IL SEGRETO DEL NOSTRO VUOTO
Appunti su "Sottomissione" di Michel Houellebecq
di Carlo Gregori
E' in un capitolo poco prima del finale di
“Sottomissione” che avviene lo svelamento del
significato profondo del romanzo. Il narratore espone la sua
illuminante teoria accademica sul romanziere parigino di fine
Ottocento Huysmans – sul quale ha costruito una carriera universitaria - che, come vedremo tra poco, parla in realtà di Houellebecq. In definitiva, ci svela il
narratore di “Sottomissione”, il grande scrittore di un secolo
prima demolisce i picchi del pensiero e dell'arte dei suoi tempi in
nome di ciò che gli manca: un buon pasto casalingo, gli amici, un
focolare, una bottiglia di grappa quando fuori tira il vento per le
strade di Parigi. Questa assenza è un bisogno struggente e doloroso
ma non è mai nominato nei grandi romanzi di Huysmans. Il narratore raggiunge la
rivelazione solo al momento di abbandonare l'oggetto di una vita di
studi, tra le pieghe degli scritti minori del suo antenato artistico
che non considera più solo un noioso oggetto di studi. Ritengo che
proprio questa assenza sia la stessa mai dichiarata che spinge Huellebecq attraverso il
narratore a demolire su piani diversi l'estetica e i miti di oggi. In
altre parole, Huysmans è una proiezione che Houellebecq dà di se
stesso.
Houellebecq non pare però
così interessato al focolare domestico. Ma è davvero così? Se si
considera l'apparente insignificanza delle descrizioni erotiche e
pornografiche del romanzo, così ripetitive nella ricerca di qualcosa
che diventa ogni volta frustrante – un'incapacità di trovare una
via d'uscita verso ciò che si cerca nel proprio cuore - se ne può
comprendere invece la profondità solo paragonandole alle descrizioni
di scene pornografiche dei suoi romanzi precedenti. In Particelle
Elementari, ad esempio, Houellebecq parlava di questa attività
sfiancante per il sesso come di una ricerca di felicità sempre
rinviata ad altro. Tuttavia, nella memorabile parte dedicata al campo
per scambisti troverà una partner della quale si innamorerà
ricambiato ma che per una beffa del destino perderà precocemente per
un male inguaribile. E' l'unico punto toccante di un libro cinico.
Rileggendolo accanto alla descrizione dei rapporti con le escort e all'amore sfuggente di Myriam in Sottomissione diventa chiaro che in entrambi i casi ciò che manca,
l'elemento inespresso, è in realtà il centro della narrazione:
manca un rapporto di tenerezza e autenticità reciproca con l'Altra,
manca la certezza di una famiglia, il pasto insieme, l'affetto dopo
la noia. In Sottomissione, nulla poteva essere descritto in modo più
crudo e spietato del rapporto del narratore con i genitori e i loro
rapporti tra loro e il figlio; nulla poteva rendere di più il senso
del vuoto del momento in cui tirando le somme scopre che il padre
appena morto si era in realtà costruito una seconda diversissima
esistenza lontano dal figlio, trovando un amore e delle passioni
autentiche.
In altre parole, all'Huysmans raccontato da Houellebecq, ad Houellebecq stesso e ai
suoi narratori manca questo centro della società oggi scomparso.
Manca anche ai suoi lettori, ci dice Houellebecq giocando con noi al
gatto e al topo come fa ogni volta. E' un sentimento soffocante che
emerge alla fine di una ricerca. Appena affiora, questa assenza
scatena la furia cinica e sarcastica dell'autore contro ciò che in
apparenza ne sarebbe il sostituto. Tutti i “nuovi valori”, in
Houellebecq, sono ritenuti simulacri vuoti, sostituti
ingannevoli di qualcosa che prima esisteva e riempiva una vita. In
questo senso Houellebecq parla del fallimento di una “sottomissione”
a valori identitari di destra, perché posticci, perché ricostruiti
in un laboratorio politico dopo che questa identità si è rotta; fallimento sono le macerie della tradizione socialista francese e l'abbraccio mortale di chi l'ha svuotata, il socialista moderato (il riformista, diciamo in Italia), con il nuovo sostituto
dell'identità nazionale perduta: l'islamismo moderato. Alla fine dei
conti, l'islamismo moderato, secondo Houellebecq, è un secondo
grado, più elevato, di visione identitaria che va oltre al fascismo,
al nazionalismo, al razzismo; dall'alto, come spiega in modo
mirabile citando Guénon, riesce a unificare un paese amorfo uscendo
dai valori che lo hanno spappolato. L'islamismo è simile ai vecchi
valori perduti perché li ha sempre avuti sopravvivendo alla
scomparsa di quelli europei e oggi li può sostituire, secondo un
disegno politico riappacificatore, come spiega il convertito Rediger,
il nuovo potente protettore del narratore, nel suo libretto
divulgativo. Per questo l'islamismo è seducente.
