venerdì 11 novembre 2016

POPULIST CHIC
di Carlo Gregori


Avanza da destra una nuova figura: il populista chic.

Il Populist Chic è un buon cittadino del ceto medio con un impiego fisso o una libera professione, uno stipendio sopra la media, titoli sicuri, un appartamento o due ereditati. Ma – attenzione! - a differenza del Radical Chic, il Populist Chic non parla del popolo commuovendosi, non immagina dalla sua sala finemente arredata una moltitudine virtuosa e senza volto che non conosce e fa la rivoluzione per le sue libertà. Il Populist Chic vuole solo calarsi in questa moltitudine e farne parte per qualche ora o giorno. Ama trascorre il fine settimana tra il popolo immaginandosi un popolano. Vuole vivere con il popolo, per il popolo, nel popolo.

Si mimetizza “come uno del popolo”. Mette sulla gruccia il completo scuro e indossa comodi abiti da “gente comune”: non troppo casual o alla moda, possibilmente di fattura nazionale, però, se no potrebbero scambiarlo per un Radical Chic. E' uno che va alla trattoria più tradizionale che c'è per mangiare “come un tempo” in mezzo alla “sua gente”. Frequenta le sagre perché si mangia con gli altri sui tavoloni sotto un tendone sentendosi in una comunità. Mangia tanto, in effetti, e solo prodotti della "sua terra". Si pavoneggia a esperto di sport, attività rischiose e venatorie, anche se non le ha mai praticate. Esalta la boxe e il culturismo fantasticando uno scontro fisico definitivo col nemico. Gli piace il tifo sbracato alla curva sud, si sente un ultras anche se spesso è solo un bevitore di birre. Ama scaldarsi al bar in discorsi di politica aizzando come un capopopolo qualche pensionato e un meccanico arrabbiato col fisco. Tira due bestemmie di gusto in compagnia di qualche operaio o artigiano amareggiato, poi va a messa perché si commuove a vedere la statua della Madonna. Gli piace ricordare a chi gli sta intorno al mercato quanto bene ha fatto la Buonanima. Invoca la forca per ogni misfatto, anche quelli mai accaduti o inventati; la giustizia per lui è un fai-da-te. Non perde occasione per difendere a gran voce il popolo dai soprusi che subisce dalle banche, dai musulmani e dagli immigrati. Disegna scenari di invasioni, ogni volta citando a riprova il suo mantra di versetti della Fallaci. Disprezza la cultura ma ogni tanto gli piace citare Gramsci. Vuol far vedere al Radical Chic che conosce meglio di lui il pensiero del cervellone della sinistra, anche se poi dimentica che Gramsci è morto nelle carceri fasciste (o magari lo sa e ci prova anche gusto).


Poi domenica sera, ebbro e felice della sua "andata al popolo", si ritira e da lunedì rimette il completo o il pulloverino di cachemire e riprende la vita di sempre sognando Berlusconi o Trump, i loro soldi, le loro donne.

Modena, novembre 2016

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