giovedì 26 novembre 2015

POLITICA INTERNAZIONALE

Ricordo una sera di tanti anni fa in una bettola al porto di Istanbul, un locale caratteristico annebbiato da un'impenetrabile coltre di fumo. Cenavo con la mia ex moglie e ai tavoli vicini c'era un gruppo di giocatori di carte con una decina di amici tra i quali spiccava un omone grande come un armadio a tre ante con capelli corti e baffoni spioventi. Ricordo quando ci chiese nel silenzio generale se eravamo italiani. E quando gli dissi di sì, scoppiarono a ridere mentre lui gridava "d'alema, d'alema!" e loro ridevano come pazzi. E quando gli chiesi perché ridessero tanto del primo ministro italiano, l'omone sventolò il braccio facendo l'ombrello a rovescio. "D'alema, d'alema!" Capimmo che stava indicando l'organo moscio. Perché quello significa d'alema in turco, è una parolaccia

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