IL
MARZIANO
Atto
unico
di
Carlo Gregori
Scena:
la sala di attesa di un aeroporto. Lui e Lei seduti attorno a un
tavolino con riviste e bevande. Nel corso della rappresentazione si
sentono annunci di arrivi e partenze da un altoparlante.
Lui:
Hai capito, ricordati di salutare Anna.
Lei:
Ma sì, stai tranquillo.
Lui:
Ci tengo, lo sai. (Pausa
) E anche il padre di Franco, poverino, bloccato a letto dopo quella
brutta caduta... senti come sta.
Lei:
(Dopo
aver sorseggiato. Affermativa )
Hmm, hmm.
Lui:
A proposito, ricordati assolutamente la bolletta del telefono: scade
dopodomani. Anzi, fai una cosa, portala in banca. E già che vai lì
senti anche per gli estratti conto, perché tardano tanto a
consegnarli.
Lei:
(Annoiata
) Hmm, hmm.
Lui:
Deve essere per colpa del fattorino, quel ragazzo coi capelli dritti.
Forse lo hanno licenziato. (Pausa
) Arrivava sempre in ritardo.
Pausa.
Lei prende in mano una rivista e la sfoglia.
Lui:
(Guardando
l'orologio
) Manca ancora mezz'ora alla chiamata. Speriamo che vada bene; ho
sentito che c'è brutto tempo sul Canale della Manica.
Lei:
(Quasi
distratta
) L'aereo passa sulla Manica?
Lui:
Beh, direi di sì. Non so. (Pausa.
Si guarda intorno )
Però. C'è ancora poca gente al check in.
Lei:
Pazzesco. Guarda qui; c'è uno che sostiene di essere in contatto
radio con gli extraterrestri.
Lui:
Sciocchezze. Piuttosto, sono preoccupato per gli estratti conto.
Perché cavolo non arrivano? Non vorrei trovarmi il conto scoperto
dopo che ho comprato l'auto nuova.
Lei:
Tutte le sere, c'è scritto in questo articolo, quel tizio accende
una radio che ha modificato per mettersi in ascolto...
Lui:
Ma va.
Lei:
(Chiudendo
la rivista seccata )
Perché sono sciocchezze?
Lui:
Ma non crederai mica a quelle fregnacce? Per favore.
Lei:
No, non ho detto che ci credo. Ma non si sa mai.
Lui:
"Mai" cosa?
Lei:
Chi ti dice che non ci sia qualcosa di vero?
Lui:
Ah, perché credi che si sia qualcosa di vero? Che quel tizio senta
davvero le voci dallo spazio? Ma fammi il piacere, dai.
Lei:
Non è che lui sente le voci dallo spazio. E' che sente qualcosa
dallo spazio che...
Lui:
Senti, dacci un taglio.
Lei:
No, non ci do un taglio. E non parlarmi così. Sei arrogante,
prepotente. Cosa ti fa credere di essere così intelligente da dire
che non è possibile?
Lui:
Ma ti rendi conto che stiamo parlando di marziani?
Lei:
Macché marziani. Tu sì che sei un troglodita. Te li immagini ancora
con la pelle squamosa verde, le orecchie lunghe e le antenne mentre
scendono dai dischi volanti.
Lui:
Forse hai solo più fantasia di me.
Lei:
Guarda che esistono prove.
Lui:
Ah, prove.
Lei:
Forse non li hai mai visti, ma in America ci sono dei graffiti...
Lui:
Non comincerai con la storia dei graffiti. L'ho sentita mille volte;
ho anche visto quelle foto. Tu credi davvero che i marziani siano
sbarcati nella prateria e che un pellerossa li abbia ritratti in quel
solenne momento?
Lei:
E perché no?
Lui:
E perché sì? Sarai pure tu a portare delle prove. O devo essere io
a dimostrare che un fatto per lo meno strano non è avvenuto?
Lei:
Ragioni come un avvocato.
Lui:
E tu invece sei dotata di una squisita sensibilità femminile che ti
fa scavalcare qualsiasi prova razionale.
Lei:
Belle prove razionali. Della tua ragione, vorrai dire, visto che solo
la tua riesce a vederci chiaro in queste faccende.
Lui:
Io non ci vedo chiaro e non voglio neppure vederci. Chiaro?
Lei:
Hai sempre la battuta pronta e la mente chiusa.
