UNA STORIA VERA
racconto di Carlo Gregori
Questa è una piccola storia vera che mi è capitata qualche giorno fa.
Sono a casa di un amico stravaccato sul divano di fronte al suo. Sorseggiamo una birra. Mentre mi parla, si alza in piedi, apre una credenza e tira fuori una busta con un pacco di foto. Me l'allunga in silenzio.
"Dopo ti devo chiedere una cosa", aggiunge con tono misterioso.
Apro la busta e mi trovo di fronte a qualcosa di inatteso e spiazzante. Sono foto di una nostra comune amica nuda in posizioni oscene. La riconosco subito. Avrà avuto 20 o 25 anni. Un corpo mozzafiato, senza dubbio, ma non riesco a guardarla in quelle posizioni con quello sguardo perso da ubriaca. Vorrebbero essere foto erotiche ma non hanno niente di eccitante, a partire dalla carta invecchiata e dai colori sbiaditi, assorbiti in un arancione indistinto. Foto scattate tanti anni fa, nel fiore della sua bellezza, quando era giovane. Anzi: quando eravamo giovani.
Le sfoglio in pieno imbarazzo. Dopo la terza, sono tutte uguali anche se le pose sono tutte oscenamente diverse.
"Allora?", mi chiede l'amico. "Cosa dici di farne? Gliele ridò o le getto via?"
"Perché dovresti ridargliele? Lei sapeva dell'esistenza di queste foto?"
"Credo di sì", mi fa. "Era ubriaca quella sera. Non ricordo chi le ha scattate, ma ero lì. Fino a una settimana fa non ricordavo neanche di averle. Le ho ritrovate per caso".
"Tu cosa pensi di farne?"
"Prima dimmi tu".
"Io le butterei. Che senso ha tenere delle foto erotiche del genere dopo così tanti anni?"
Le giro tra le mani. E' un segreto più che imbarazzante: può modificare per sempre la considerazione e l'affetto che provo per quella donna. Non voglio custodire simili segreti. Me ne devo sbarazzare.
Le rinchiudo nella busta e le butto sul tavolino tra me e lui.
"Non sono neanche eccitanti", dico per dire qualcosa mentre sorseggio la birra. "E' come vedere un film porno con mia zia".
"Gliene ho parlato", mi confessa.
Cristo santo!
E perché mi chiedi cosa farne, allora?
"Cosa ti ha detto?", chiedo.
"Le rivuole indietro".
"Ma era curiosa?", lo incalzo.
"No, non più di tanto. Le rivuole e basta".
Tra noi c'è una pausa di silenzio. Fissiamo quella busta sul tavolino.
"E adesso?"
"Non so. Le butterò, forse"
"Faresti bene. E' robaccia. Non credo che troverà divertente rivederle".
"Accidenti, se era bella allora!", esclama.
Cala il silenzio.
Comincio a pensare all'uso che ha fatto delle foto in tutti questi anni. Lo osservo. E' un uomo maturo, con moglie e figli adulti. Avrà vissuto i suoi sogni erotici ossessionandosi sulla nostra amica. Quella festa finita così, vicino a lei in quella falsa intimità, lo ha segnato. E adesso ha deciso di tagliare quel filo che lo legava a lei, a quella sera. Perché proprio adesso si sbarazza del suo sogno erotico mummificato in quel mazzo di foto inguardabili?
"Ho conservato queste foto per tutti questi anni in assoluto segreto. Nessuno sa della loro esistenza tranne te. Beh, non si può dire che per lei siano un ricordo del quale andare fieri. E poi sai che lei dimentica tutto in fretta".
Afferra la busta e la rinchiude nella credenza.
"Vedremo", conclude.
Beviamo un sorso di birra.
Proprio a me doveva rivelarlo?
Modena maggio 2017
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