martedì 29 aprile 2014



L'AMARO FINALE
riflessioni di Carlo Gregori



Terzo ristorante del mondo: è una valutazione planetaria strepitosa per qualunque ristorante. Eppure ieri sera mi è rimasto l'amaro in bocca: la mia aspettativa era che quest'anno la vittoria del World's 50 Best Restaurants toccasse e spettasse all'Osteria Francescana, a Massimo Bottura e al suo staff di cucina e di sala. A questo punto posso chiedermi perché non è andata così e cosa hanno in più Noma di Copenhagen e El Celler De Can Roca di Gerona (Spagna). Ma prima c'è un'altra domanda più urgente: perché mi aspettavo che vincesse Bottura? Non è solo questione di tifo, stima, amicizia. La risposta è che non ho valutato correttamente i criteri dei 900 giurati. Non basta pensare che il 50 Best è un ascensore per il successo: un anno terzi, l'anno dopo secondi e poi primi. C'è un punto massimo, per quanto prestigioso, in cui ci si ferma per la resistenza di chi sta davanti. E questa resistenza è data dal giudizio dei 900. E allora, cosa trovano appena in più negli altri due locali? Una prima risposta porta a un'autocritica: il fatto è che continuo a pensare che è impossibile che a Copenhagen ci sia un ristorante migliore del miglior ristorante italiano. Invece, è così. Lo è probabilmente di fatto (non ci sono mai stato) e lo è sicuramente per chi lo valuta. Lo fa in una logica global secondo la quale è sbagliato oltre che assurdo continuare a immaginare che i danesi hanno poche tradizioni culinarie e cucinano tutto con pane di segale, burro e pesce affumicato. Infatti, Noma fa altro. Anche El Celler fa altro e molto di più rispetto a ciò che noi di solito pensiamo di un ristorante spagnolo. Bottura stesso fa altro e di più e lo dimostrano le critiche ottuse di chi tra noi modenesi e (meno) italiani non ha ancora capito questi percorsi. Dunque, provvisoriamente, il mio primo errore che ha provocato una punta di delusione è da imputare esclusivamente ai miei stereotipi. Esiste un'idea di ristorante, di tavola, di sala, di cucina, di ricetta ecc che è in piena trasformazione ed è guidata da 900 giurati di tutto il mondo. Non esiste più un'idea guida, una nazione egemone, una tradizione dominatrice. In classifiche come questa è superato lo stesso concetto di cucina nazionale: ci sono ristoranti sparsi per il mondo, spesso non rispecchiano la cucina del loro Paese e spesso cucinano piatti avulsi, come Noma famoso per gli insetti. Oggi è in gioco un sistema di forze che orientano il gusto basato su criteri anche nuovi; è un sistema chiuso in sé stesso ma totalmente internazionale. Tornando al perché il terzo posto, la mia risposta provvisoria è che, a differenza di Noma, la Francescana non è abbastanza spettacolare per quel pubblico. Da Bottura la cena è un'esperienza estetica di massimo livello, non c'è ancora incorporato uno spettacolo che suscita emozioni dalla repulsione al piacere, dalla meraviglia alla certezza ritrovata. Per i 900 raffinati mangiatori global, il ristorante top mondiale deve essere una Wunderkammer di sorprese e segreti svelati che porta in tavola macchine stupefacenti di cibo, effimeri oggetti da collezione gastronomica argomento di future narrazioni. In parte è così anche alla Francescana ed è per questo che piace; evidentemente Noma lo fa molto di più e secondo loro meglio. Tuttavia, quella della cena-spettacolo è una strada inclinata. Da festa per il palato la cucina rischia di diventare solamente un raffinato intrattenimento da Satyricon per moderni Trimalcioni di una "global élite".

aprile 2014
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CANDIDATI

La grande novità è che oggi si notano dei candidati meno svegli dei loro elettori

***

Basta leggere le prime dichiarazioni di certi candidati per perdere ogni interesse nei loro confronti. Meno si fanno conoscere, meglio è per noi e per loro


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domenica 27 aprile 2014

STORIE SCARTATE


"Ricordi di un elettroencefalografista" è il titolo di una mia opera che non vedrà mai la luce. Narra la profonda esperienza intorno alla specie umana fatta da un modesto tecnico ospedaliero di provincia che per decenni analizza migliaia e migliaia di registrazioni di impulsi elettrici dai cervelli. Attraverso quelle linee incomprensibili ai non addetti ai lavori e spesso in contrasto con ottusi medici, impara a conoscere le sfumature più intime del prossimo. Finché dal tracciato scoprirà l'amore

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sabato 26 aprile 2014

LA MASSIMA DEL GIORNO

Non avere paura di dire cose banali. Piacciono tanto agli altri


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venerdì 25 aprile 2014

BANCHETTI E PEZZENTI

Per gli italiani il cibo è così importante. Viviamo eternamente gettati tra il sogno di un raffinato banchetto preparato solo per noi dal grande cuoco e l'incubo del pezzente affamato e cattivo che ci viene incontro.

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mercoledì 23 aprile 2014

AMORE OGGI
poesia di Carlo Gregori


Io e te
due scimmie
che si abbracciano
in un viaggio egocentrico
verso le stelle
facendo sesso & selfie

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martedì 22 aprile 2014

L'UOMO A X-DIMENSIONI

L' "uomo a una dimensione" oggi è un disgraziato, deriso e condannato all'emarginazione. Vive isolato, eppure si vendica nelle urne: ha peso solo quando va a votare, dove si può contare con altri come lui e vincere. In solo mezzo secolo è avvenuto un cambiamento sconvolgente che ha portato a un conformismo molto più potente di quello dei tempi di Marcuse; cambiamento nato con ottime intenzioni "democratiche" sui più distanti punti di vista e poi piegato in nome di una falsa libertà di pensiero che si dimostra funzionale al recinto in cui è racchiusa nella vita di ogni singolo uomo. Siamo nell'era del "multi" - multietnico, multietico, multi-x -  un'estensione di idee, religioni e morali che diventano identiche alle merci sulle bancarelle del mercato che sembrano tante ma poi non lo sono. L' "uomo a una dimensione" ha dovuto drasticamente ridurre la sua capacità di giudicare tutto in nome del suo metro ed è diventato uno tra il "multi".

