martedì 31 marzo 2015








IL MARZIANO

Atto unico
di Carlo Gregori



Scena: la sala di attesa di un aeroporto. Lui e Lei seduti attorno a un tavolino con riviste e bevande. Nel corso della rappresentazione si sentono annunci di arrivi e partenze da un altoparlante.

Lui: Hai capito, ricordati di salutare Anna.

Lei: Ma sì, stai tranquillo.

Lui: Ci tengo, lo sai. (Pausa ) E anche il padre di Franco, poverino, bloccato a letto dopo quella brutta caduta... senti come sta.

Lei: (Dopo aver sorseggiato. Affermativa ) Hmm, hmm.

Lui: A proposito, ricordati assolutamente la bolletta del telefono: scade dopodomani. Anzi, fai una cosa, portala in banca. E già che vai lì senti anche per gli estratti conto, perché tardano tanto a consegnarli.

Lei: (Annoiata ) Hmm, hmm.

Lui: Deve essere per colpa del fattorino, quel ragazzo coi capelli dritti. Forse lo hanno licenziato. (Pausa ) Arrivava sempre in ritardo.

Pausa. Lei prende in mano una rivista e la sfoglia.

Lui: (Guardando l'orologio ) Manca ancora mezz'ora alla chiamata. Speriamo che vada bene; ho sentito che c'è brutto tempo sul Canale della Manica.

Lei: (Quasi distratta ) L'aereo passa sulla Manica?

Lui: Beh, direi di sì. Non so. (Pausa. Si guarda intorno ) Però. C'è ancora poca gente al check in.

Lei: Pazzesco. Guarda qui; c'è uno che sostiene di essere in contatto radio con gli extraterrestri.

Lui: Sciocchezze. Piuttosto, sono preoccupato per gli estratti conto. Perché cavolo non arrivano? Non vorrei trovarmi il conto scoperto dopo che ho comprato l'auto nuova.

Lei: Tutte le sere, c'è scritto in questo articolo, quel tizio accende una radio che ha modificato per mettersi in ascolto...

Lui: Ma va.

Lei: (Chiudendo la rivista seccata ) Perché sono sciocchezze?

Lui: Ma non crederai mica a quelle fregnacce? Per favore.

Lei: No, non ho detto che ci credo. Ma non si sa mai.

Lui: "Mai" cosa?

Lei: Chi ti dice che non ci sia qualcosa di vero?

Lui: Ah, perché credi che si sia qualcosa di vero? Che quel tizio senta davvero le voci dallo spazio? Ma fammi il piacere, dai.

Lei: Non è che lui sente le voci dallo spazio. E' che sente qualcosa dallo spazio che...

Lui: Senti, dacci un taglio.

Lei: No, non ci do un taglio. E non parlarmi così. Sei arrogante, prepotente. Cosa ti fa credere di essere così intelligente da dire che non è possibile?

Lui: Ma ti rendi conto che stiamo parlando di marziani?

Lei: Macché marziani. Tu sì che sei un troglodita. Te li immagini ancora con la pelle squamosa verde, le orecchie lunghe e le antenne mentre scendono dai dischi volanti.

Lui: Forse hai solo più fantasia di me.

Lei: Guarda che esistono prove.

Lui: Ah, prove.

Lei: Forse non li hai mai visti, ma in America ci sono dei graffiti...

Lui: Non comincerai con la storia dei graffiti. L'ho sentita mille volte; ho anche visto quelle foto. Tu credi davvero che i marziani siano sbarcati nella prateria e che un pellerossa li abbia ritratti in quel solenne momento?

Lei: E perché no?

Lui: E perché sì? Sarai pure tu a portare delle prove. O devo essere io a dimostrare che un fatto per lo meno strano non è avvenuto?

Lei: Ragioni come un avvocato.

Lui: E tu invece sei dotata di una squisita sensibilità femminile che ti fa scavalcare qualsiasi prova razionale.

Lei: Belle prove razionali. Della tua ragione, vorrai dire, visto che solo la tua riesce a vederci chiaro in queste faccende.

Lui: Io non ci vedo chiaro e non voglio neppure vederci. Chiaro?

Lei: Hai sempre la battuta pronta e la mente chiusa.

