venerdì 31 luglio 2015

IL NUOVO DUCE

"Così non si va avanti, ci vuole un nuovo Duce, dobbiamo tornare al 1922, l'Italia ha bisogno di un uomo forte ecc ecc" A questo finale vanno a parare tanti discorsi che sento fare in questi giorni da miei coetanei della sopravvissuta borghesia. Gente di quel che resta del ceto medio che fa sempre più fatica a mantenere il tenore di vita adeguato a quanto crede gli spetti per volere divino, senza rendersi conto di quanto vuole invece chi comanda con il loro sostegno. Non si rendono conto, in altre parole, di essere le prime vittime di chi eleggono. Li conoscono bene: sono miei amici. Sono i figli di quella borghesia italiana che ha fatto grande questo Paese per qualche decennio. Gente che aveva una cultura acquisita a scuola molto limitata e non l'aveva mai ampliata, mentre aveva una cultura infusa dal mondo cattolico che ha regolato la loro vita e le loro scelte politiche. Erano persone in gamba, ma di corte vedute. Loro non sapevano esattamente cosa farsene della democrazia, questa novità portata dagli americani, e così l'unico discorso libero che hanno saputo concepire è stata la nostalgia dei bei tempi del Duce sapendo che era un discorso un pochino proibito ma non troppo e che, ammiccando in famiglia o tra amici, si poteva fare consolidando legami e amicizie. Per questo i loro figli sono così bravi ad ammiccare facendolo alla fine di qualsiasi discorso. Ma i nostri genitori stavano bene, c'era il boom, mentre noi stiamo male e c'è la crisi. E dicendo che ci vuole un duce, oggi i miei coetanei non fanno altro che ammettere di volersi arrendere: ripetono che non sanno e non vogliono interessarsi di politica, che sperano solo di trovare uno che se ne occupi per loro e per tutti, anche chi non lo vuole, usando la violenza come strumento per mettere tutti in riga e così tolga le tende il circo della democrazia e finisca lo sconcio della corruzione impunita. La democrazia, per loro, è stata una parentesi fallita: l'Italia ha inventato il fascismo ed è fascista e quindi, dicono, si torni alla tradizione politica italiana.

 L' "uomo forte" è il sogno dell'uomo debole che ammette il proprio fallimento, si arrende e desidera di sottomettersi a chi ha il bastone in mano. 

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martedì 28 luglio 2015

LA LAMENTOSA
Raccontino di Carlo Gregori






Mi ferma una signora sui 65 anni, tutta abbronzata, con una combinazione di costosi sandali e straccetti variopinti addosso e capelli biondo platino con ampie pieghe vaporose appena sfornate dal parrucchiere.
“Senta – mi fa tutta severa - venga un po' qui, per favore”
Mmm.
Mi avvicino.
“Quando parcheggia lo scooter, cerchi di non bloccare la porta del mio garage”.
“Signora, quello scooter non è mio. Ho quella Vespa là dietro, la vede?”
“Ah, e di chi è allora?”
“Di un geometra che lavora qui vicino, credo. Lo vedo tutti i giorni”.
“Capisco. E' una tale seccatura questo scooter contro il mio garage. Già mi tocca fare tutti i giorni le scale, da quando stanno cambiando l'ascensore”.
“Lavorare nella tromba dell'ascensore è impegnativo”
Alza la voce all'improvviso: “Potevano farlo un'altra volta, no? Proprio adesso devono smontare tutto? Credono che si viva bene senza l'ascensore? Lei cosa dice? E' da quando sono tornata dal mare che mi tocca fare tutte quelle scale. E sa una cosa? Ogni giorno sulle scale incontro degli sconosciuti. Gente che mi dice di abitare qui. Uno mi ha raccontato che è qui da dieci anni. Ma chi li ha mai visti?”
“Succede. Comunque, se incontro quel geometra...”
“Sì sì, glielo dica. Ah, ma non va mica bene con tutti questi sconosciuti. Vicini? Miei? Ma quando sono arrivati?”.
Me ne vado a gambe levate.
“Senta lei, signor muratore!”, la sento gridare.
“Dice amme, signoura?”, urla l'artigiano.
“Me la fa la grazia?”
“ 'A grazia? E che grazia?”
“Di finire presto con quell'ascensore. Lei non sa quanta fatica a fare quelle scale bla bla bla”.


