giovedì 7 maggio 2015

IL SEGRETO DEL NOSTRO VUOTO
Appunti su "Sottomissione" di Michel Houellebecq
di Carlo Gregori







E' in un capitolo poco prima del finale di “Sottomissione” che avviene lo svelamento del significato profondo del romanzo. Il narratore espone la sua illuminante teoria accademica sul romanziere parigino di fine Ottocento Huysmans – sul quale ha costruito una carriera universitaria - che, come vedremo tra poco, parla in realtà di Houellebecq. In definitiva, ci svela il narratore di “Sottomissione”, il grande scrittore di un secolo prima demolisce i picchi del pensiero e dell'arte dei suoi tempi in nome di ciò che gli manca: un buon pasto casalingo, gli amici, un focolare, una bottiglia di grappa quando fuori tira il vento per le strade di Parigi. Questa assenza è un bisogno struggente e doloroso ma non è mai nominato nei grandi romanzi di Huysmans. Il narratore raggiunge la rivelazione solo al momento di abbandonare l'oggetto di una vita di studi, tra le pieghe degli scritti minori del suo antenato artistico che non considera più solo un noioso oggetto di studi. Ritengo che proprio questa assenza sia la stessa mai dichiarata che spinge Huellebecq attraverso il narratore a demolire su piani diversi l'estetica e i miti di oggi. In altre parole, Huysmans è una proiezione che Houellebecq dà di se stesso.
Houellebecq non pare però così interessato al focolare domestico. Ma è davvero così? Se si considera l'apparente insignificanza delle descrizioni erotiche e pornografiche del romanzo, così ripetitive nella ricerca di qualcosa che diventa ogni volta frustrante – un'incapacità di trovare una via d'uscita verso ciò che si cerca nel proprio cuore - se ne può comprendere invece la profondità solo paragonandole alle descrizioni di scene pornografiche dei suoi romanzi precedenti. In Particelle Elementari, ad esempio, Houellebecq parlava di questa attività sfiancante per il sesso come di una ricerca di felicità sempre rinviata ad altro. Tuttavia, nella memorabile parte dedicata al campo per scambisti troverà una partner della quale si innamorerà ricambiato ma che per una beffa del destino perderà precocemente per un male inguaribile. E' l'unico punto toccante di un libro cinico. Rileggendolo accanto alla descrizione dei rapporti con le escort e all'amore sfuggente di Myriam in Sottomissione diventa chiaro che in entrambi i casi ciò che manca, l'elemento inespresso, è in realtà il centro della narrazione: manca un rapporto di tenerezza e autenticità reciproca con l'Altra, manca la certezza di una famiglia, il pasto insieme, l'affetto dopo la noia. In Sottomissione, nulla poteva essere descritto in modo più crudo e spietato del rapporto del narratore con i genitori e i loro rapporti tra loro e il figlio; nulla poteva rendere di più il senso del vuoto del momento in cui tirando le somme scopre che il padre appena morto si era in realtà costruito una seconda diversissima esistenza lontano dal figlio, trovando un amore e delle passioni autentiche.