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lunedì 21 aprile 2014

APPUNTI CINICI

La politica è una meravigliosa riserva di caccia per chi pratica la circonvenzione di incapaci.

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NELLA VILLETTA 
Frammento di un mio poema in rima scritto tra il 1995 e il 1997, "IL CANTO PADANO"


Lungo la strada, disposti a muro,
i filari di peri nascondono
innumerevoli villette nuove;
piccole case di colore scuro
a un piano che si confondono
nelle giornate in cui piove.
Chi le guarda passando
si domanda raramente
chi ci abita all'interno,
se sta mangiando
in un posto accogliente
in una sera d'inverno.
L'unica presenza umana
è la voce che dal televisore
si dissolve sfuocata
nella provincia reggiana.
Eppure, al piano superiore
di quell'anonima villetta
una ragazza affatto stramba
figlia di un imprenditore
di Novellara spande ceretta
depilatrice sulla gamba
provando dolore.
Quindi, sistema i capelli
nervosa e pensa che tra poco
parteciperà alla selezione
per giovani modelli.
"E' solo un gioco",
è il suo pensiero ricorrente
seguito dall'immagine contraria
del trionfo in discoteca;
"Non succederà niente
se perdo", si consola solitaria.
Ma una visione l'acceca:
il suo viso su Vogue in copertina,
bei spasimanti miliardari,
Parigi, le sfilate di moda,
lunghe vacanze a Cortina,
contratti pubblicitari,
la Mercedes Pagoda.
Sistemato il body, si osserva
allo specchio accanto al letto
ruotando di profilo.
Comunque vada, conserva
il posto protetto
di maestra d'asilo.




Foto
In alto: Ben Giles
A fianco: Luigi Ghirri
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martedì 8 aprile 2014

FELICITA' E LAVORO

Chi è felice non può essere produttivo

Al contrario, il lavoro "produttivo" (quello seriale, industriale, il "job" ecc e qui parlo di questo tipo di lavoro, oggi il più diffuso) è in qualche modo legato all'infelicità di chi lo fa


Mi chiedo se è possibile che il lavoro seriale porti le tracce dell'infelicità di chi lo ha fatto


La nostra società si basa su una promessa di felicità irrealizzabile. L'ideologia americana che ne è alla base punta sul "pursuit of happiness". Ma non si può essere felici lavorando. Si lavora inseguendo un sogno, un ideale rimandato a un giorno che non arriva


L'aumento di produttività del lavoratore è legato all'aumento della sua infelicità. In questi anni di crisi si sente


In questa crisi, l'infelicità di chi lavora aumenta con la pressione a lavorare molto di più con lo stipendio uguale o minore e con un senso di colpa per chi non ha più un lavoro o ce l'ha precario. A crearla è un senso di inutilità del proprio lavoro, basato sulla pura quantità, la sua massificazione, lo scadimento qualitativo e sulla paura che possa svanire improvvisamente. Conta molto anche la frustrante inutilità che sente chi lo fa, l'idea di essere sostituibili da persone pagate di meno. Il lavoro, in sé, diventa un'attività povera, vuota, insensata che esiste solo finché produce profitti per chi lo gestisce e nel caso migliore è una pura funzione di un'attività generale


Il cosiddetto lavoro "creativo" - basato su una vocazione o almeno un talento e sviluppato verso un'esperienza legata a una tradizione - è un privilgio stupendo per un'infima minoranza. E questa minoranza proprio in questi anni di crisi è presa di mira da chi tiene i cordoni della borsa. Per chi fa il lavoro con passione senza guardare al profitto ma mantiene il lavoro come scopo i soldi non ci sono più, se non riesce a inserirsi in una nicchia di lusso. Diventa così produzione per il godimento di coloro che lo stanno eliminando

Ma la felicità è sempre breve e passeggera e non si può afferrare né con né senza lavoro.

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APPUNTI SULL'UCRAINA

1.


Forse l'Ucraina non è mai esistita. E' sempre stata il fantasma di uno Stato, una sopravvivenza artificiale al crollo degli Imperi d'Austria e di Russia avvenuto un secolo fa e ora si sta sfaldando nelle rivendicazioni etniche. Anche la Jugoslavia, che ha avuto una storia abbastanza simile nata nel 1919, è finita così


2.
Se l'Ucraina è davvero un debolissimo stato artificiale che si sta sfaldando nelle sue componenti etniche, allora mi chiedo: in che modo dovrebbe entrare nell'Unione Europea proprio ora che i nostri singoli Stati sono così deboli, subordinati tra loro e carichi di debiti?

lunedì 7 aprile 2014

INCONTRI
di Carlo Gregori

Un elegante colonnello in pensione con folti capelli bianchi, identico a Corrado Guzzanti, vaga ubriaco per il mercato facendo sorrisi e salamelecchi a tutti. Chissà perché mi segue e mi attacca la pezza in romanesco stretto farfugliando di bici e campanelli rotti. "Ah, ma anche lei ce l'ha il campanello!", grida in strada. Mi costringe a provarlo e siccome non funziona mi rimprovera. Poi, di scatto entra in un bar. Questo è il primo incontro della giornata.