Modena luglio 2015
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venerdì 24 luglio 2015

PENSIERO

Immagina un altro Facebook nel quale tutti gli ex amici che hai cancellato in questo interagiscono serenamente dentro il tuo profilo di cancellatore dove solo tu non hai accesso


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PENSIERO

E' l'amnesia collettiva che porta a far perdere di significato cosa sta avvenendo, cosa si diceva ieri. Crea discorsi irreali. Presenta valori  che sono solo concetti e categorie di discorsi liofilizzati. Si sbarazza di ciò che è critica, dubbio, pensiero scomodo, contraddizione e recupera solo la parte positiva ai fini politici mettendola in gioco in uno scontro da tifoseria calcistica. Tutto perde ancor più di significato e diventa una cosa che ha un'aria immutabile nella bolla del presente

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PENSIERO

Questa scoperta sconvolgente di un'altra Terra.... Alla fine il buon Dio ci dà un'altra chance per salvarci e distruggere un altro pianeta. L'anno dura 385 giorni e la temperatura è la stessa. Insomma, lavoreremo di più e pagheremo bollette più care. Ci vorrà anche il condizionatore?

Alla fine gli alieni saremo noi

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giovedì 23 luglio 2015

PENSIERO

La crescita esponenziale della popolazione mondiale presuppone una crescita esponenziale, molto più accentuata della prima, dell'ignoranza, della superstizione e della brutalità. Più dell'altra perché la crescita interessa fasce prevalentemente non scolarizzate. In compenso l'istruzione è statica o in calo. La politica mainstream promuove la privatizzazione dell'istruzione anche con soldi pubblici e intanto incoraggia il degrado dell'istruzione pubblica. Un motivo ci sarà, no?

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mercoledì 22 luglio 2015

PENSIERO

A metà della mia vita sono arrivato alla conclusione che l'amnesia collettiva è la principale dimensione politica degli italiani. Su questo fenomeno di oblio totale di ciò che è avvenuto anche poco tempo prima si fonda il vuoto di argomenti e soprattutto di conoscenza che permette agli italiani di vivere in una sorta di eterno presente, in un tempo senza giudizio. Su questa amnesia collettiva i politici costruiscono un passato fantasioso dal sapore mitologico: prendono piccoli frammenti di episodi giudicati positivi e li cuciono insieme formando una storia che, raccontata, suona completamente diversa dalla res gestae, dalla storia dei fatti avvenuti in base a documenti, prove e testimonianze. L'amnesia collettiva permette di governare senza dover mai dare conto di quanto accaduto prima e infonde falsa fiducia negli elettori, trattati come boccaloni, capaci solo di sfogarsi sul momento e quindi invano

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COLPO DI CALDO
poesia da due soldi sugli effetti immaginari del calore serale

Esco
mi serve fresco 
ti riconosco
lo sguardo fosco
furfantesco
l'abito losco
un po' clownesco
sei fermo al chiosco
grottesco
che caldo manesco
lo percepisco
ti preferisco
scimmiesco
ma non riesco
non ti capisco
impazzisco
ti pesco
ti demolisco
sei gigantesco
ma ti finisco
e poi sparisco

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PENSIERO

Con questo caldo amare è troppo, basta il pensiero

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PENSIERO

Voglio l'aria incondizionata

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martedì 21 luglio 2015

PENSIERO

Si uccide per affermare una propria idea, quando si sa che l'idea è sbagliata o debole e qualcuno va in giro a dirlo

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lunedì 20 luglio 2015

PENSIERO

Il tuo karma è fare in mille passi bendato quello che i tuoi nonni hanno fatto in cento scrutando l'orizzonte