Lui: (Ridendo sarcastico ) Io ho la mente chiusa?

Lei: Certo, non accetti che nulla del tuo mondo — e non parliamo della tua magnifica persona — venga messo in discussione.

Lui: (Tornando serio ) Senti un po'. Parliamo apertamente: tu pensi che quei disegni rappresentino dei marziani...

Lei: Non lo so cosa rappresentino; però, aggiungo, può darsi che siano marziani.

Lui: Bene, ammettendo che siano marziani, come spieghi che il pellerossa, di solito così grezzo a disegnare omini a caccia di bufali, riesca invece a rappresentare fedelmente proprio i marziani?

Lei: Sì, è possibile.

Lui: Secondo te, dunque, era proprio lui il disegnatore dei graffiti, il testimone presente al momento dello sbarco.

Lei: Insomma, quegli strani oggetti a me ricordano qualcosa come un missile...

Lui: Brava, ci sei caduta. Allora, se ti avessi fatto vedere i graffiti mettiamo nel 1901, quando i missili non esistevano, cosa avresti visto? Salsicce volanti?

Lei: Sai qual'è il tuo problema? Tu non porti argomenti razionali. Tu stai semplicemente usando la ragione per schiacciare i miei argomenti e, alla fin fine, me. Il tuo metodo è da prepotente.

Lui: (Cercando di mostrarsi carino ) Io non sono prepotente. Solo che i miei argomenti fanno a polpette i tuoi.

Lei: Lo credi tu. Tu sei talmente arrogante — e l'arroganza, caro, è un sentimento — che sei convinto di piegare le mie ragioni e di convincermi con i tuoi ragionamenti da cinico. E invece io resto dove sono.

Lui: (Beffardo ) Ah, sì? E dove sei?

Lei: Qui con te, all'aeroporto a discutere di marziani.

Lui: Ma ti rendi conto?

Lei: Non me ne frega niente. Ormai mi hai seccata, tu e le tue ottuse ragioni. Sai quel che me ne frega? I marzani forse ci sono. Anzi, diciamolo bene: è possibile che i marziani esistano. Ecco. Ti va bene così?

Lui: E' un pensiero più ragionevole. Se ne discute da decenni di possibili forme di vita su altri pianeti. Però il problema sta nel fattore carbonio che...

Lei: Come sei noioso. Sei capace di strangolare anche a una semplice, innocua fantasia.

Lui: Se tutti ragionassero come te qualsiasi superstizione potrebbe avere importanza. Sai che confusione?

Lei: E invece quelli come te che mondo hanno creato? (Pausa lunga ) Sai cosa ti dico?

Lui: No.

Lei: Ho un sospetto.

Lui: Quale.

Lei: Sei tu il marziano.

Lui: Io sono il marziano.

Lei: Sei tu che cerci di cancellare le tracce della tua presenza nel passato e di ridicolizzare quella preziosa testimonianza sfuggita al tuo controllo. Quando siete sbarcati in America e avete distrutto villaggi interi — e lo testimoniano le scene di fiamme in quei disegni conservati nella grotta — vi siete dimenticati di quel testimone che avrebbe lasciato il ricordo dell'incursione. Ora tu e i tuoi complanetari...

Lui: "Complanetari"?

Lei: ... cercate di screditare la realtà di quella testimonianza.

Lui: E quanti saremmo?

Lei: Non lo so. Forse pochi. Ma avete senz'altro fatto un patto diabolico.

Lui: Un patto? E con chi?

Lei: Con gli scienziati. E chi altri? Loro hanno avuto assicurazione che avrebbero ottenuto determinate informazioni per risolvere complessi problemi fisici e chimici per voi superati già da millenni e in cambio avrebbero convinto l'umanità a rifiutare con una raffica di argomenti del tutto ridicoli la realtà di quei graffiti e di altre eventuali prove. Insomma, ogni cosa doveva provare che il problema della vostra presenza sulla terra o, peggio, noi uomini era infantile e insensato persino porlo.

Lui: (Ridendo ) Mi arrendo, mi hai scoperto.

Lei: (Seria ) Ho sempre pensato che eri strano.

FINE



Modena, 1993
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