In altre parole, all'Huysmans raccontato da Houellebecq, ad Houellebecq stesso e ai suoi narratori manca questo centro della società oggi scomparso. Manca anche ai suoi lettori, ci dice Houellebecq giocando con noi al gatto e al topo come fa ogni volta. E' un sentimento soffocante che emerge alla fine di una ricerca. Appena affiora, questa assenza scatena la furia cinica e sarcastica dell'autore contro ciò che in apparenza ne sarebbe il sostituto. Tutti i “nuovi valori”, in Houellebecq, sono ritenuti simulacri vuoti, sostituti ingannevoli di qualcosa che prima esisteva e riempiva una vita. In questo senso Houellebecq parla del fallimento di una “sottomissione” a valori identitari di destra, perché posticci, perché ricostruiti in un laboratorio politico dopo che questa identità si è rotta; fallimento sono le macerie della tradizione socialista francese e l'abbraccio mortale di chi l'ha svuotata, il socialista moderato (il riformista, diciamo in Italia), con il nuovo sostituto dell'identità nazionale perduta: l'islamismo moderato. Alla fine dei conti, l'islamismo moderato, secondo Houellebecq, è un secondo grado, più elevato, di visione identitaria che va oltre al fascismo, al nazionalismo, al razzismo; dall'alto, come spiega in modo mirabile citando Guénon, riesce a unificare un paese amorfo uscendo dai valori che lo hanno spappolato. L'islamismo è simile ai vecchi valori perduti perché li ha sempre avuti sopravvivendo alla scomparsa di quelli europei e oggi li può sostituire, secondo un disegno politico riappacificatore, come spiega il convertito Rediger, il nuovo potente protettore del narratore, nel suo libretto divulgativo. Per questo l'islamismo è seducente.
 Nella sua maschera politica, l'islamismo dà il fiato al francese che vive con angoscia l'incapacità di trovare un percorso nella sua esistenza. Inoltre, l'islamismo è l'Altro già inglobato dai francesi nel colonialismo e nelle banlieu. Per questo la conversione all'islam segna per il singolo il momento del suicidio della grande tradizione europea ma anche la sopravvivenza dal nichilismo come via senza uscita di questa stessa tradizione europea ormai svuotata.
 In alternativa, restando ai “nuovi valori” maturati dalla modernità europea, la condizione attuale è una frammentazione senza senso che mostra solo la solitudine e l'isolamento di chi la osserva. Per il narratore è il nichilismo noioso di Nietzsche, un modo petulante di pensare che fa parte della nostra vita, che conosciamo a memoria e ormai troviamo insopportabile. Il finto nulla, l'ateismo, l'umanesimo sono solo riempitivi fallimentari del vero nulla, un buco al posto di ciò di cui l'Europa si è deprivata lungo la sua strada verso il suicidio iniziata prima del Novecento, delle guerre, delle dittature e del consumismo. La morte collettiva non è fatta solo di sangue e stragi, fa capire Houellebecq, ma è solo una modesta e semplice sottomissione ad Altro, arrendersi a un pensiero e a uno stile di vita che viene da fuori e che accettiamo per apatia e incapacità di misurarci, per i soldi, per non stare a casa ad oziare. In questo senso, Houellebecq non è affatto un nichilista, come si dice, ma va oltre il nichilismo in un territorio sconosciuto, nuovissimo. Riportando a noi lettori ciò che ha visto e trovato, assolve il compito di ogni grande scrittore.





Nelle sue interviste televisive di presentazione, Houellebecq sottolinea l'aspetto caricaturale della destra identitaria e della sinistra socialista in Sottomissione. Capitoli interi sono dedicati alla finta suspance delle presidenziali riservate ai due partiti "moderati". Oggi in Francia (ma in tutta Europa, in realtà) la politica non può che essere un'imitazione farsesca e ridicola dei valori originari che solo due secoli fa ne hanno fondato la modernità incarnata nella democrazia. La politica, la tv, i dibattiti e la degustazione del cibo sono facce diverse di una stessa ridicola pantomima culturale, come magistralmente Huellebecq descrive.
L'accettazione di questi valori è avanzata di pari passo con il loro svuotamento fino a lasciarne un semplice guscio retorico. L'attrazione per Huysmans, che il narratore vive come un fatto inizialmente legato alla scelta di un soggetto per una tesi di laurea che gli poteva dare prestigio, è in realtà il meccanismo interno – noioso per il narratore, in quanto materia di lavoro quotidiano, continuamente da rielaborare – che erode le certezze dei valori svuotati e li smaschera: Huysmans non è l'esteta delle antologie scolastiche che critica la meschinità dei suoi giorni o il cultore snob di parole preziose o gergali, ma colui che percorre una lunga strada nella notte del pensiero attraverso le gallerie svuotate dei “nuovi valori”, mettendosi contro di loro, esplorando cosa trova intorno. La ricerca dei valori tradizionali finisce per questo per misurarsi con il mondo cattolico, ma il narratore mostra che è un'azione di superficie. Il narratore è abbastanza onesto da non appassionarsi al misticismo e ai rituali monastici, perché persino nella cella il mondo cattolico è troppo invischiato nella lotta con la modernità per potersi proporre in un percorso “à rebours”. Il rituale cattolico descritto in Sottomissione è una sopravvivenza religiosa con bagliori di vita e verità; un esempio a mio avviso di alta letteratura sono le pagine in cui il narratore racconta la sua visita alla Vergine Nera riascoltando una poesia di Peguy dedicata ai morti della Prima guerra mondiale e dando loro un senso profondo ma ormai inutile.

La polemica scatenata sull'anti-islamismo in Houellebecq (addirittura prima di poter leggere Sottomissione) è quindi fuori luogo e falsa. La sottomissione del narratore è quella grottesca di un uomo mediocre di fronte alla sua esistenza ma abbastanza prestigioso per una società basata sulle convenzioni (un intellettuale, un raffinato conoscitore dei grandi romanzi francesi, un buon docente che attrae le allieve, un frequentatore di eventi mondani parigini). L'islam cancella ogni velleità che provoca angoscia e sofferenza dando pace a una ricerca insensata di relazioni umane. L'alternativa, come spiega il narratore di fronte al fallimento delle sue relazioni sessuali che non diventano mai amore, è sentirsi dire da chi lo abbandona: “Ho trovato qualcuno”. E protesterà dicendo all'Altra che anche lui è qualcuno.

Modena, aprile-maggio 2015
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