sabato 2 aprile 2016

PENSIERO

Ieri sera ho rivisto esattamente dopo trent'anni "Salvador" di Oliver Stone. Mi è piaciuto di più di quando lo vidi al cinema appena uscito non solo per la trama, la scorrevolezza, il genio di James Woods (vincitore dell'Oscar come migliore attore) ecc E' l'idea stessa del lavoro del reporter di guerra che è disegnata perfettamente, tanto più pensando che allora la censura del lavoro fotografico e video era solo agli inizi (c'era stato solo il precedente dell'invasione dei marines a Grenada, se ricordo bene, il primo caso in cui fu vietata qualsiasi immagine). Dopo ci sono stati Panama, la prima e la seconda guerra dell'Irak, l'Afghanistan, il Kosovo ecc ecc. Oggi siamo pieni di cellulari e smart phone con macchine fotografiche ma nessuno potrebbe documentare un nuovo Salvador: come minimo ne uscirebbe con le ossa rotte. E ogni anno muoiono più di 150 fotografi di guerra su teatri minori (su quelli Nato e Usaf non ci sono proprio). Delle stragi degli anni Settanta abbiamo foto di ogni tipo; al contrario, degli attentati di Bruxelles dell'altro giorno non abbiamo che pochissime immagini dal cellulare

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