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sabato 18 luglio 2015

PENSIERO

Tu pensa solo che già nell'Età della Pietra il caldo, la f... e gli immigrati erano i discorsi più diffusi

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PENSIERO IMPOPOLARE

In effetti, gli italiani meritano di finire in mano ai fascisti, di essere emarginati dai Paesi civili e di finire tra la violenza, la brutalità e la miseria più nera per almeno una ventina di anni. Solo così alla fine potrebbero (ma non è detto) ribellarsi e con un bagno di sangue trovare una nuova strada. Sarebbe una purificazione nazionale che li porterebbe finalmente a crescere moralmente e spiritualmente e a diventare qualcosa di meglio di quanto siano oggi

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ITALIANI

Gente che negli ultimi vent'anni ha gettato nel pattume ogni diritto e decoro sul lavoro e oggi, che guadagna la fame, protesta perché vuole la casa popolare gratis pur di non darla ai "negri". Gente che si mette nelle mani dei fascisti credendo che "solo loro ci aiutano" e senza neanche immaginare che saranno le loro prime vittime, in caso di dittatura. Gente che insulta Carlo Giuliani perché voleva lanciare un estintore ai carabinieri ed è stato ucciso e poi tace compiaciuta se i fascisti mandano all'ospedale quattro poliziotti

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venerdì 17 luglio 2015

IL VITALIZIO
poesia da due soldi di Carlo Gregori

Era stato eletto
Al capo era fedele
Ma era un grande inetto
Con poche clientele,
Parlamentar furbetto
Infido e un po' crudele.
Votava di nascosto
Spingendo quel pulsante
Chinato sul suo posto
Con sguardo noncurante:
Non ci pensava al costo
Non era poi importante.
Dicevano che il tizio
Non era un gran politico
Ma aveva quel suo vizio
Inviso a qualche critico:
Voleva il vitalizio
Per viver in modo mitico.

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IL MENOMATO 
Poesia da due soldi di Carlo Gregori

Tu mi credi un menomato
Io mi sento invece sgaggio
Sono come un neonato
Non ho neanche un tatuaggio

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martedì 14 luglio 2015

PENSIERO

Le cose in Italia cambieranno solo quando faremo una colletta e compreremo tutti i senatori

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PENSIERO

Quanti polli ha fatto uccidere Amadori in tutta la sua vita?

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GRECIA EUROPA



Quindi la condizione per la Grecia è la possibilità che avrà l'Ue di pignorare beni statali per 50 miliardi. Se chiedessero solo le spiagge Mykonos farebbero prima.

Un'annotazione su Jeroen Dijsselbloem, il papavero olandese della Ue che ha bocciato il piano di Tispras. Forse pochi sanno chi è, ma farebbero meglio a saperlo perché potrebbe presto riguardarci. Oltre ad essere stato l'artefice operativo della catastrofe bancaria di Cipro (ricordate?) manovrata dalla Merkel, nel febbraio 2013 ha guidato la nazionalizzazione dell'ente finanziario olandese SNS Reaal, prevenendone la bancarotta. Gli azionisti e creditori sono stati espropriati dei titoli senza compensazione e le altre banche nazionali hanno dovuto contribuire al salvataggio con cifre fino a un miliardo di euro. (Da Wikipedia. Ma ci sono decine di articoli). Questo politico olandese ha una formazione di infimo profilo ed è venuto su dal consiglio comunale della sua cittadina fino alla massima carica europea di presidente dell'Eurogruppo per ragioni che sfuggono completamente, se non che è un cattolico fervente in un Paese di calvinisti, e lavora senza sosta per favorire le grandi banche. Ha raccontato anche delle balle sui suoi presunti studi economici post-laurea ed è stato ridicolizzato. Aggiungo che è di un partito di centro-sinistra (Partito del Lavoro) ma di sinistra non ha proprio nulla ed è anzi completamente prono ai piani della Merkel e all'ideologia liberista dei conservatori tedeschi (è uomo di fiducia di Scheuble), come d'altra parte il socialdemocratico tedesco Schultz (in lui c'è anche una componente fortemente nazionalista che fa specie nell'Spd tedesco).

