IL ROSSO, IL PACCO E LO STRANIERO
racconto di Carlo Gregori
In Italia non c'è mestiere più insensato dello scrittore. Pochi ti leggono e presto ti dimenticano. Puoi sperare di non crepare di fame, se ti chiamano in tv o a un festival oppure se trovi uno sponsor. I lettori ti scelgono tra mucchi di libri soltanto se hai la faccia da scrittore. I premi letterari non sono decisi dal tuo capolavoro. E se molli la professione per la scrittura, come ho fatto io, va a finire che ti trovi a quarant'anni a sbatterti ogni santo giorno tra una marea di bollette in scadenza e l'eredità della nonna che si prosciuga.
E' un pomeriggio fiacco. Sto cercando di mettere insieme due idee e di buttare giù una trama. Abbasso un po' la tapparella. Bevo un sorso di putrido caffè. Sono imbestialito e non solo perché faccio fatica a scrivere: il postino mi ha appena consegnato altre tre multe. Ho pagato in ritardo l'abbonamento alla Zona a traffico limitato; vai dentro e vai fuori con l'auto e ogni volta la videosorveglianza fa scattare una multa. Non si può, puttana la miseria. Possibile che sia l'unico imbecille da spennare in tutta Bologna? Metto via le multe, devo concentrarmi. Qui si rischia di fallire miseramente.
Soldi freschi, pochi. Tiri su tutte le offerte di lavoro che puoi, pur di pubblicare qualcosa. Quando hai solo un nome da difendere, devi tenerlo sulla piazza come se fossi in trincea. Mica vai per il sottile. Devi sbadilare sterco fischiettando in allegria. O scrivi o crei polemiche, qualcosa devi pur fare per esserci. Due mesi fa, tra un lavoretto e l'altro, mi è toccato mandare a un rivista "popolare" una storiella pulp, "IL GIOSTRAIO". Una scemenza. Una signora separata con due figli ormai adolescenti va ad abitare in una villetta al bordo di un campo nomadi. C'è questo giostraio che è un tipo davvero losco e comanda sui suoi tre figli che spacciano, rubano, imbarcano ragazzine da seconda media e vanno giù di brutto con il coltello. Il vecchio giostraio è una carogna manesca. Intorno a lui, solo donne incinte con larghe gonne e sporchi piedi inciabattati. La vicina lo spia dietro la tendina, con il binocolo vede un delitto. O crede di vederlo, chissà. Si convince di essere stata scoperta, si mette in testa che il giostraio la segue. Poi un giorno scopre che sua figlia si fa venire a prendere a scuola da un figlio del giostraio. Una storia da sgrisore, il sogno di ogni mamma. Serve a iniettare un po' di paura nei lettori: le dosi di ogni giorno non bastano mai. L'ho scritta sotto pseudonimo, si intende; per questa robaccia mi danno seicento euro. La gente vuole questo. Contenti loro...
Adesso una rivista alla moda per signore - quelle riviste che parlano di orgasmi, smalti per unghie e cucina thailandese con foto sfuocate - mi ha chiesto una storia "avvincente". Giuro, mi ha detto così la tizia che ho incontrato al bar a Milano. Una biondina tutto pepe sui trent'anni. Mi sembrava un po' scema, ma non lo dico per pregiudizio verso le biondine. Mi fa: "Ci vorrebbe una bella storia noir, un giallo avvincente, cosa ne dici?" "Noir"... Non lo sentivo dire da vent'anni. Si addice al Festival di Cannes. Va bene, le vendo la storiella "noir". So cosa cercano. E poi tutta entusiasta, va avanti a stuzzicarmi: "Guarda, se viene bene allarghiamo il discorso al reparto editoriale e vediamo di farci un libro. Non hai una trama alla Dan Brown? Il reparto editoriale è a caccia di storie di quel genere". Parole come miele. Ed eccomi qui a creare un capolavoro "noir" alla Dan Brown. Ho una bella storia avvincente di misteri e cadaveri per allietare le serate alle signore tra un'asciugatura di smalto, l'aperitivo e il concorso canoro in tivù.
