giovedì 14 settembre 2017

FOTOGRAFIA/PAROLA
Appunto apocalittico di Carlo Gregori

La fotografia digitale istantanea ucciderà la narrazione scritta e orale. Già ora gli appunti stanno scomparendo e lasciano il posto alla fotografia: un nome, un oggetto, un foglio, un testo, tutto questo diventa oggetto della fotografia effimera, destinata solo a promemoria, racchiusa nel cellulare; sempre meno persone scrivono e descrivono a parole. E' un fenomeno che, dopo una convivenza forzata tra i due sistemi, diventerà irreversibile a vantaggio della foto o del video. A mio avviso, porterà velocemente a una regressione culturale di massa tanto impressionante quanto imprevedibile: le masse diventeranno sempre più afasiche, forse mute, e dipenderanno dal linguaggio dell'immagine; si svilupperanno tecnologie specifiche a supporto di questa tendenza. La narrazione potrà salvarsi solo attraverso le élite che la praticheranno per amore dell'arte del racconto, ma sarà un fenomeno di nicchia per pochi appassionati. Il racconto diventerà un fattore secondario anche nella ricostruzione dei fatti: la testimonianza umana perderà sempre più peso rispetto all'immagine.

Questo fenomeno non è nuovo. Non a caso è alla fine dell'Ottocento che l'arte narrativa arriva al suo culmine con il romanzo realistico. Avviene un attimo prima che si diffondano i mezzi di riproduzione meccanica (fonografo, macchina fotografica, cinema ecc. Vedi Benjamin, "L'Arte ecc"). I romanzi di Robbe-Grillet - soprattutto "Le gomme" e "La gelosia" - sono stati un ultimo tentativo di raggiungere la perfezione descrittiva a parole, ma li ha scritti mentre già pensava e faceva il cinema. Oggi è troppo tardi non solo per una narrazione realistica ma di qualsiasi tipo: presto non avrà quasi più lettori o ascoltatori. Già oggi il romanzo costruito artisticamente è impolverato

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