Sono contento che dopo anni la discussione politica su Fb esca dalle nebbie di Renzi, Berlusconi o Grillo e arrivi finalmente al cuore del problema: Bruxelles

La Grecia mostra la spirale mortale nella quale si scivola con i prestiti dei "Paesi amici" e del Fmi: non si può che scendere sempre più in basso e nel buio claustrofobico di una crisi che non ha più un tempo e quindi una fine. Neppure la cessione dei beni nazionali può porre fine a questa discesa all'inferno.

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sabato 11 luglio 2015

UNA VITA, ALTRE VITE
racconto di Carlo Gregori



1.

A modo suo, scoprì il sesso a tredici anni quando la madre la presentò a uno dei suoi clienti. Con quella busta piena di soldi si comperarono vestiti e pagarono l'affitto arretrato. La madre la coinvolse nei suoi incontri e così imparò il "lavoro" osservando e copiando. A quattordici anni, la madre le trovava i clienti e teneva i soldi. "Lo faccio per il tuo futuro", le diceva. La madre si innamorò di un uomo che in poco tempo si mise a picchiarla e i soldi del "lavoro" sparirono. A quindici anni, conobbe un ragazzo, perse la testa per lui, ma all'improvviso lui sparì.

 Due anni dopo la madre la accompagnava con il suo uomo manesco a un marciapiedi vicino al centro commerciale chiuso e la costringeva a restare lì tutta la notte ad aspettare i clienti. Divideva quel pezzo di strada con una ragazza straniera poco più grande di lei. Tra le auto che sfrecciavano se ne fermavano parecchie e le due ragazze inventavano spettacoli buffi per far ridere quegli uomini tristi. Quando tornava a casa all'alba, consegnava i soldi accartocciati alla madre.

 Un giorno la madre la prese da parte e le disse di tenersi pronta: sarebbero fuggite, aveva già preparato soldi e bagagli. Quella sera, accompagnata in auto da una amica, la madre venne a prenderla sul marciapiede e se ne andarono in un'altra città più grande. Ricominciarono la vita da sole.

 Ogni giorno diventava più bella: glielo dicevano tutti. La madre si creò un nuovo "giro di lavoro" e presto introdusse anche la figlia. Capitava che "lavorassero" insieme.

 Un pomeriggio la polizia entrò all'improvviso nella camera dell'albergo. Il cliente e la madre furono arrestati per corruzione di minorenne. La ragazza venne affidata a una casa-famiglia dal tribunale per i minori. Lì conobbe coetanee con storie simili. Erano tante a vivere come lei: non si sentì più sola. Scoppiarono rivalità su questioni di bellezza, di gusti, di moda, ma fece qualche amicizia.

 Qualche mese dopo uscì: il giudice l'aveva affidata a un zio che non conosceva neppure. La madre le telefonò e le disse di raggiungerla. S'incontrarono in un bar. La madre scoppiò a piangere: aveva bisogno di soldi; ormai aveva quarant'anni e i clienti non la volevano più, sarebbe diventata povera e disperata. Si commosse e l'aiutò. Ora incontrava in un albergo i clienti che le trovava la madre e ogni sera tornava a dormire dallo zio per far vedere al giudice che era tutto in regola.


  Pochi mesi dopo diventò maggiorenne. Siccome tutti ripetevano che era bella, la madre le propose di mettersi in proprio. Le fece fare delle foto erotiche e le pubblicarono su un sito per adulti dove si proponeva come escort. Iniziò a ricevere i clienti da sola. Gli affari andavano a gonfie vele. A fine serata, i soldi premevano nella sua borsetta. Le pareva di essere ricca. Passava da una città all'altra ogni due settimane e alla fine del mese tornava a quella di partenza. E andò avanti così per due o tre anni, finché il proprietario di un mercatone se ne innamorò e le propose di sposarlo.