La trama è un po' incasinata, lo ammetto, ma deve esserlo: è un giallo pieno di misteri. Adesso mi metto a scriverla. Il materiale che serve è tutto in testa e sui fogli sparsi per la stanza.
Il racconto, per ora, si chiama "IL PACCO". Gianni, giovane avvocato bolognese e appassionato di storia, mentre rientra a casa in auto, si ferma al rosso lungo i viali, pronto a svoltare in via Santo Stefano. E mentre aspetta, ricapitolando i clienti che non pagano l'onorario (no, troppo crudo; meglio fargli ricapitolare le prossime udienze), ecco che vede passare davanti a sé un corpulento giovane dell'Est tutto rasato appena uscito dai Giardini Margherita. Quel tizio con la faccia da bambino tiene in mano un pacco sfondato, chiuso con lo scotch marrone. Improvvisamente, alle spalle dell'omone arriva uno smilzo con i capelli corti in avanti - un suo conterraneo (stesse facce, stessi vestiti) - che gli sferra una coltellata ai lombi. Mentre l'omone si accascia, l'altro gli sfila il pacco. Il nostro avvocato, sporgendosi verso il parabrezza, nota però che, appena l'aggressore alza la caviglia cercando di scappare, l'omone a terra gliela afferra e lo fa inciampare, prende il coltello appena caduto in terra e lo pugnala da sotto lasciandolo esanime sull'asfalto. Si rialza sanguinante, afferra il pacco, si getta sul cofano dell'avvocato, a fatica fa il giro, apre lo sportello di dietro e sale.
L'inizio è buono. E' il resto della storia che fa schifo. Non quadra. E' un guazzabuglio di dati e date, ma ce l'ho tutta in testa.
Suona il campanello. Merda! Proprio adesso, mentre tiro i fili della trama. Vado a vedere, è lo spazzino che raccoglie la plastica. Brutto stronzo, gli grido mentre chiudo la finestra, tutti i giorni suoni solo a me? E infatti suona anche il telefono. Addio, concentrazione. Tutti insieme, qui, adesso. Fatemi vivere! E' il mio avvocato, Clara. Siamo stati compagni di classe alle medie, io e Clara. Ero dietro di lei, passavo ore e ore a guardarle il collo. Era una bella ragazza, Clara. Ogni tanto l'ho rivista in giro; negli ultimi anni abbiamo frequentato lo stesso locale per gli aperitivi e così abbiamo riallacciato i rapporti. Due chiacchiere e basta, si intende. Così, quando mi è capitata una grana, l'ho chiamata.
Le chiedo come va la mia causa.
"Va avanti", resta zitta, poi aggiunge. "Vedremo di inventare qualcosa per far quadrare la faccenda della truffa"
"Ma dai, è un reato minore! Ogni giorno quante cause per truffa ci saranno in tribunale?"
"Dipende dal giudice".
"Figurati se vado in galera".
"Vedremo...", mi risponde stando al gioco. "Sono stata questa mattina all'ufficio del gip. Se vuoi, ci incontriamo".
Fissiamo l'appuntamento al solito bar tra due ore, così parliamo della mia grana e beviamo un aperitivo. Mi piace, Clara. Se non fosse il mio avvocato, ci proverei di brutto. Mi piace più adesso di allora. Sempre elegante, capelli curati, un bel paio di tette sode e sempre quel neo sotto l'orecchio destro. La donna matura che ogni uomo sogna, soprattutto se non è mai diventato maturo.
Torno al lavoro ma, sotto sotto, resto preoccupato per la mia causa.
