sabato 29 marzo 2014




PULP

piccolo racconto di Carlo Gregori








Siccome insiste, gli dico che è nato da un momento distratto accompagnato dalla falsa idea che sua madre avesse i suoi giorni. No che non ce li aveva.

Sento il ragazzo sussurrare che sono uno stronzo.

Questi sono i figli oggi.

Gli chiedo perché, se gli interessa tanto, non si è mai fatto vivo.

Non risponde.

Gli spiego che eravamo in vacanza in tenda sul Gargano, che eravamo giovani, si beveva e si fumava qualche canna.

Mi fissa. Non gliene frega un cazzo.

Ma è tutta roba vera, Cristo santo! Vuole che gli racconti delle puttanate per placare il suo odio contro di me?

Vorrei spiegargli che amavo sua madre. L’amavo follemente. E non l’ho deciso io se me sono andato di casa quando lui, questo ragazzone con un filo di barba, era in fasce. Ma non capisce che se non mi ha mai conosciuto è perché lei non lo voleva? E nessuno poteva rimproverarmi nulla per la cura di mio figlio. Ah, no! Soprattutto lei. Io ho dato l’anima per lui.

Ed eccolo qui mio figlio, davanti a me. Faccia a faccia.

Gli parte una lacrima.

No, non gli dirò quanto gli voglio bene. Non posso.


Mi ha appena piantato un coltello nel cuore. Sto morendo.

Modena, marzo 2014
Riproduzione Riservata
Solo per diffusione senza scopo di lucro

1 commento: