martedì 25 giugno 2019

DIALOGHI DI OGGI
MONOLOGO DI COPPIA
ascoltato e trascritto da Carlo Gregori


LEI (ventenne, la sua voce strascicata rimbomba in un cortile tra la calura torrida): "Sì, sì, e allora?"
LUI: Blablabla
LEI: Ma c'è da farne una tragedia?
LUI: Blablabla
LEI: Esco con lui, sì. Vuoi sapere se gliel'ho data? No, non gliel'ho data.
LUI: Blablabla
LEi: Ripeto, perché ne fai una tragedia? Tu con quante sei uscito in questi mesi oltre a me? Ti ho mai detto qualcosa?
LUI: Blablabla
LEI: Insisti? Io stasera vado all'aperitivo e magari gliela do. Così la smetti di fare queste tragedie. Ciao, a domani

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martedì 11 giugno 2019

PENSIERO
di Carlo Gregori

Ieri nei boschi del Lago Santo ho guardato per una decina di minuti una trota immobile nell'ansa di un torrente che correva a precipizio. Restava ferma, mimetizzata tra i sassi, con la bocca leggermente aperta e rivolta verso la corrente. Aspettava che passasse una qualche portata vivente del suo pasto. Un'altra trota, che giocava con lei disturbandola, è guizzata via. Dei ranocchi si lanciavano dai sassi. Mi sono lasciato andare a oziose meditazioni sugli animali e se come noi soffrano la noia. La mia risposta è stata: forse no. La noia è probabilmente collegata al lavoro o all'aspettativa di produrre. Loro non producono, vivono

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PENSIERO
di Carlo Gregori

Probabilmente il candidato del Pd era scadente, ma Forlì insegna: basta lo spettacolino ducesco di Salvini al balcone con qualche selfie e la Lega vince. La politica per tanti italiani è tutta qui

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domenica 9 giugno 2019

DA "RICORDI DI UN CACCIATORE DI ZANZARE"
Ancora sulla questione se la zanzara è intelligente
di Carlo Gregori

Quando guardi un film, la tua percezione dall'occhio al cervello riesce a elaborare sedici fotogrammi al secondo. E' un fatto basato su un dato statistico medio. E, per non perdere spettatori, i produttori di film non variano questa sequenza. Ora considera che la zanzara arriva a elaborare la percezione di una quantità di immagini in movimento pari a centosettanta fotogrammi al secondo. E' più di dieci volte la nostra possibilità. Incredibile, vero? Me l'ha raccontato ieri a cena Roberto Ferrari, un entomologo modenese. L'entomologo, se non lo sai (e ci metto la mano sul fuoco che non lo sai, perché non sai un bel niente), è uno scienziato che studia gli insetti. Roberto è un esperto di termiti ma per anni ha approfondito anche il comportamento delle zanzare. Insomma, capisci che non potevo avere un commensale migliore accanto a me. Uno scienziato che studia la mia preda prediletta, ma quando mi capita ancora? Così tra una portata e l'altra ne ho approfittato, eccome. Al decimo brindisi Roberto si è confidato spiegandomi questo paragone dei fotogrammi per sottolineare quanto è importante l'aspetto percettivo tra animali. Ed è ciò che noi scambiamo per intelligenza. In realtà è un nostro errore di percezione.


La zanzara non è intelligente né come normalmente intendiamo noi umani (ovvero dotata di una qualche cultura di specie o di apprendimento dall'infanzia che elabora oppure di una qualche virtù innata o infusa da un dio) né in senso specifico. Intendo l'intelligenza più profonda, quella che viene da "intelligo", verbo latino, terza coniugazione, ovvero il saper collegare le cose tra loro e capirle. E' una sua capacità di elaborazione decisamente più veloce a fare la differenza tra la zanzara e noi. Partendo dall'esempio dei fotogrammi, Roberto mi ha spiegato che noi, rispetto a lei, andiamo al rallentatore. Proprio questa sua velocità le permette di capire e adottare scelte tattiche che non solo noi non possiamo contrastare ma che ci lasciano stupiti. Per questo la zanzara sembra più intelligente di noi: in realtà è solo alcuni passi avanti. Quando cerchiamo di colpirla col giornale per schiacciarla contro il muro, è già sparita: ha avuto tutto il tempo e il modo per farlo mentre noi stavamo iniziando ad attuare la nostra decisione omicida. Quando noi babbei guardiamo il muro vuoto a bocca aperta, lei se la ride dal suo rifugio.

Per concludere, quando parliamo di intelligenza della zanzara iniziamo a inquadrare correttamente cosa diciamo. Conoscere la nostra nemica è fondamentale: ricorda queste parole se vuoi diventare un vero cacciatore di zanzare.