L'omone slavo stringe il pacco a sé, mentre Gianni, il nostro avvocato, guida piano piano lungo i viali chiedendosi cosa fare di quell'ospite che sanguina dalla schiena... L'altro gli grida di sbrigarsi. Deve portarlo all'ospedale? "No, taci! Guida! Vai a casello di autostrada a Borgo Panigale. Subito!" E giù con una tempesta di indicibili imprecazioni in lingua slava finché non arrivano in via Emilia. Ma quando si ferma al parcheggio davanti al casello, l'avvocato guarda nello specchietto retrovisore e vede il misterioso passeggero accasciato. Sembra addormentato. Lo chiama, non risponde. Scende, apre lo sportello e l'omone cade a terra stringendo il pacco. Gianni si guarda attorno: non c'è nessuno. Il cadavere è quasi in mezzo agli arbusti pieni di rifiuti e l'auto lo copre da sguardi indiscreti. Lo trascina e lo nasconde tra il fogliame e i copertoni di camion. Fruga nelle tasche e trova un passaporto russo; lo nasconde nel cruscotto. Sposta l'auto sull'asfalto, scende, cancella le tracce dei suoi pneumatici e se ne va via con il pacco chiuso nel bagagliaio. Torna a casa e con Gladys - la sua fidanzata accorsa senza sapere bene quali minacce incombono - pulisce l'auto in garage. Ormai è sera e, gettati in lavatrice gli stracci con il sangue, si siedono nel salotto. Osservano il pacco sul tavolino. Ci sarà un carico di droga? L'avvocato fa scattare il temperino svizzero e taglia lo scotch. Dentro, trova chiusi in un imballo di plastica due libri stampati in cirillico e un pacco di documenti vecchi. Sfogliano i libri. Non sono opere destinate al pubblico: si capisce dalla stampa particolare. Hanno l'aria di essere rapporti di un qualche ministero russo. Entrambi i volumi terminano con una data: 1966. Gianni e Gladys si fissano (ma l'amore non c'entra). Sfogliano i documenti. Sono scritti in inglese. Vecchi fogli: sembrano originali battuti a macchina un secolo fa.
"Guarda qui, Gladys. E' un documento del 1920 firmato da Churchill e Lloyd George". Osservano sorpresi. Controllano su internet e scoprono che in quell'anno il secondo era premier del governo inglese e il primo capo dell'opposizione. Prendono il dizionario e pazientemente traducono il breve testo intitolato: "MEMORANDUM SULLE CONCESSIONI CONTRO LA DIFFUSIONE DEL COMUNISMO". Trovano un documento simile su carta velina azzurra firmato da Lloyd George e dal presidente americano Wilson. E' chiaro: inglesi e americani hanno segretamente esteso ai loro popoli e ai loro alleati migliori condizioni di vita, diritti, denaro per evitare che diventassero comunisti. "Ecco perché, oggi che non c'è più la minaccia dell'Unione Sovietica, ogni giorno ci tolgono il denaro e i diritti e le nostre condizioni peggiorano", esclama Gladys stupita.
Capiscono che quei vecchi documenti contengono un grande segreto di stato. Sono parole battute a macchina vecchie di un secolo, ma possono ancora giustificare omicidi, ricatti, eccetera. Ma ecco che mentre discutono, sentono un gran trambusto intorno alla lavanderia. Dalla finestra notano tre uomini dall'aria minacciosa che cercano di forzare la porta finestra. Devono scappare. Mettono i documenti nel pacco, afferrano due cose e un po' di denaro ed escono dalla finestra della cucina che dà sul lato opposto. Mentre i tre salgono in casa, i nostri due eroi riescono a far uscire l'auto dal garage e scappare. Qualcuno li sta cercando per il pacco. Qualcuno teme che i documenti finiscano nelle mani di sconosciuti, come le loro. Come avranno fatto ad arrivare a noi?, chiede Gladys mentre Gianni imbocca l'autostrada verso la Riviera romagnola.
"Mi hanno per forza visto al parcheggio. Era il luogo di appuntamento tra il bestione morto e loro", le dice più tardi all'autogrill.
Gladys è stupita e spaventata. Gianni l'abbraccia.
"Credo che abbiano letto il mio numero di targa e, quando hanno visto che il bestione era morto, hanno preso informazioni scoprendo dove abito. Dobbiamo cambiare aria per qualche giorno, Gladys. Mi spiace, tesoro", spiega l'avvocato.
"Non hai creato tu questo pasticcio, amore".
La passione trionfa sul terrore.
Sto pensando a una succulenta scena di sesso tra l'avvocato e Gladys nel loro rifugio romagnolo, un discreto albergo a tre stelle nel centro di Riccione (a Viserbella no, squalificherebbe la storia), quando suona il telefono. E' Clara. "Dove sei?" Finge di sgridarmi: sono in ritardo. Le chiedo scusa: arrivo subito. Come vola il tempo! Mi infilo le braghe, metto una camicia e la raggiungo in bici.
