giovedì 29 dicembre 2016

PENSIERO

Le rivelazioni e la guerra di spionaggio, e ora anche l'insofferenza di una larga fetta dell'opinione pubblica per come i media occidentali presentano la guerra in Siria, stanno in realtà facendo temere tanti "esperti" di comunicazione - che fino ad oggi si gongolavano nelle loro facili certezza - di non avere più l'egemonia mondiale con i loro network di notizie che partono sempre da punti così alti che non si vedono. La loro accusa più ridicola è quella che rivolgono ai giornalisti che utilizzano fonti russe: di essere di parte. Per quindici anni sono stati zitti di fronte all'emarginazione dei giornalisti autentici, i professionisti che vagliavano i fatti. Hanno persino preso il loro posto come simulacri di giornalisti e ora, siccome sono senza specchio, scoprono che un'altra superpotenza può fare come loro e forse domani meglio di loro.

Questa scoperta, per loro amara e terribile, per me è una buona notizia, è un passo avanti verso la consapevolezza che o fai del buon giornalismo - secondo la vecchia scuola con regole severe e senza prendere soldi e favori e senza guardare in faccia a nessuno - oppure non sei niente. Sei di cartone, come questi "esperti" tirati su da chi li paga per dire la "verità".


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