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lunedì 27 maggio 2019

PENSIERO
di Carlo Gregori

Questa campagna elettorale è una promessa di ebbrezza da una bottiglia vuota

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DIALOGHI D'OGGI
DIALOGO DELLA GENEALOGIA
di Carlo Gregori

Per questioni di lavoro mi presento a un ventenne.
Gli chiedo se è di Modena.
"No, in realtà i miei genitori vengono dal Sud. Io sono nato qui ma non so se sono di Modena. Loro non sono originari di qui ma abitano qui da anni. D'altra parte il mio cognome..."
"Abiti a Modena?
"Sì".
"Bene".
Pacca sulla spalla.
"La prova di purezza sulla tua genealogia non mi interessa".
Sorride.

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mercoledì 15 maggio 2019

PENSIERO
di Carlo Gregori

L'opposizione non può ridursi a un vuoto coperto dallo specchio deformato di Salvini

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PENSIERO
di Carlo Gregori

Parlate solo di Salvini ma dei programmi per l'unione europea non ve ne frega proprio niente? Dopo però non rompete con le manfrine indignate del "ma chi li ha messi lì". Altro che i poteri forti. Siete elettori-mozzarelle, siete un potere moscio

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martedì 14 maggio 2019

PENSIERO
di Carlo Gregori

Salvini diventerà una persona decente solo se farà un comizio ad Anzio e griderà "Prima gli anziani!"

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Da "RICORDI DI UN CACCIATORE DI ZANZARE"
Fingersi morti: l'arte della zanzara
di Carlo Gregori


Nessun animale come la zanzara sa fingersi morto. E' una verità popolare tramandata dalla notte dei tempi, quella notte ancestrale che già allora turbava con il suo odioso ronzio. Ed è vero. La malefica succhiasangue adotta questo espediente o per salvare la pelle di fronte alla carneficina o perché stanca di essere inseguita. D'altra parte, lo fanno persino tanti umani in guerra. Anche durante le rapine in banca più cruente, quando i mitra cantano i loro tristi assoli, c'è chi grida e c'è chi si butta a terra simulando di essere stato freddato. Tuttavia la zanzara, bisogna riconoscerlo, è maestra in quest'arte mimetica. Se la osservi da vicino, con la freddezza dello scienziato, pare davvero morta stecchita. La sua pantomima è di estremo realismo, una performance attoriale degna del Metodo Stanislavskij. Ed è per questo che quando viene colpita e si lascia cadere nel vuoto, appena arriva a terra restando immobile, proprio in quel momento va schiacciata. Lo ripeto ancora una volta: non c'è spazio per i sentimentalismi quando si caccia la zanzara. Se la lasci a terra convinto che sia morta o accontentandoti di vederla "come" se fosse morta, quasi in pena per lei, stai sicuro che in meno di mezz'ora tornerà a ronzarti nell'orecchio, garantito. E a forza di sentirti uno stupido romantico, arriverai a capire la verità che ti sto rivelando. Per questo se si finge morta, dai un tocco di realismo alla sua commedia: falla morire

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domenica 28 aprile 2019

DIALOGHI D'OGGI

IL DIALOGO DEI CANI
di Carlo Gregori

Al parco

Donna 50enne arruffata: Vieni Fuffi, vieni da mamma. Sei vestito poco, eh? Torniamo a casina tra poco, dai

Fuffi (cane piccolo): (...)

Altra 50enne elegante con cane grande: Vieni qui, Billo! Te lo devo ripetere tutte le volte? Lascia stare i tulipani! Ho detto: lasciali stare!

Arruffata: Ha visto quell'auto che partiva? Stava per tirare sotto la signora. E ha visto che targa ha? Rumena. Figurati se non tirano sotto qualcuno.

Elegante: Billo, fermati. Dai che tra poco ti porto al bar. (All'arrufffata) Sì ho visto, li conosce?

Arruffata: No, è un rumeno, ci può giurare.

Elegante: C'è gente italiana che ha l'auto con la targa rumena. Così non pagano le multe.

Arruffata: Ah, lo so! No, non sono dei nostri. Io i rumeni li riconosco a pelle. Ci sono stata una volta in Romania. Ho visto come guidano. E sa come guidano? Come cani! CA-NI!

Elegante: Ma di cosa si stupisce? Sono quelli che vengono nelle nostre case a rubare.

Arruffata: Tutti zingari.

Elegante: Questi non ce li leviamo più di torno.

Arruffata: Intanto vengono qui e guidano come CA-NI!