 Iniziarono a frequentarsi. Il suo fidanzato era un tipo campagnolo pieno di soldi, gli amici lo deridevano e la gente li guardava con sospetto. Le fecero capire che non sapeva neppure come si parla o ci si comporta in società. Diventò nervosa. Litigava spesso con il fidanzato che cercava di rassicurarla, le diceva di fregarsene. Era chiaro come il sole che lui non ne sapeva niente di gente chic; decise di imparare da sola leggendo riviste, osservando meglio la tv e le donne ricche. Ogni giorno si esercitava a studiare, ripetere e copiare. Si faceva portare nei negozi più costosi dove comperava di tutto. In poco tempo diventò un'esperta di alta moda.

 Allora conobbe un anziano. La passava a prendere di nascosto portandola in giro su una costosissima auto sportiva. Abbandonò il fidanzato dopo aver pianto un po' tra le sue braccia. Anche se la madre le chiedeva continuamente soldi, lavorava con un giro di clienti fisso e intanto fingeva di frequentare solo l'amante anziano che al suo fianco amava pavoneggiarsi da ragazzino. La sua unica preoccupazione era frequentare negozi, bar e ristoranti. Trascorreva i week-end al mare, sempre nello stesso posto. Finì per fare conoscenze utili.

 Trovò un ricco industriale della capitale che ormeggiava sempre il suo yacht nel molo vicino al suo bar preferito. Diventarono amici. Una mattina questi le propose di seguirlo per un viaggio verso isole lontane e così si imbarcò dopo aver lasciato un biglietto sul comodino dell'anziano amante.




2.

Ora non aveva più bisogno di lavorare: ogni suo capriccio era esaudito. Ma i capricci crebbero al punto che al ritorno iniziarono a litigare e il suo ricco amante la abbandonò in un freddo pomeriggio d'autunno.

 Chiamò un amico comune che stravedeva per lei e piangendo gli spiegò la situazione. L'amico la consolò trovandole un appartamento e un'auto. Per riconoscenza, gli dava un po' di affetto e intanto rimise in piedi il suo "giro di lavoro", questa volta con gente più facoltosa.

 Sentì che la sua vita sarebbe cambiata per sempre, quando una sera le presentarono un eccentrico ometto elegante con gli occhiali, il volto raggrinzito e i capelli lunghi. Le parlava in modo strano in mezzo alla folla del bar. Nonostante la puzza sotto il naso, l'aveva presa a buon cuore. Da allora, la invitava spesso a uscire e le fece conoscere molta gente del mondo pubblicitario e del giornalismo. Capì giorno per giorno che quel buffo amico che si credeva ancora giovane era in realtà una persona importante. Ora sarebbe potuta andare in tv quando voleva, ma non l'avrebbe mai fatto, si ripeteva.

 L'amico le presentò un senatore e così si iscrisse al partito che vinceva sempre le elezioni. Al congresso il leader le andò incontro sorridendo, la prese sotto braccio e la portò via dicendole che era felice di conoscerla, che gli avevano tanto parlato di lei e e delle sue doti. Venne eletta a pieni voti in un collegio sperduto del sud e diventò deputata di maggioranza. L'amico snob le consigliò di frequentare due o tre sue conoscenze per imparare cosa fare e cosa dire: era diventata una parlamentare, sarebbe andata spesso in tv, doveva sapere cosa dire ai dibattiti.

 Al partito le proposero di seguire la lotta contro l'aborto. Dicevano che era un argomento sicuro. Conosceva la materia: ne aveva avuti due da giovane. Ora le raccontavano però che erano omicidi. Questa insistenza le provocò un turbamento: si chiese cosa avesse mai ucciso e che ne sarebbe stato di lei se non l'avesse fatto. Finì per tenersi tutto per sé: in fondo, erano solo parole. I suoi interventi, un po' sgangherati ma tanto focosi, fecero di lei una stella della politica conservatrice e le crearono forti inimicizie. Venne presa di mira.

