APPUNTI DI STORIA
Nel Settecento la rivoluzione industriale esplode in Inghilterra e Galles restando un caso unico in Europa. In Francia i fisiocrati cercano di capire come applicare in patria la novità (economia, finanza, tecnologia unite). La Rivoluzione francese è l'unione tra tante istanze e alla fine prevalgono due correnti: "Liberté, egalité, fraternité", che è politica e culturale frutto dell'Illuminismo, e una corrente fortissima ma meno visibile che si è liberata dell'aristocrazia e ora può industrializzare la Francia. Il modello inglese spopola nell'Ottocento. La Germania lo rielabora. Nel frattempo i cambiamenti avvengono nella cornice del progetto illuminista (Montesquieu e enciclopedisti). La cultura mantiene così un grande peso sull'indirizzo politico e sociale dei governi e soprattutto della composizione sociale. Con il socialismo scientifico nasce una nuova cultura rivolta alle classi più povere ma desiderose di riscatto, questa cultura è parallela a quella tradizionale, la critica ma non la disprezza. Dopo la Prima guerra Mondiale ha il sopravvento la corrente "economica" anche grazie al comunismo marxista. Il totalitarismo si barazza della cultura o ne crea una ad uso proprio. Dopo al Seconda Guerra Mondiale la cultura tradizionale è minoritaria e in ritirata. I nuovi governi la usano come strumento per la democrazia lasciando spazio quindi anche alle frange più libertarie. Il 68 è un ingenuo tentativo di riabilitare la cultura in nome della pluralità culturale delle minoranze e della ribellione contro la cultura ufficiale. Volendo ridare dignità alla cultura, la contestazione in realtà distrugge buona parte della cultura tradizionale europea. Dagli anni Ottanta la globalizzazione introduce in Europa masse di immigrati extraeuropei all'oscuro della cultura europea, sono masse che solo in parte riescono a integrarsi. I loro figli riescono ad assimilare la cultura tradizionale attraverso lo studio ma per una parte di loro è sentita come estranea. Trionfa definitivamente l'asse finanza-tecnologia. L'Europa vede spegnere la sua tradizione culturale che risaliva per alcuni tratti all'antichità in cambio di una cultura di massa nata alla fine dell'Ottocento, in chiave nazionalistica e folklorica, sviluppatasi come settore economico grazie alle tecnologie (giradischi, radio, tv, cinema) ed esplosa dopo la guerra e che si è intanto diffusa in tutto il mondo.
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