Due considerazioni sul caso Grecia
1. Alla fine dell'Ottocento scoppiò la guerra diplomatica e commerciale nota come Imperialismo. Le Grande potenze (Gran Bretagna, Germania, Francia) prestavano denaro facile ai Paesi in crisi (Italia, Russia) e agli imperi ormai in disfacimento (Turchia, Portogallo, Marocco e Cina). La base di questa azione di finanza usuraria era l'idea che al momento del cedimento del "beneficiario" del prestito ci si sarebbe rifatti delle perdite degli investitori con le famose "concessioni": esenzione da tariffe doganali, tasse infime, grandi appalti, porti, scali commerciali, città, il tutto gestito senza costi (non erano affatto colonie); li avrebbe amministrati il "beneficiario" fallito al posto del concessore del prestito con un onere quindi aggiuntivo sugli interessi dei prestiti che pagavano prestiti precedenti ecc. Così è stato in Cina negli anni 1890 e 1900. Oggi il Fmi e le Grandi Potenze continuano a usare la stessa tecnica con una differenza: non hanno di fronte imperatori ma "popoli" e "democrazie". Gli imperatori davano territori e appalti smembrando il loro Paese. Oggi un prestito si concede a pochi e poi si fa riscuotere da tutta la popolazione
2. Se un Paese è governato con la corruzione e il clientelismo, come l'Italia e la Grecia, e finiscono i miliardi di dollari facili contro i comunisti, è ragionevole pensare che il premier del momento di questo Paese debole abbia accettato prestiti a condizioni capestro da potenze "amiche" e soprattutto da gruppi finanziari speculativi senza rendere note le clausole dell'accordo alla popolazione. L'elettorato ha votato lo stesso partito per anni e anni e i prestiti sono stati rinnovati con trattati segreti per tirare avanti. Dopo di lui altri partiti e coalizioni hanno proseguito senza sosta su questa strada della rovina finanziaria. Ma la domanda politica nuova, che per me è un chiodo fisso, è: chi firmava questi trattati ha una responsabilità? Non voglio dare una risposta e non mi interessa. E' porsi la domanda che per me adesso è importante. Hannah Arendt diceva che nella democrazia moderna si perdona il premier nel momento stesso in cui esce di scena e che questa è una sorta di convenzione tacita che nasce dal bisogno di andare avanti e anche perché è impossibile prevedere le conseguenze di un'azione politica (semplifico al massimo).Ma, mi chiedo, è' ancora accettabile fingere che le azioni dei politici siano senza conseguenze, oltre che nascoste, se sono state decise conoscendo i rischi? Anche dopo che le speculazioni e il clientelismo hanno prodotto situazioni di indebitamento talmente usurario che il debito pubblico esplode nonostante le "manovre di rigore" liberiste come il pareggio di bilancio e si arriva a far pagare il conto a tutta la popolazione? Fino a quando può andare avanti un Paese tra un prestito e un altro per pagare gli interessi di quello precedente? Come si può mettere un limite all'irresponsabilità di chi ha governato?
PS. Ho visto il video in cui D'Alema sviscera le vere ragioni dei prestiti greci e ho apprezzato il suo franco cinismo ma anche lui ne ha firmati di questi trattati di prestiti e anche lui oggi ha questa aureola di irresponsabilità. Spero che anche altri inizino ad accorgersi di questi aspetti perché per lui raccontare questa verità è un frivolo divertimento senza conseguenze
Solo per diffusione senza scopo di lucr
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