"Se è per ragioni creative sei perdonato", mi dice sorridente sorseggiando lo spritz in mezzo alla folla. "Sai che apprezzo il tuo lavoro e quando sei in forma scrivi in modo strepitoso".
Bene, qualcuno mi legge ancora. Due romanzi pubblicati contano qualcosa. Siamo partiti con il piede giusto. E adesso che ci siamo seduti, sotto con le magagne giudiziarie. L'editore che mi aveva dato l'anticipo non ritira la querela: gliel'ha confermato il suo avvocato. Tutto preoccupato, faccio qualche rimostranza, ma mi tranquillizza: fa parte del gioco delle parti. Gli avvocati fanno sì la voce grossa, ma è tutta scena (devo ricordarmi di sfruttarlo per il mio racconto). Le chiedo perché me lo dice solo adesso. Perché voleva sapere lo stato delle indagini in Procura, mi risponde; alla cancelleria del Gip non è ancora depositato alcun atto di fine indagini. Lo immaginava: non mi è ancora arrivata la raccomandata che me lo comunica.
"Hai paura che ti succeda qualcosa?", aggiunge fissandomi con aria misteriosa mentre bevo un lungo sorso finale pescandolo tra il ghiaccio e la fetta d'arancio. Sono ancora in graticola, insomma.
Porca miseria, sbotto dopo avere ordinato altri due spritz, possibile che debba avere tutti questi casini per un anticipo di mille euro? Quanti me ne ha fregati l'editore, eh? Per anni mi ha fatto correggere testi e bozze di autori più o meno famosi pagandomi quattro soldi. Se io sono un truffatore, allora lui cos'è? Io non ho mai pensato di denunciarlo; invece, quella carogna mi denuncia l'unica volta che mi anticipa un miserabile acconto e io non consegno niente. Io, un truffatore! Non può metterla giù così.
Clara è convinta che si sistemerà tutto. Certo che si sistemerà, le rispondo; scriverò un racconto per quel bastardo così la facciamo pari e patta. Mi dice di aspettare. Non c'è niente da aspettare, ormai. Lo sanno tutti che la canaglia non solo non paga molti autori, ma sta per mandare a spasso tutti i suoi fichissimi editor. Ci penserà un manipolo di polacchi a correggere la spazzatura che pubblica: inutili storie per signore e signorine dal cuore infranto, improbabili gangster, spie e complotti con morti ammazzati senza un fiore sulla tomba, ricordi di infanzie altolocate che profumano di erre blesa, pantagruelici commissari saccenti... Perché non diciamo ad alta voce a cosa si è ridotta la letteratura oggi?
Ecco, mi sono sfogato: odio il lavoro che ho scelto.
Brindiamo e lentamente scivoliamo nella tranquillità. Faccio due battute da finto arrabbiato, le strappo qualche risata. Clara si fa dolce. Apre una bottiglia di passito. Sento che tra noi è la serata giusta. Finiamo a casa sua e le parlo per ore di quando ho lasciato la mia professione di merda e ho deciso di scrivere e basta. Capisce quanto sono preoccupato e deluso per l'ottusità degli editori e dei loro supponenti redattori che fingono di interessarsi a ciò che scrivi. Provo a spiegarle che la libertà di scrittura è un'illusione vincolata da ciò che gli editori scelgono di pubblicare, di quanto sia infimo il margine di autonomia dell'autore tra stravolgimenti, tagli e rifacimenti obbligati. Bisogna dare alla gente quello che vuole: robaccia che si legga in fretta e distragga, pagine che ammazzino il tempo.
Per Clara sono un uomo coraggioso. Per me Clara è intrigante ma soprattutto una gran bella gnocca. Ci baciamo e lentamente la spoglio. La accarezzo. A differenza della mia, casa sua ha un comodo divano a tre posti sul quale ci sdraiamo baciandoci. Lentamente la tocco e sento che mi invita a continuare. Ci dimeniamo. Sfilo le mutandine. "Ho sempre amato il tuo collo, fin dalla scuola", le sussurro.