 I media iniziarono a scavare nel suo passato. Circolavano voci che la dipingevano come una ex prostituta. Si accanirono sulla sua amicizia con il capo del partito di maggioranza. Sdegnata, querelò a destra e a manca. Finché un giorno le portarono una rivista scandalistica e in copertina vide la sua foto e quella di sua madre che raccontava tutto del suo passato.

 Sentì gelare il sangue. Erano ormai due anni che la evitava. Non voleva più saperne con tutti i soldi che le aveva portato via da quando era ragazzina. Sentiva di odiarla senza sapere bene perché. Se qualcuno aveva fatto la fortuna di quella donna stupida e avida era proprio lei e ora lei, sua madre, la rovinava una seconda volta. L'aveva fatto sicuramente per soldi, come sempre. Non le bastava l'assegno che le mandava pur di tenerla alla larga. Aveva smesso di rispondere alle sue telefonate, così cariche di lamenti e rimproveri e così inzuppate di alcol.

 La madre l'aveva tradita, non ci credeva. Sentì il mondo che le crollava addosso.

 Per giorni  si nascose sfuggendo alle richieste di spiegazioni di chiunque, dai giornalisti al suo capo. Scappò all'estero. Andò in Oriente. In Thailandia scoprì che sulle spiagge i genitori vendevano ai turisti anziani del suo Paese delle bambine ben più giovani di quanto fosse stata lei. In quella vacanza pensò spesso alla prima volta con quel bavoso cliente di sua madre del quale ricordava solo il sudore appiccicoso e dolciastro. Provò un'indignazione che le arrivava fin dentro il corpo.

 Volò in Brasile e vide che i bambini vivevano da soli in strada. La prostituzione nasceva in casa; la madre, una giovane miserabile e ignorante, svezzava i figli e li abbandonava. Provò orrore perché in qualche modo ogni volta, anche se diversamente, sentiva che la vita di ciascuno di loro era stata la sua vita. Pensò alla madre, a quando fu arrestata per corruzione di minorenne. Chiusa nella camera dell'albergo, pianse ma poi pensò che ormai la sua vita era quella.

Ritornò a casa e affrontò i giornalisti a testa alta raccontando delle sue umili origini, della madre che l'aveva corrotta, della casa dove era stata messa su ordine del tribunale.

 “Voi non sapete cosa significa per una ragazza di sedici anni passare le notti sul marciapiedi. Non l'ho scelto io – disse gelida alla conferenza stampa – ho vissuto questo schifo di vita e ne sono uscita”.

 Diventò popolare. La gente comune si identificò con lei. Qualunque cosa dicesse riscuoteva consensi, a ogni suo incontro pubblico si radunavano folle di persone che credevano in lei e alla sua onestà.

 Alle successive elezioni a furor di popolo fu eletta primo ministro. Ora che comandava, i giornalisti che la avevano maltrattata la paragonavano a Teodora, l'affascinante e severa moglie dell'imperatore Giustiniano. Nobili paralleli che la inorgoglivano senza un perché: non conosceva la storia di Teodora.

 Abbandonò il mondo dei fasti e del lusso; ora vestiva abiti semplici di grande eleganza che le curava  un amico stilista. Le dissero che la gente la amava per la sua semplicità. Ogni domenica frequentava con devozione la cattedrale. Spesso le capitava di commuoversi incontrando bambini di quartieri poveri dove arrivava in visita all'improvviso e senza scorta. Visitava le carceri e le case di accoglienza per i minorenni. Si fermava a parlare con i disoccupati davanti ai bar di ritrovo.

 Per anni diventò la regina del suo Paese. Gli avversari la deridevano dicendo che in realtà oltre alle lacrime e ai bei discorsi non aveva combinato niente. Evitò ogni contatto con la madre. 