Nella sua maschera
politica, l'islamismo dà il fiato al francese che vive con angoscia
l'incapacità di trovare un percorso nella sua esistenza. Inoltre,
l'islamismo è l'Altro già inglobato dai francesi nel colonialismo e
nelle banlieu. Per questo la conversione all'islam segna per il
singolo il momento del suicidio della grande tradizione europea ma
anche la sopravvivenza dal nichilismo come via senza uscita di questa
stessa tradizione europea ormai svuotata.
In alternativa, restando
ai “nuovi valori” maturati dalla modernità europea, la
condizione attuale è una frammentazione senza senso che mostra solo
la solitudine e l'isolamento di chi la osserva. Per il narratore è il nichilismo
noioso di Nietzsche, un modo petulante di pensare che fa parte della
nostra vita, che conosciamo a memoria e ormai troviamo
insopportabile. Il finto nulla, l'ateismo, l'umanesimo sono solo
riempitivi fallimentari del vero nulla, un buco al posto di ciò di cui l'Europa si è
deprivata lungo la sua strada verso il suicidio iniziata prima del
Novecento, delle guerre, delle dittature e del consumismo. La morte collettiva non è
fatta solo di sangue e stragi, fa capire Houellebecq, ma è solo una modesta e
semplice sottomissione ad Altro, arrendersi a un pensiero e a uno stile di vita
che viene da fuori e che accettiamo per apatia e incapacità di
misurarci, per i soldi, per non stare a casa ad oziare. In questo senso, Houellebecq non è affatto un nichilista, come si dice, ma va oltre il nichilismo in un territorio sconosciuto, nuovissimo. Riportando a noi lettori ciò che ha visto e trovato, assolve il compito di ogni grande scrittore.
Nelle sue interviste
televisive di presentazione, Houellebecq sottolinea l'aspetto caricaturale
della destra identitaria e della sinistra socialista in
Sottomissione. Capitoli interi sono dedicati alla finta suspance delle presidenziali riservate ai due partiti "moderati". Oggi in Francia (ma in tutta Europa, in realtà) la
politica non può che essere un'imitazione farsesca e ridicola dei
valori originari che solo due secoli fa ne hanno fondato la modernità
incarnata nella democrazia. La politica, la tv, i dibattiti e la
degustazione del cibo sono facce diverse di una stessa ridicola
pantomima culturale, come magistralmente Huellebecq descrive.
L'accettazione di questi
valori è avanzata di pari passo con il loro svuotamento fino a
lasciarne un semplice guscio retorico. L'attrazione per Huysmans, che
il narratore vive come un fatto inizialmente legato alla scelta di un
soggetto per una tesi di laurea che gli poteva dare prestigio, è in
realtà il meccanismo interno – noioso per il narratore, in quanto
materia di lavoro quotidiano, continuamente da rielaborare – che
erode le certezze dei valori svuotati e li smaschera: Huysmans non è
l'esteta delle antologie scolastiche che critica la meschinità dei
suoi giorni o il cultore snob di parole preziose o gergali, ma colui
che percorre una lunga strada nella notte del pensiero attraverso le
gallerie svuotate dei “nuovi valori”, mettendosi contro di loro,
esplorando cosa trova intorno. La ricerca dei valori tradizionali
finisce per questo per misurarsi con il mondo cattolico, ma il
narratore mostra che è un'azione di superficie. Il narratore è
abbastanza onesto da non appassionarsi al misticismo e ai rituali
monastici, perché persino nella cella il mondo cattolico è troppo
invischiato nella lotta con la modernità per potersi proporre in un
percorso “à rebours”. Il rituale cattolico descritto in
Sottomissione è una sopravvivenza religiosa con bagliori di vita e
verità; un esempio a mio avviso di alta letteratura sono le pagine
in cui il narratore racconta la sua visita alla Vergine Nera
riascoltando una poesia di Peguy dedicata ai morti della Prima guerra
mondiale e dando loro un senso profondo ma ormai inutile.
La polemica scatenata
sull'anti-islamismo in Houellebecq (addirittura prima di poter leggere
Sottomissione) è quindi fuori luogo e falsa. La sottomissione del
narratore è quella grottesca di un uomo mediocre di fronte alla sua esistenza
ma abbastanza prestigioso per una società basata sulle convenzioni (un
intellettuale, un raffinato conoscitore dei grandi romanzi francesi,
un buon docente che attrae le allieve, un frequentatore di eventi
mondani parigini). L'islam cancella ogni velleità che provoca
angoscia e sofferenza dando pace a una ricerca insensata di relazioni umane.
L'alternativa, come spiega il narratore di fronte al fallimento delle
sue relazioni sessuali che non diventano mai amore, è sentirsi dire da chi lo abbandona: “Ho
trovato qualcuno”. E protesterà dicendo all'Altra che anche lui è qualcuno.
Modena, aprile-maggio 2015
Riproduzione Riservata solo all'autore
Solo per diffusione senza scopo di lucro
Modena, aprile-maggio 2015
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