A cose fatte, ci addormentiamo abbracciati. Gran bella serata.
Mi sveglio con la faccia incartapecorita. Fa un po' di luce. Mi alzo, vado in bagno, mi guardo allo specchio: faccio schifo ma sono felice. Le sussurro che la richiamerò più tardi. Appena tiro la porta, il resto della storia mi esce di getto che è un piacere.
Gladys chiama un'amica di Cattolica che lavora con i russi a Rimini e San Marino. Si incontrano in un bar sulla spiaggia vicino alle terme di Riccione. L'amica legge i due documenti e sfoglia i volumi. "E' una bomba!", esclama. Conferma che quel documento riporta un accordo segreto tra Churchill e Lloyd George per fare ampie concessioni di soldi e diritti per evitare la diffusione del comunismo nell'Impero. (Già detto! Devo cambiare. Ma anche Dan Brown si ripete spesso...) "Qui dice soprattutto in India e in Irlanda", e indica il passaggio in questione. Allora avevano capito bene, Gladys e il suo amore!"Ti rendi conto? Hanno usato e preso in giro almeno tre generazioni di europei e americani. Ecco perché adesso ci tolgono tutto. Non ci credo... Che schifo! Roba da far scoppiare una rivoluzione", commenta l'amica imbustando quel materiale scottante.
Arriva Gianni e i tre si interrogano: i documenti sono autentici o falsi e soprattutto perché sono conservati in quel pacco? In che mani dovevano finire? Perché l'agguato a quell'omone russo? E soprattutto chi li sta inseguendo? L'amica studia i due volumi: sono in russo. Sicuramente, si tratta di un pericoloso segreto di stato sovietico sfuggito da qualche gabinetto ministeriale russo, dov'era custodito gelosamente dal 1966. L'avvocato, perspicace, ricorda di averlo intuito subito. Ragionandoci sopra a lungo con l'aiuto di Wikipedia, i tre capiscono che questo accordo è stato la necessaria conseguenza del fallimento totale della sollevazione dei "bianchi", pagati dagli Alleati, contro il nuovo governo bolscevico. La disfatta del piano inglese per eliminare il comunismo in Russia doveva aver costretto il governo e l'opposizione inglese a giungere a questa conclusione: meglio il benessere per il popolo piuttosto che rischiare di perdere tutto; quindi i ricchi avrebbero messo mano al portafoglio mentre i socialisti si sarebbero impegnati in una finta opposizione al capitalismo.
"Sfido che questi documenti sono rimasti nascosti per più di mezzo secolo", esclama l'amica al momento dei saluti. "Dove li avete trovati?"
Quando Gladys e l'avvocato, rimasti soli, scoprono su internet che il 1966 era l'anno in cui Breznev prende il potere in Unione Sovietica puntando sulla ripresa della Guerra fredda, non ci sono più dubbi sull'origine di quei due strani volumi a stampa. Uno è la relazione del Kgb e l'altro la trascrizione in russo di quei documenti con commenti di esperti. Materiale che scotta. C'è da lasciarci la pelle. Resta da capire uno strano foglietto strappato con una scritta in caratteri latini: "Pope 6 J 00RT" e la firma J.F. Jameson. Cosa c'entra il papa? Oppure si riferisce a un pope russo? E chi era Jameson?
Il pomeriggio successivo telefonano all'amica, ma risponde un carabiniere. E' accaduto qualcosa di grave. Poco dopo scopriranno che l'amica è morta andando a sbattere in curva contro un platano. Arrivano sul luogo dell'incidente. Gladys nota che sull'asfalto non ci sono segni di frenata. Qualcuno tra i curiosi ha visto un furgone bianco. "Sono sulle nostre tracce", conclude l'avvocato. Gladys chiede chi sono e come avranno fatto a individuarli (chissà perché, questa domanda la fa sempre lei). "Ho pagato con la carta bancomat la stanza dell'albergo, tesoro. E' gente che ha strumenti e agganci potenti", risponde dopo aver riflettuto un bel po', mentre imbocca l'autostrada diretto a Venezia. "Ho paura che ci stiano seguendo - aggiunge Gianni pensieroso - probabilmente ci stanno dando corda per capire le nostre intenzioni. La morte della tua amica è un segnale chiaro per noi". "Credi che la morte della mia amica sia un segnale per noi?" "Sì", taglia corto Gianni guidando in terza corsia con gli occhi sullo specchietto retrovisore: sta tenendo d'occhio una Bmw nera tre auto dietro di lui.
