei cuccioli con qualche cuoricino. Ultimamente aveva preso l'abitudine di aggiungere anche commenti alle foto. I nuovi rimproveri di Sandra lo frenarono, ma poi riprese coinvolgendola, citandola nei commenti, punzecchiandola. Le sue parole ricalcavano con ironia i tipici litigi di coppia per amor proprio, come quelli che esplodono passeggiando accanto a una sventola. Prima Sandra la prese male, poi cercò di stare al gioco e infine lo affrontò. Ebbero un serio litigio. Questa volta Francesco capì di essere andato oltre il limite. Sandra gli rimproverò di postare decine di foto di bellezze poppute seminude in posizioni erotiche mentre da settimane non aveva postato una sua fotografia, per tacere della loro intimità... Francesco si difese dicendo che non ne aveva di fresche, gliele avrebbe fatte alla prima occasione. Quanto a quelle foto erotiche, erano innocenti: lei non aveva idea di cosa girava sui siti porno. No, Sandra non ne aveva idea. La accusò di rimproverarlo con argomenti da femminista bacchettona perché questa è l'Italia; Facebook è pieno di donne poppute fotografate in ogni posizione e in America lo fanno tutti i giovani, senza sensi di colpa... Sandra decise di lasciar stare e così il diverbio si placò ma si scavò un solco tra i due. Francesco continuò a postare foto di giovani poppute dallo sguardo malizioso aggiungendo insipidi commenti come: “Buongiorno”, "Biricchina", “Aspettami, faccio le valige e partiamo” e simili. Ricadde sotto la scure di Sandra il giorno in cui pubblicò una gara tra i culi più belli. Insieme con tre suoi amici, tutti appassionati dello stesso argomento oltre che di calcio, si prodigò in una lunga digressione su quale ragazza fosse più appetibile, divertendosi a ingigantire i rari difettucci dei fondoschiena. Questo sì che lo faceva ridere di gusto!



 Ma poi un pomeriggio, al rientro dalla pausa pranzo, lo chiamò il direttore. Lo fece sedere, orientò lo schermo del computer verso Francesco e in silenzio, tenendogli gli occhi addosso, gli mostrò una lunga serie di fotografie delle ragazze poppute postate negli ultimi due mesi e gliene chiese conto. Francesco tentò di difendersi ma non ci fu appiglio: le foto erano datate al momento della pubblicazione. “Vede, Francesco – gli disse il direttore prendendo pericolosamente le distanze - questo file l'ho avuto da un suo collega che su mio ordine ha raccolto tutto il materiale dal suo computer e dalla sua pagina di Facebook". Venne a sapere che in segreteria avevano verificato che in tutti i momenti nei quali postava queste foto era al lavoro. "Lei quindi sa cosa deve fare”, concluse il direttore. Firmò le dimissioni per evitare un licenziamento per giusta causa. Tornò a casa frastornato. Non aveva più un lavoro per colpa della sua passione per le ragazze belle e poppute. Sandra gli chiese perché mai fosse già tornato. Francesco abbassò lo sguardo, diede una spiegazione vaga sulla crisi dell'azienda. Ma Sandra insisteva: gli avevano almeno promesso molto denaro in cambio delle dimissioni? No, le spiegò non potendo fare diversamente, non avrebbe avuto altro denaro. “E come faremo adesso?”, gli chiese Sandra spalancando le braccia. “Già prendevi poco, non so se mi rinnovano il contratto, abbiamo bisogno dei soldi per pagare il mobile della camera da letto ecc ecc”. Francesco intanto le osservava il seno. Aveva due enormi poppe incatenate ai lati dalla maglietta verde scollatissima: se il tessuto avesse ceduto, sarebbero esplose in fuga verso i lati nella loro massiccia polposità, seguendo una forza centrifuga. Erano indubbiamente due belle tette, si disse Francesco, ma non bastavano per amarla. Poteva farne senza? Può darsi, rifletteva. Le conosceva bene e sentiva di non provare più alcun desiderio reale per loro, tanto meno per lei. E intanto immaginava di trovarsi di fronte a una di quelle fotomodelle che postava. Solo questo pareva interessarlo in un momento così drammatico. Dal suo sguardo Sandra intuì l'accaduto. “Ti hanno beccato a postare quelle foto?” Francesco rimase zitto. "Non si può perdere il posto per le foto di tette. Devi crescere, Francesco", gli disse paonazza. Le puntò gli occhi addosso e con uno strano sorriso le sibilò: "Anche a te piace esporle, vedo". Sandra lo guardò. Era diventato viscido, un estraneo, e la stava provocando. “Mi fai schifo”, gli disse e corse in camera a riempire un valigia. Francesco rimase in cucina: sentiva il baccano di Sandra e pensava che era un suo modo per fargli capire che era sì indignata ma che lo aspettava per la battaglia finale: se l'avesse spuntata lui, lei sarebbe rimasta. Non tutto era ancora perduto tra loro. Ma non si alzò. Anzi, la vide sfilare davanti a sé diretta alla porta. Sandra andò due o tre volte avanti e indietro verso la camera da letto e il bagno. Gli stava dando l'ultima occasione. Francesco restò a fissare il corridoio, stava registrando solo il suo viavai. La vide passare un'ultima volta e gli rimasero impresse le due grandi, turgide poppe che di profilo prorompevano dalla scollatura della maglietta. Poi sentì sbattere la porta, uno scalpiccìo sulle scale e un lungo silenzio che finì per ronzargli in testa. Prese in mano il cellulare e postò due giovani poppute in motocicletta che se la ridevano. “Vita nuova! Arrivo, ragazze!”, commentò. Piovvero subito quindici “mi piace”. Aveva fatto la scelta giusta, si disse compiaciuto. Ora sì che si sentiva libero.

Modena, luglio 2013

Questo racconto è frutto della mia fantasia
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