POPULIST
CHIC
di Carlo Gregori
Il
Populist Chic è un buon cittadino del ceto medio con un impiego
fisso o una libera professione, uno stipendio sopra la media, titoli
sicuri, un appartamento o due ereditati. Ma – attenzione! - a
differenza del Radical Chic, il Populist Chic non parla del popolo
commuovendosi, non immagina dalla sua sala finemente arredata una moltitudine virtuosa e senza volto
che non conosce e fa la rivoluzione per le sue libertà. Il Populist
Chic vuole solo calarsi in questa moltitudine e farne parte per
qualche ora o giorno. Ama trascorre il fine settimana tra il popolo
immaginandosi un popolano. Vuole vivere con il popolo, per il popolo,
nel popolo.
Si
mimetizza “come uno del popolo”. Mette sulla gruccia il completo
scuro e indossa comodi abiti da “gente comune”: non troppo casual
o alla moda, possibilmente di fattura nazionale, però, se no
potrebbero scambiarlo per un Radical Chic. E' uno che va alla
trattoria più tradizionale che c'è per mangiare “come un tempo”
in mezzo alla “sua gente”. Frequenta le sagre perché si mangia
con gli altri sui tavoloni sotto un tendone sentendosi in una
comunità. Mangia tanto, in effetti, e solo prodotti della "sua terra". Si pavoneggia a esperto di sport, attività rischiose e
venatorie, anche se non le ha mai praticate. Esalta la boxe e il
culturismo fantasticando uno scontro fisico definitivo col nemico.
Gli piace il tifo sbracato alla curva sud, si sente un ultras anche
se spesso è solo un bevitore di birre. Ama scaldarsi al bar in discorsi di
politica aizzando come un capopopolo qualche pensionato e un meccanico arrabbiato col fisco. Tira due bestemmie di gusto in
compagnia di qualche operaio o artigiano amareggiato, poi va a messa
perché si commuove a vedere la statua della Madonna. Gli piace
ricordare a chi gli sta intorno al mercato quanto bene ha fatto la
Buonanima. Invoca la forca per ogni
misfatto, anche quelli mai accaduti o inventati; la giustizia per lui è un fai-da-te. Non perde occasione
per difendere a gran voce il popolo dai soprusi che subisce dalle
banche, dai musulmani e dagli immigrati. Disegna scenari di
invasioni, ogni volta citando a riprova il suo mantra di versetti
della Fallaci. Disprezza la cultura ma ogni tanto gli piace citare Gramsci. Vuol far vedere al Radical Chic che conosce meglio di lui il pensiero del cervellone della sinistra, anche se poi dimentica che Gramsci è morto nelle carceri fasciste (o magari lo sa e ci prova anche gusto).
Poi
domenica sera, ebbro e felice della sua "andata al popolo", si ritira e da lunedì rimette il completo o il
pulloverino di cachemire e riprende la vita di sempre sognando
Berlusconi o Trump, i loro soldi, le loro donne.
Modena, novembre 2016
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