A Venezia troveranno un amico che lo ospita e soprattutto un anziano storico esperto di crittogrammi papali che svelerà loro un importante segreto. Intorno a loro, solo terra bruciata e un nome senza senso: Jameson...
Sento che mi sta venendo mal di testa. Mollo il computer, la storia è ormai cucinata al punto giusto. Potrei davvero proporre due puntate. Chissà se accettano. Se allungo il brodo, ci scappa un romanzo. Sì, la trama mi pare abbastanza alla Dan Brown; ora si tratta di chiuderla. Lo infarcisco di inseguimenti, misteri, rivelazioni e qualche cadavere. Meglio un po' di massoneria, un cardinale ambiguo, gli Illuminati o è una congregazione segreta di banchieri? Non sarebbe male qualche riferimento a un monastero russo con un pope che mantiene i suoi intrallazzi con la rete dei "bianchi" durante gli ultimi anni di Lenin. Si potrebbe seguire una pista che porta in Vaticano e divagare sul manoscritto di qualche saggio monaco medievale, qualche profeta eretico, un cataro... Beh, vediamo; la trama così può reggere più di un'idea.
Sono le undici e tra un'ora devo partecipare a un incontro pubblico su un mio vecchio libro. Devo spicciarmi, sono anche senza benzina. Mi fermo al rosso dei viali per girare in via Murri. Mi abbandono ai miei pensieri, divisi tra il distributore più conveniente lungo la strada e su come stringere la storia senza schiacciare i lettori con troppi riferimenti storici. Dovrà diventare chiaro che molti anni dopo, diciamo nel 1947, i sovietici entrano in possesso dei due documenti originali e li usano per ricattare inglesi e americani. Tutto questo può funzionare solamente finché c'è la garanzia che i documenti sono al sicuro in una cassaforte blindata di un ufficio inaccessibile del Kgb. Ma ora che erano stati rubati, qualcuno deve recuperarli e altri devono pagare, anche con la vita. Intorno a Gianni e a Gladys si stende lentamente una scia di sangue tra misteri e rivelazioni di ex comunisti, gangster, spie, banchieri, dignitari papali e il misterioso Jameson. Ma i killer incalzano e ormai li hanno braccati...
Mentre penso a questo caotico finale, mi gongolo all'idea di un bel romanzo con fascetta e tutto il resto, ovviamente primo in classifica e record di incassi. Aspetto che venga verde. Fisso lo sguardo sui Giardini Margherita. Un giovane africano con il faccione tondo e due occhi grossi così passa davanti alla mia auto. Tiene in mano un pacco chiuso con lo scotch marrone. All'improvviso, alle spalle gli arriva un altro negro, più alto e corpulento, che lo butta a terra e lo accoltella. I due lottano; la vittima non molla il pacco. Mentre il pelato si piega urlando, il faccione tondo si alza e corre verso di me, dà una manata sul cofano e mi getta il pacco contro il finestrino. Mi urla di aiutarlo. Cazzo, perde sangue nella pancia! Cosa diavolo succede? Non riesco a chiudere le portiere. Lo sconosciuto sale sulla mia auto. E' proprio come nella mia storia ma questa è una storia vera!
Ma cosa c'entrano gli africani?
maggio 2013
Questo racconto è frutto della mia fantasia e non è autobiografico
Riproduzione Riservata
Solo per diffusione senza scopo di lucro
La prima foto: Laura Bonaguro, Milano, ItaliaLa seconda foto: Harry Callahan, 1984 Atlanta, Usa


Molto interessante. Mery Carol
RispondiEliminaapprezzo il tuo lavoro e quando sei in forma scrivi in modo strepitoso".
RispondiElimina;)
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