sabato 14 marzo 2015

PENSIERO

Dall'inizio del secolo (se si preferisce, dall'11 Settembre) siamo entrati in una fase di vita sociale così artificiale che i rapporti tra le persone sono ormai quasi scomparsi. Ci si vede pochissimo. Si parla pochissimo di persona, faccia a faccia. Andare a trovare a casa senza preavviso, è considerato un grave atto di maleducazione. L'amicizia, poi, è un concetto antiquato da rispolverare in occasioni "mondane" anch'esse sempre più artefatte, quando la pratica - frequentare un amico - si è rarefatta. Gli scambi sociali sono misurati ormai solo sul metro del denaro, perché è il lavoro la dimensione che ingloba tutta la vita del singolo uomo. Insomma, sta sparendo la cosiddetta "sfera privata". E' nato un mondo che trasmette un profondo senso di solitudine negativa, di malinconia, di vuoto. Almeno in me: ho avuto la fortuna di vivere intensamente in mezzo agli altri almeno fino a trent'anni. Poi è rimasta solo la mia professione, il giornalista, a tenermi in mezzo ad altri, ma per lavoro, quando coloro che conoscevo e frequentavo si erano già chiusi in casa e ci incontravamo solo il venerdì sera per mangiare e bere.


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