Lui:
(Ridendo
sarcastico
) Io ho la mente chiusa?
Lei:
Certo, non accetti che nulla del tuo mondo — e non parliamo della
tua magnifica persona — venga messo in discussione.
Lui:
(Tornando
serio
) Senti un po'. Parliamo apertamente: tu pensi che quei disegni
rappresentino dei marziani...
Lei:
Non lo so cosa rappresentino; però, aggiungo, può darsi che siano
marziani.
Lui:
Bene, ammettendo che siano marziani, come spieghi che il pellerossa,
di solito così grezzo a disegnare omini a caccia di bufali, riesca
invece a rappresentare fedelmente proprio i marziani?
Lei:
Sì, è possibile.
Lui:
Secondo te, dunque, era proprio lui il disegnatore dei graffiti, il
testimone presente al momento dello sbarco.
Lei:
Insomma, quegli strani oggetti a me ricordano qualcosa come un
missile...
Lui:
Brava, ci sei caduta. Allora, se ti avessi fatto vedere i graffiti
mettiamo nel 1901, quando i missili non esistevano, cosa avresti
visto? Salsicce volanti?
Lei:
Sai qual'è il tuo problema? Tu non porti argomenti razionali. Tu
stai semplicemente usando la ragione per schiacciare i miei argomenti
e, alla fin fine, me. Il tuo metodo è da prepotente.
Lui:
(Cercando
di mostrarsi carino
) Io non sono prepotente. Solo che i miei argomenti fanno a polpette
i tuoi.
Lei:
Lo credi tu. Tu sei talmente arrogante — e l'arroganza, caro, è un
sentimento — che sei convinto di piegare le mie ragioni e di
convincermi con i tuoi ragionamenti da cinico. E invece io resto dove
sono.
Lui:
(Beffardo
) Ah, sì? E dove sei?
Lei:
Qui con te, all'aeroporto a discutere di marziani.
Lui:
Ma ti rendi conto?
Lei:
Non me ne frega niente. Ormai mi hai seccata, tu e le tue ottuse
ragioni. Sai quel che me ne frega? I marzani forse ci sono. Anzi,
diciamolo bene: è possibile che i marziani esistano. Ecco. Ti va
bene così?
Lui:
E' un pensiero più ragionevole. Se ne discute da decenni di
possibili forme di vita su altri pianeti. Però il problema sta nel
fattore carbonio che...
Lei:
Come sei noioso. Sei capace di strangolare anche a una semplice,
innocua fantasia.
Lui:
Se tutti ragionassero come te qualsiasi superstizione potrebbe avere
importanza. Sai che confusione?
Lei:
E invece quelli come te che mondo hanno creato? (Pausa
lunga
) Sai cosa ti dico?
Lui:
No.
Lei:
Ho un sospetto.
Lui:
Quale.
Lei:
Sei tu il marziano.
Lui:
Io sono il marziano.
Lei:
Sei tu che cerci di cancellare le tracce della tua presenza nel
passato e di ridicolizzare quella preziosa testimonianza sfuggita al
tuo controllo. Quando siete sbarcati in America e avete distrutto
villaggi interi — e lo testimoniano le scene di fiamme in quei
disegni conservati nella grotta — vi siete dimenticati di quel
testimone che avrebbe lasciato il ricordo dell'incursione. Ora tu e i
tuoi complanetari...
Lui:
"Complanetari"?
Lei:
... cercate di screditare la realtà di quella testimonianza.
Lui:
E quanti saremmo?
Lei:
Non lo so. Forse pochi. Ma avete senz'altro fatto un patto diabolico.
Lui:
Un patto? E con chi?
Lei:
Con gli scienziati. E chi altri? Loro hanno avuto assicurazione che
avrebbero ottenuto determinate informazioni per risolvere complessi
problemi fisici e chimici per voi superati già da millenni e in
cambio avrebbero convinto l'umanità a rifiutare con una raffica di
argomenti del tutto ridicoli la realtà di quei graffiti e di altre
eventuali prove. Insomma, ogni cosa doveva provare che il problema
della vostra presenza sulla terra o, peggio, noi uomini era infantile
e insensato persino porlo.
Lui:
(Ridendo
) Mi arrendo, mi hai scoperto.
Lei:
(Seria
) Ho sempre pensato che eri strano.
FINE
Modena, 1993
Riproduzione Riservata solo all'autore
Solo per diffusione senza scopo di lucro
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