 Un giorno arrestarono il suo braccio destro. Risultava coinvolto in un grave caso di corruzione per un contratto di concessione petrolifera tra la compagnia di stato e un Paese orientale. Dopo il primo tappo ne saltarono a raffica tanti altri e in pochi mesi si trovò circondata da scandali che ormai la toccavano. Si difese in tv dicendo che non sapeva niente, non c'entrava niente, era stata presa in giro, per quel ministro o quel tal deputato avrebbe messo la mano sul fuoco ecc ecc. Giurò davanti al popolo di non aver preso un soldo.

 Il Paese si paralizzò. La costrinsero a dimettersi, il governo cadde e il Parlamento si sciolse. Una campagna elettorale infuocata divise il Paese. E alle elezioni prese di nuovo il pieno dei voti lasciando a bocca aperta gli avversari. Tornò al potere e il mondo intero restò stupito.


3.

 Scoppiò a piangere e quando le lacrime cominciarono a inzuppare il cuscino aprì gli occhi. Subito dopo suonò la sveglia del cellulare. Era solo un sogno, un bellissimo struggente sogno.

 Si guardò intorno e si asciugò il bel volto smagrito. Era già pomeriggio e si preparò. Finì di truccarsi e si mise la giacca. Mentre afferrava la borsetta sentì una mano stringerle il gomito. Provò un dolore acuto che conosceva bene. Si voltò e vide l'uomo che la sfruttava fissarla negli occhi con sguardo cupo.


 “Ieri mancavano almeno cento euro. Domattina li voglio qui sul tavolo. Non farlo più, te lo consiglio”, le disse terminando con un grido rauco.

 Lo compativa: era ancora un bell'uomo, poteva fare il fotomodello e si vestiva bene con tutti i soldi che gli passava. Ma era un fallito dentro e fuori. Non lo amava più da tanto tempo. Ai suoi occhi era solo un miserabile pidocchio che la portava in giro in moto la domenica dopo averla sfruttata per un'intera settimana.

 Si divincolò. 
 “E lasciami”, gli disse rabbiosa.
 “Stai attenta”, l'avvertì tirando su la manica della sua giacca. Rimasero a guardare un grosso livido che lei si portava dietro da giorni.
 "Se arriva al tuo bel faccino non lavori più, amore", sibilò.
 "Sono sicuro che non lo farai", gli rispose aprendo la porta. "Rovineresti la gallina dalle uova d'oro".
 "Ne trovo un'altra", gli rispose chiudendosi in bagno.

 Uscì di corsa. Appena in strada, si accese una sigaretta e scoppiò a piangere. Era un giorno ventoso, carico di piogge. In mezzo al parcheggio del condominio, guardò in alto e vide l'uomo che la stava osservando dalla finestra della cucina. Salì sull'auto e se ne andò lentamente. Invece del solito albergo dove l'attendevano i soliti clienti imboccò il casello e si diresse verso l'aeroporto.

 Pioveva. Accese la radio e si mise a cantare a squarciagola.  L'aveva ingannato bene, questa volta: lo aveva spolpato di tutto quello che lui le aveva rubato in due anni. Sapeva che era tirchio oltre che avido e in un solo colpo era riuscita a mettere le mani sulla fortuna di una vita, la sua e altre vite, quelle di ragazze che aveva sfruttato prima di lei.

 Per caso aveva trovato un foglietto con la nuova password della home banking. I soldi sul conto erano pochi, lo aveva immaginato sapendo quanto lui temesse i controlli; per forza, quindi, nascondeva i soldi in casa. Le venne una voglia frenetica di cercarli, come se dovesse concludere un affare una volta per tutte. Due giorni in garage dopo trovò il nascondiglio del malloppo. 

  Era bastato sacrificare cento euro per attirare la sua attenzione, i suoi rimproveri, la sua furiosa attenzione e deviare ogni sospetto. Con i cento euro mancanti aveva potuto sottrargli tutto. Alcune distrazioni diventano imperdonabili quando si è avidi.

