racconto di Carlo Gregori
1.
A modo suo, scoprì il sesso a tredici anni quando la madre la presentò a uno dei suoi clienti. Con quella busta piena di soldi si comperarono vestiti e pagarono l'affitto arretrato. La madre la coinvolse nei suoi incontri e così imparò il "lavoro" osservando e copiando. A quattordici anni, la madre le trovava i clienti e teneva i soldi. "Lo faccio per il tuo futuro", le diceva. La madre si innamorò di un uomo che in poco tempo si mise a picchiarla e i soldi del "lavoro" sparirono. A quindici anni, conobbe un ragazzo, perse la testa per lui, ma all'improvviso lui sparì.
Due anni dopo la madre la accompagnava con il suo uomo manesco a un marciapiedi vicino al centro commerciale chiuso e la costringeva a restare lì tutta la notte ad aspettare i clienti. Divideva quel pezzo di strada con una ragazza straniera poco più grande di lei. Tra le auto che sfrecciavano se ne fermavano parecchie e le due ragazze inventavano spettacoli buffi per far ridere quegli uomini tristi. Quando tornava a casa all'alba, consegnava i soldi accartocciati alla madre.
Un giorno la madre la prese da parte e le disse di tenersi pronta: sarebbero fuggite, aveva già preparato soldi e bagagli. Quella sera, accompagnata in auto da una amica, la madre venne a prenderla sul marciapiede e se ne andarono in un'altra città più grande. Ricominciarono la vita da sole.
Ogni giorno diventava più bella: glielo dicevano tutti. La madre si creò un nuovo "giro di lavoro" e presto introdusse anche la figlia. Capitava che "lavorassero" insieme.
Un pomeriggio la polizia entrò all'improvviso nella camera dell'albergo. Il cliente e la madre furono arrestati per corruzione di minorenne. La ragazza venne affidata a una casa-famiglia dal tribunale per i minori. Lì conobbe coetanee con storie simili. Erano tante a vivere come lei: non si sentì più sola. Scoppiarono rivalità su questioni di bellezza, di gusti, di moda, ma fece qualche amicizia.
Qualche mese dopo uscì: il giudice l'aveva affidata a un zio che non conosceva neppure. La madre le telefonò e le disse di raggiungerla. S'incontrarono in un bar. La madre scoppiò a piangere: aveva bisogno di soldi; ormai aveva quarant'anni e i clienti non la volevano più, sarebbe diventata povera e disperata. Si commosse e l'aiutò. Ora incontrava in un albergo i clienti che le trovava la madre e ogni sera tornava a dormire dallo zio per far vedere al giudice che era tutto in regola.
Pochi mesi dopo diventò maggiorenne. Siccome tutti ripetevano che era bella, la madre le propose di mettersi in proprio. Le fece fare delle foto erotiche e le pubblicarono su un sito per adulti dove si proponeva come escort. Iniziò a ricevere i clienti da sola. Gli affari andavano a gonfie vele. A fine serata, i soldi premevano nella sua borsetta. Le pareva di essere ricca. Passava da una città all'altra ogni due settimane e alla fine del mese tornava a quella di partenza. E andò avanti così per due o tre anni, finché il proprietario di un mercatone se ne innamorò e le propose di sposarlo.
Iniziarono a frequentarsi. Il suo fidanzato era un tipo campagnolo pieno di soldi, gli amici lo deridevano e la gente li guardava con sospetto. Le fecero capire che non sapeva neppure come si parla o ci si comporta in società. Diventò nervosa. Litigava spesso con il fidanzato che cercava di rassicurarla, le diceva di fregarsene. Era chiaro come il sole che lui non ne sapeva niente di gente chic; decise di imparare da sola leggendo riviste, osservando meglio la tv e le donne ricche. Ogni giorno si esercitava a studiare, ripetere e copiare. Si faceva portare nei negozi più costosi dove comperava di tutto. In poco tempo diventò un'esperta di alta moda.
Allora conobbe un anziano. La passava a prendere di nascosto portandola in giro su una costosissima auto sportiva. Abbandonò il fidanzato dopo aver pianto un po' tra le sue braccia. Anche se la madre le chiedeva continuamente soldi, lavorava con un giro di clienti fisso e intanto fingeva di frequentare solo l'amante anziano che al suo fianco amava pavoneggiarsi da ragazzino. La sua unica preoccupazione era frequentare negozi, bar e ristoranti. Trascorreva i week-end al mare, sempre nello stesso posto. Finì per fare conoscenze utili.
Trovò un ricco industriale della capitale che ormeggiava sempre il suo yacht nel molo vicino al suo bar preferito. Diventarono amici. Una mattina questi le propose di seguirlo per un viaggio verso isole lontane e così si imbarcò dopo aver lasciato un biglietto sul comodino dell'anziano amante.
2.
Ora non aveva più bisogno di lavorare: ogni suo capriccio era esaudito. Ma i capricci crebbero al punto che al ritorno iniziarono a litigare e il suo ricco amante la abbandonò in un freddo pomeriggio d'autunno.
