sabato 25 febbraio 2017

IL BACO
Una storia sulla Lega Nord di Carlo Gregori






Il baco della Lega Nord era già incistato nel progetto iniziale, ma allora non era possibile vederlo: era troppa la novità di un gruppo di "gente comune" che faceva politica parlando di cose così antiche da sembrare nuove. Questa gente spuntava in mezzo a una società massificata sui diritti acquisiti in uno scontro politico mummificato. Erano i tempi della fine della Guerra Fredda, quando tutti attaccavano la parte perdente e la parte perdente cercava di salvarsi politicamente in qualunque modo abbracciando i "vincitori". La Lega Nord si proponeva come il nuovo movimento - e non un partito - della "gente delle origini" che chiedeva l' "autonomia di potere": voleva riportare le cose al loro vecchio stato. Voleva travolgere tutto, voleva il potere.

 Questa novità creò inizialmente stupore e desiderio di conoscere ciò che già si conosceva, ovvero il folklore coi suoi dialetti e i particolarismi locali. Proprio dialetti e folklore divennero i baluardi della Lega Nord senza essere mai veramente praticati: in realtà, vennero "protetti" dal pericolo di sparire di fronte alla "società di oggi", alla prepotenza dello Stato centralizzato e all'arrivo di gente forestiera.

Il baco lavorò a lungo scavando. Ma quando il consenso crebbe come un'onda dell'oceano il partito non aveva ancora alcun progetto di governo e dovette inventarsi una tradizione propria di identità: nacque così il concetto di Padania. Si pretese di far vivere un'espressione storico-geografica di una realtà mai esistita ma rivendicata come un "sentimento del popolo". Venne riplasmata la storia, vennero inventati confini. Come tutte le cosiddette "tradizioni inventate", anche questa riproponeva un mito delle origini specifico e insito al gruppo: fino ad allora ci si era rifatti a generiche discendenze celtiche e si era persino invocata una radice protestante nella popolazione corrispondente a un territorio, anche se questa radice religiosa, come noto, non era mai esistita. Si radicalizzò la tradizione inventata. Fu creato il mito del "Dio Po", nacque il rito dell' "ampolla di acqua sacra", si aprì un parlamento senza poteri, si battè il conio di una moneta irreale.





 Ora il leghista "ascoltava" il suo cognome e cercava ossessivamente in quello degli altri la prova di una origine comune. La "tradizione inventata" diede spazio al baco diventato frenetico: il sentimento delle origini poteva unire un gruppo talmente omogeneo da definirsi escludendo gli "altri", quelli venuti dopo o da fuori. La definizione di "altri" si allargò dagli odiati connazionali meridionali fino agli immigrati. La xenofobia fu un terreno di pascolo per il baco che ormai mangiava a piene ganasce svuotando la Lega Nord dal suo interno. Poi ci fu una lunga stagione di governo. La Lega Nord formò salde alleanze con altri partiti e gruppi nazionali che rivendicavano la divisione nella società in base al ceto e al denaro e a una supremazia delle origini per i propri aderenti. Alla fine la Lega Nord restò travolta da scandali e corruzione. 

Arrivò un momento in cui prese forma la muta consapevolezza, solo latente, di un'inquietudine che stava rodendo il corpo del movimento: il baco ora girava nella pancia di ogni militante leghista. Era la coscienza che per quanto grande potesse diventare il partito sarebbe stato solo la parte di un tutto. La Lega Nord non avrebbe mai vinto nei fatti: non era possibile perché quegli "altri", che col disprezzo e l'odio legittimavano il gruppo, non sarebbero mai spariti. Questa conclusione era in totale contraddizione con il programma del partito: creare di nuovo una società che, ripetevano ossessivamente, era già esistita alle origini, prima che gli "altri" arrivasseroEra un sogno impossibile. L'origine stessa appariva ormai dubbia.



A quel punto il baco aggredì l'intero corpo scavato, impazzendo di fame. Il singolo leghista, avvolto da una paura indefinibile e senza nome, iniziò a pensare che solo l'uccisione dell'odiato "altro" avrebbe finalmente risolto il problema. Cresceva l'angoscia di intuire che nulla di ciò in cui si era creduto si sarebbe davvero realizzato. Intanto aumentava la paura dell' "altro" che si moltiplicava, ogni giorno sempre più presente e più prossimo. Non bastava più il distacco ossessivo dall'essere inferiore che, anche se vago e senza un nome e una storia, assomigliava e spaventava. La risposta fu una sola: il turbamento che avvelenava l'esistenza del singolo si sarebbe eliminato solo con la cacciata o l'eliminazione fisica di chi non era uguale. La ruspa divenne il simbolo della purificazione. Si evocò l'esclamazione tedesca "Raus!" Il movimento ritrovò nel nazismo un naturale progenitore. 






Per esprimere questo stato d'animo carico di paure mute, mentre il baco impazzito girava in testa, gli attivisti iniziarono a portare alla luce il bisogno di uccidere a parole l'odiato "altro". Ogni occasione diventò buona. Per prendere tempo, mentre il baco lavorava in testa vicino alle orecchie e agli occhi, si moltiplicarono le occasioni per manifestare l'odio. Ma se è vero che l'odio è il dividendo della paura, la realtà non era più sufficiente, gli episodi di cronaca non bastavano. L'odio si rivelava una droga che dà dipendenza: ogni giorno richiede dosi sempre più massicce. Nacque un intero sistema mediatico (giornali, tv, blog, social) per appagare questo bisogno di odio delle masse. Si arrivò a inventare notizie che potessero fomentare l'odio. Si difendeva chi praticava l'odio. Si giustificava ogni reazione di odio.

 Il baco girava folle di fame nelle viscere della Lega Nord. Il leghista odiava persino il suo "simile" che non approvava il suo odio, lo chiamava "buonista del cazzo", incitava a rovinare la sua reputazione, ad additarlo al disprezzo pubblico, a ucciderlo... Più il corpo della Lega Nord era eroso dal baco, rimasto ormai senza cibo, e più si moltiplicavano gli attacchi virulenti e livorosi contro gli "altri" in nome della purezza della propria terra e del proprio sangue. Il baco cominciava a fare capolino dalla carcassa: nel singolo leghista esplodevano bagliori di paura: paura di diventare come gli "altri", di riconoscersi in loro.



Mancava solo il passaggio all'aggressione fisica. Tutto restava sospeso, in attesa di rompere la barriera sempre più fragile tra il dire e il fare, una membrana quasi trasparente dalla quale si vedevano giochi di ombre cinesi: azioni dimostrative, parole di morte lasciate cadere, accuse inventate. Per sopravvivere adesso il baco doveva passare ad altri corpi. Lì avrebbe seminato le sue uova...

Modena, febbraio 2017
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