PULP
piccolo racconto di Carlo Gregori
Siccome insiste, gli dico che è nato da un momento distratto accompagnato dalla falsa idea che sua madre avesse i suoi giorni. No che non ce li aveva.
Sento il ragazzo
sussurrare che sono uno stronzo.
Questi sono
i figli oggi.
Gli chiedo
perché, se gli interessa tanto, non si è mai fatto vivo.
Non risponde.
Gli spiego
che eravamo in vacanza in tenda sul Gargano, che eravamo giovani, si
beveva e si fumava qualche canna.
Mi fissa. Non
gliene frega un cazzo.
Ma è tutta
roba vera, Cristo santo! Vuole che gli racconti delle puttanate per placare
il suo odio contro di me?
Vorrei spiegargli che amavo sua madre. L’amavo
follemente. E non l’ho deciso io se me sono andato di casa quando lui, questo
ragazzone con un filo di barba, era in fasce. Ma non capisce che se non
mi ha mai conosciuto è perché lei non lo voleva? E nessuno poteva rimproverarmi nulla per la cura di mio figlio. Ah, no! Soprattutto lei. Io ho dato l’anima per lui.
Ed eccolo
qui mio figlio, davanti a me. Faccia a faccia.
Gli parte una lacrima.
No, non gli dirò quanto gli voglio bene. Non posso.
Mi ha appena
piantato un coltello nel cuore. Sto morendo.
Modena, marzo 2014
Riproduzione Riservata
Solo per diffusione senza scopo di lucro
Modena, marzo 2014
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modern family
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