mercoledì 29 agosto 2012
LE ZEPPE
Quando mi disse sorridente che adorava portare scarpe con le zeppe, capii che non era fatta per me. Odio le scarpe con le zeppe. Mi ricordano l'ultima guerra: quella era l'unica misera moda che le donne potevano sfoggiare in fila per comperare il pane razionato mentre piovevano bombe e i nazisti rastrellavano le case. Ne ho viste tante anche nell'Est, quando i piani di produzione comunisti non prevedevano altro per le estati delle donne slave: scarpe con zeppe e calzini bianchi. Mi ricordano certe puttane sgargianti che da bambino vedevo sfilare all'imbrunire mentre rientravo con mio padre a Milano e in auto percorrevamo le distese di erbacce di periferia mescolate ai palazzoni in costruzione intrisi di fango, fuggendo verso il nostro centro così ordinato, così milanese. No, mi dispiace: di moda ne capisco poco, ma una che si presenta con una simile dichiarazione perentoria ti inocula un veleno che in poco tempo non può che portarti alla sua repulsione.
(Ovviamente il racconto non rispecchia la vita e i gusti dell'autore)
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