(silenzio, i cani annusano tra l'erba)

Arruffata: Vieni, Fuffi, Dai che andiamo a casa. Arrivederci signora. Dai, Fuffi (Con voce zucccherosa) Adesso ti racconto cosa ho preparato per pranzo
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BUON 25 APRILE
di Carlo Gregori


In Italia c'è nostalgia del fascismo perché l'italiano medio è intimamente fascista. Lo capisco: il fascismo non è una teoria ma un atteggiamento politico. È facile, semplice e comodo, adatto a chi non si interessa di politica. Basta credere e obbedire a un capo, fare e parlare come gli altri, diventare conformisti, mimetizzarsi nella folla. Il fascismo, non dimentichiamolo, è l'unico contributo politico originale dato dall'Italia al mondo dopo il suo tracollo nel '500 e fin laggiù, in quel crollo dallo splendore a uno stadio infimo, credo, vadano cercate le sue radici psicologiche, i sogni di grandezza, le paure e le ossessioni di cui si nutre. L'antifascismo non è il contrario, come vogliono far credere i fascisti e Salvini. L'antifascismo è una lotta per il superamento del fascismo e quindi è più fragile, richiede più consapevolezza, più dubbi, più coraggio. Si rischia la pelle. Si impara a rispettare le minoranze. Contiene per sua natura una dose di utopia che il fascismo, chiuso nella sua bolla di sapone di false certezze e menzogne, non avrà mai. Questa utopia è la ricerca della libertà.

Credo che la speranza per questo nostro povero Paese stia tutta qui, nel realizzare da molti punti di vista diversi una nuova strada attraverso questa strettoia di libertà contro la prevaricazione e la violenza del fascista che c'è in tutti noi. Mi piace immaginare che questa strettoia sarà semplicemente la via per far venire alla luce un Paese migliore e moderno superando la nostra arretratezza e le sue risposte sbagliate e criminali che ormai compiono mezzo millennio.

Scusate per la predica. Buon 25 Aprile

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DIALOGHI DI OGGI

IL DIALOGO DELLA FAVA
di Carlo Gregori


Fruttivendolo: Ecco signora un bel chilo di fave, appena arrivate dalla Toscana. Le migliori.

La cliente: Grazie. Ma ha letto di quel Comune fiorentino che ha vietato la coltivazione di fave per aiutare un bambino del paese malato di favismo acuto?

Fruttivendolo: Eh, succede e succederà sempre, sa? C'è qualche caso grave, sono pochi per fortuna

Moglie del fruttivendolo: Ma pensa te se per un bambino tutto un paese deve rimetterci. E' malato? Mi dispiace. Ma l'economia del posto? Non facevano prima a mandare via il bambino? Che vada ad abitare da un altra parte.

La cliente: Mi dia anche tre carote e quel gambo di sedano.

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martedì 16 aprile 2019

PENSIERO
di carlo Gregori

Il complottista è uno che trova un modo per passare le giornate chiuso nel suo piccolo chimico cerebrale collegando cose sconosciute in cerca di una reazione

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domenica 14 aprile 2019

PENSIERO
di Carlo Gregori

E' una pericolosa illusione credere che le cose che ci sono capitate tanto tempo fa siano poco importanti rispetto a quelle di oggi. In fondo, nel corso della vita tutto è sullo stesso piano e gli avvenimenti, anche se non hanno avuto conseguenze importanti, lasciano quasi sempre in noi una traccia. Perciò spesso invecchiando si cade nell'errore di ritenere stupidi gli incontri e le frequentazioni del passato, degni appena di un labile ricordo. In realtà stupido è l'uomo invecchiato che guarda il passato dall'alto al basso


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venerdì 12 aprile 2019

FAZIOSO
di Carlo Gregori

"Sei fazioso"
"Il tuo pensiero è unilaterale"
"Lascia stare la politica"
"Sono apartitico"

Questo è il repertorio del lessico politico della persona di mezza età del ceto medio italiano di oggi. Si tratta di un lessico ereditario tramandato di padre in figlio. E' difficile addentrarsi nelle sue ragioni dietro queste frasi di rito che rinviano a secoli di silenzio, sottomissione feudale e oscurantismo cattolico; secoli in cui gli italiani hanno accettato tutto e tutti senza dire beo. Certo, fa impressione sentire questi rimproveri che segnalano una rigida visione di parte uscire dalla bocca di persone conformiste dal pensiero unico, del tutto incapaci di intavolare una banale discussione

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RITORNO

Dopo mesi torno a scrivere il mio diario blog. La situazione politica e sociale italiana sta "maturando" in una direzione propria, allontanandosi dal resto dell'Europa e si fa sempre più preoccupante

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