IL NUOVO DUCE
"Così non si va avanti, ci vuole un nuovo Duce, dobbiamo tornare al 1922, l'Italia ha bisogno di un uomo forte ecc ecc" A questo finale vanno a parare tanti discorsi che sento fare in questi giorni da miei coetanei della sopravvissuta borghesia. Gente di quel che resta del ceto medio che fa sempre più fatica a mantenere il tenore di vita adeguato a quanto crede gli spetti per volere divino, senza rendersi conto di quanto vuole invece chi comanda con il loro sostegno. Non si rendono conto, in altre parole, di essere le prime vittime di chi eleggono. Li conoscono bene: sono miei amici. Sono i figli di quella borghesia italiana che ha fatto grande questo Paese per qualche decennio. Gente che aveva una cultura acquisita a scuola molto limitata e non l'aveva mai ampliata, mentre aveva una cultura infusa dal mondo cattolico che ha regolato la loro vita e le loro scelte politiche. Erano persone in gamba, ma di corte vedute. Loro non sapevano esattamente cosa farsene della democrazia, questa novità portata dagli americani, e così l'unico discorso libero che hanno saputo concepire è stata la nostalgia dei bei tempi del Duce sapendo che era un discorso un pochino proibito ma non troppo e che, ammiccando in famiglia o tra amici, si poteva fare consolidando legami e amicizie. Per questo i loro figli sono così bravi ad ammiccare facendolo alla fine di qualsiasi discorso. Ma i nostri genitori stavano bene, c'era il boom, mentre noi stiamo male e c'è la crisi. E dicendo che ci vuole un duce, oggi i miei coetanei non fanno altro che ammettere di volersi arrendere: ripetono che non sanno e non vogliono interessarsi di politica, che sperano solo di trovare uno che se ne occupi per loro e per tutti, anche chi non lo vuole, usando la violenza come strumento per mettere tutti in riga e così tolga le tende il circo della democrazia e finisca lo sconcio della corruzione impunita. La democrazia, per loro, è stata una parentesi fallita: l'Italia ha inventato il fascismo ed è fascista e quindi, dicono, si torni alla tradizione politica italiana.
L' "uomo forte" è il sogno dell'uomo debole che ammette il proprio fallimento, si arrende e desidera di sottomettersi a chi ha il bastone in mano.
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