 Mentre spingeva l'acceleratore con i tacchi a spillo mise una mano dietro il sedile palpando qua e là e scoppiò a ridere.
 Puoi dimenticare tuo figlio in autostrada o al centro commerciale, pensò, ma non puoi dimenticare che hai mezzo milione di euro in una borsa da palestra sotto il culo.

Modena, luglio 2013
Foto: Nia Hicks

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lunedì 6 luglio 2015

PENSIERO

Oggi sappiamo quanto danno può fare la speculazione finanziaria quando riesce a entrare nel ventre molle di una nazione corrotta

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CALURA

Vorrei un ghiacciolo al Polase

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PRESTITI
Due considerazioni sul caso Grecia


1. Alla fine dell'Ottocento scoppiò la guerra diplomatica e commerciale nota come Imperialismo. Le Grande potenze (Gran Bretagna, Germania, Francia) prestavano denaro facile ai Paesi in crisi (Italia, Russia) e agli imperi ormai in disfacimento (Turchia, Portogallo, Marocco e Cina). La base di questa azione di finanza usuraria era l'idea che al momento del cedimento del "beneficiario" del prestito ci si sarebbe rifatti delle perdite degli investitori con le famose "concessioni": esenzione da tariffe doganali, tasse infime, grandi appalti, porti, scali commerciali, città, il tutto gestito senza costi (non erano affatto colonie); li avrebbe amministrati il "beneficiario" fallito al posto del concessore del prestito con un onere quindi aggiuntivo sugli interessi dei prestiti che pagavano prestiti precedenti ecc. Così è stato in Cina negli anni 1890 e 1900. Oggi il Fmi e le Grandi Potenze continuano a usare la stessa tecnica con una differenza: non hanno di fronte imperatori ma "popoli" e "democrazie". Gli imperatori davano territori e appalti smembrando il loro Paese. Oggi un prestito si concede a pochi e poi si fa riscuotere da tutta la popolazione

2.  Se un Paese è governato con la corruzione e il clientelismo, come l'Italia e la Grecia, e finiscono i miliardi di dollari facili contro i comunisti, è ragionevole pensare che il premier del momento di questo Paese debole abbia accettato prestiti a condizioni capestro da potenze "amiche" e soprattutto da gruppi finanziari speculativi senza rendere note le clausole dell'accordo alla popolazione. L'elettorato ha votato lo stesso partito per anni e anni e i prestiti sono stati rinnovati con trattati segreti per tirare avanti. Dopo di lui altri partiti e coalizioni hanno proseguito senza sosta su questa strada della rovina finanziaria. Ma la domanda politica nuova, che per me è un chiodo fisso, è: chi firmava questi trattati ha una responsabilità? Non voglio dare una risposta e non mi interessa. E' porsi la domanda che per me adesso è importante. Hannah Arendt diceva che nella democrazia moderna si perdona il premier nel momento stesso in cui esce di scena e che questa è una sorta di convenzione tacita che nasce dal bisogno di andare avanti e anche perché è impossibile prevedere le conseguenze di un'azione politica (semplifico al massimo).Ma, mi chiedo, è' ancora accettabile fingere che le azioni dei politici siano senza conseguenze, oltre che nascoste, se sono state decise conoscendo i rischi? Anche dopo che le speculazioni e il clientelismo hanno prodotto situazioni di indebitamento talmente usurario che il debito pubblico esplode nonostante le "manovre di rigore" liberiste come il pareggio di bilancio e si arriva a far pagare il conto a tutta la popolazione? Fino a quando può andare avanti un Paese tra un prestito e un altro per pagare gli interessi di quello precedente? Come si può mettere un limite all'irresponsabilità di chi ha governato?


PS. Ho visto il video in cui D'Alema sviscera le vere ragioni dei prestiti greci e ho apprezzato il suo franco cinismo ma anche lui ne ha firmati di questi trattati di prestiti e anche lui oggi ha questa aureola di irresponsabilità. Spero che anche altri inizino ad accorgersi di questi aspetti perché per lui raccontare questa verità è un frivolo divertimento senza conseguenze


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