Chiamò un amico comune che stravedeva per lei e piangendo gli spiegò la situazione. L'amico la consolò trovandole un appartamento e un'auto. Per riconoscenza, gli dava un po' di affetto e intanto rimise in piedi il suo "giro di lavoro", questa volta con gente più facoltosa.
Sentì che la sua vita sarebbe cambiata per sempre, quando una sera le presentarono un eccentrico ometto elegante con gli occhiali, il volto raggrinzito e i capelli lunghi. Le parlava in modo strano in mezzo alla folla del bar. Nonostante la puzza sotto il naso, l'aveva presa a buon cuore. Da allora, la invitava spesso a uscire e le fece conoscere molta gente del mondo pubblicitario e del giornalismo. Capì giorno per giorno che quel buffo amico che si credeva ancora giovane era in realtà una persona importante. Ora sarebbe potuta andare in tv quando voleva, ma non l'avrebbe mai fatto, si ripeteva.
L'amico le presentò un senatore e così si iscrisse al partito che vinceva sempre le elezioni. Al congresso il leader le andò incontro sorridendo, la prese sotto braccio e la portò via dicendole che era felice di conoscerla, che gli avevano tanto parlato di lei e e delle sue doti. Venne eletta a pieni voti in un collegio sperduto del sud e diventò deputata di maggioranza. L'amico snob le consigliò di frequentare due o tre sue conoscenze per imparare cosa fare e cosa dire: era diventata una parlamentare, sarebbe andata spesso in tv, doveva sapere cosa dire ai dibattiti.
Al partito le proposero di seguire la lotta contro l'aborto. Dicevano che era un argomento sicuro. Conosceva la materia: ne aveva avuti due da giovane. Ora le raccontavano però che erano omicidi. Questa insistenza le provocò un turbamento: si chiese cosa avesse mai ucciso e che ne sarebbe stato di lei se non l'avesse fatto. Finì per tenersi tutto per sé: in fondo, erano solo parole. I suoi interventi, un po' sgangherati ma tanto focosi, fecero di lei una stella della politica conservatrice e le crearono forti inimicizie. Venne presa di mira.
I media iniziarono a scavare nel suo passato. Circolavano voci che la dipingevano come una ex prostituta. Si accanirono sulla sua amicizia con il capo del partito di maggioranza. Sdegnata, querelò a destra e a manca. Finché un giorno le portarono una rivista scandalistica e in copertina vide la sua foto e quella di sua madre che raccontava tutto del suo passato.
Sentì gelare il sangue. Erano ormai due anni che la evitava. Non voleva più saperne con tutti i soldi che le aveva portato via da quando era ragazzina. Sentiva di odiarla senza sapere bene perché. Se qualcuno aveva fatto la fortuna di quella donna stupida e avida era proprio lei e ora lei, sua madre, la rovinava una seconda volta. L'aveva fatto sicuramente per soldi, come sempre. Non le bastava l'assegno che le mandava pur di tenerla alla larga. Aveva smesso di rispondere alle sue telefonate, così cariche di lamenti e rimproveri e così inzuppate di alcol.
La madre l'aveva tradita, non ci credeva. Sentì il mondo che le crollava addosso.
Per giorni si nascose sfuggendo alle richieste di spiegazioni di chiunque, dai giornalisti al suo capo. Scappò all'estero. Andò in Oriente. In Thailandia scoprì che sulle spiagge i genitori vendevano ai turisti anziani del suo Paese delle bambine ben più giovani di quanto fosse stata lei. In quella vacanza pensò spesso alla prima volta con quel bavoso cliente di sua madre del quale ricordava solo il sudore appiccicoso e dolciastro. Provò un'indignazione che le arrivava fin dentro il corpo.
Volò in Brasile e vide che i bambini vivevano da soli in strada. La prostituzione nasceva in casa; la madre, una giovane miserabile e ignorante, svezzava i figli e li abbandonava. Provò orrore perché in qualche modo ogni volta, anche se diversamente, sentiva che la vita di ciascuno di loro era stata la sua vita. Pensò alla madre, a quando fu arrestata per corruzione di minorenne. Chiusa nella camera dell'albergo, pianse ma poi pensò che ormai la sua vita era quella.
Ritornò a casa e affrontò i giornalisti a testa alta raccontando delle sue umili origini, della madre che l'aveva corrotta, della casa dove era stata messa su ordine del tribunale.
“Voi non sapete cosa significa per una ragazza di sedici anni passare le notti sul marciapiedi. Non l'ho scelto io – disse gelida alla conferenza stampa – ho vissuto questo schifo di vita e ne sono uscita”.
Diventò popolare. La gente comune si identificò con lei. Qualunque cosa dicesse riscuoteva consensi, a ogni suo incontro pubblico si radunavano folle di persone che credevano in lei e alla sua onestà.
Alle successive elezioni a furor di popolo fu eletta primo ministro. Ora che comandava, i giornalisti che la avevano maltrattata la paragonavano a Teodora, l'affascinante e severa moglie dell'imperatore Giustiniano. Nobili paralleli che la inorgoglivano senza un perché: non conosceva la storia di Teodora.
Abbandonò il mondo dei fasti e del lusso; ora vestiva abiti semplici di grande eleganza che le curava un amico stilista. Le dissero che la gente la amava per la sua semplicità. Ogni domenica frequentava con devozione la cattedrale. Spesso le capitava di commuoversi incontrando bambini di quartieri poveri dove arrivava in visita all'improvviso e senza scorta. Visitava le carceri e le case di accoglienza per i minorenni. Si fermava a parlare con i disoccupati davanti ai bar di ritrovo.
Per anni diventò la regina del suo Paese. Gli avversari la deridevano dicendo che in realtà oltre alle lacrime e ai bei discorsi non aveva combinato niente. Evitò ogni contatto con la madre.
Un giorno arrestarono il suo braccio destro. Risultava coinvolto in un grave caso di corruzione per un contratto di concessione petrolifera tra la compagnia di stato e un Paese orientale. Dopo il primo tappo ne saltarono a raffica tanti altri e in pochi mesi si trovò circondata da scandali che ormai la toccavano. Si difese in tv dicendo che non sapeva niente, non c'entrava niente, era stata presa in giro, per quel ministro o quel tal deputato avrebbe messo la mano sul fuoco ecc ecc. Giurò davanti al popolo di non aver preso un soldo.
Il Paese si paralizzò. La costrinsero a dimettersi, il governo cadde e il Parlamento si sciolse. Una campagna elettorale infuocata divise il Paese. E alle elezioni prese di nuovo il pieno dei voti lasciando a bocca aperta gli avversari. Tornò al potere e il mondo intero restò stupito.
3.Scoppiò a piangere e quando le lacrime cominciarono a inzuppare il cuscino aprì gli occhi. Subito dopo suonò la sveglia del cellulare. Era solo un sogno, un bellissimo struggente sogno.
Si guardò intorno e si asciugò il bel volto smagrito. Era già pomeriggio e si preparò. Finì di truccarsi e si mise la giacca. Mentre afferrava la borsetta sentì una mano stringerle il gomito. Provò un dolore acuto che conosceva bene. Si voltò e vide l'uomo che la sfruttava fissarla negli occhi con sguardo cupo.
“Ieri mancavano almeno cento euro. Domattina li voglio qui sul tavolo. Non farlo più, te lo consiglio”, le disse terminando con un grido rauco.
Lo compativa: era ancora un bell'uomo, poteva fare il fotomodello e si vestiva bene con tutti i soldi che gli passava. Ma era un fallito dentro e fuori. Non lo amava più da tanto tempo. Ai suoi occhi era solo un miserabile pidocchio che la portava in giro in moto la domenica dopo averla sfruttata per un'intera settimana.
Si divincolò.
“E lasciami”, gli disse rabbiosa.
“Stai attenta”, l'avvertì tirando su la manica della sua giacca. Rimasero a guardare un grosso livido che lei si portava dietro da giorni.
"Se arriva al tuo bel faccino non lavori più, amore", sibilò.
"Sono sicuro che non lo farai", gli rispose aprendo la porta. "Rovineresti la gallina dalle uova d'oro".
"Ne trovo un'altra", gli rispose chiudendosi in bagno.
Uscì di corsa. Appena in strada, si accese una sigaretta e scoppiò a piangere. Era un giorno ventoso, carico di piogge. In mezzo al parcheggio del condominio, guardò in alto e vide l'uomo che la stava osservando dalla finestra della cucina. Salì sull'auto e se ne andò lentamente. Invece del solito albergo dove l'attendevano i soliti clienti imboccò il casello e si diresse verso l'aeroporto.
Pioveva. Accese la radio e si mise a cantare a squarciagola. L'aveva ingannato bene, questa volta: lo aveva spolpato di tutto quello che lui le aveva rubato in due anni. Sapeva che era tirchio oltre che avido e in un solo colpo era riuscita a mettere le mani sulla fortuna di una vita, la sua e altre vite, quelle di ragazze che aveva sfruttato prima di lei.
Per caso aveva trovato un foglietto con la nuova password della home banking. I soldi sul conto erano pochi, lo aveva immaginato sapendo quanto lui temesse i controlli; per forza, quindi, nascondeva i soldi in casa. Le venne una voglia frenetica di cercarli, come se dovesse concludere un affare una volta per tutte. Due giorni in garage dopo trovò il nascondiglio del malloppo.
Era bastato sacrificare cento euro per attirare la sua attenzione, i suoi rimproveri, la sua furiosa attenzione e deviare ogni sospetto. Con i cento euro mancanti aveva potuto sottrargli tutto. Alcune distrazioni diventano imperdonabili quando si è avidi.
Mentre spingeva l'acceleratore con i tacchi a spillo mise una mano dietro il sedile palpando qua e là e scoppiò a ridere.
Puoi dimenticare tuo figlio in autostrada o al centro commerciale, pensò, ma non puoi dimenticare che hai mezzo milione di euro in una borsa da palestra sotto il culo.
Modena, luglio 2013
Foto: Nia Hicks
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