domenica 22 luglio 2018

DA “MEMORIE DI UN CACCIATORE DI ZANZARE”
di Carlo Gregori


 La caccia alle zanzare a volte rivela tante cose di noi che di solito restano segrete o trascuriamo. A questo proposito vi voglio raccontare una storiella divertente che mi è capitata. Da tempo, nelle ore piccole il mio sonno era turbato da una fastidiosa zanzara che mi ronzava attorno all’orecchio. A volte provava a entrarci, la sfacciata. Dal rumore forte e insistente, la immaginavo grossa e grassa, una specie di caramella volante pronta a un’abbuffata bulimica o già carica del mio sangue. Decido di intervenire. La prima notte appena la sento arrivare nell’orecchio, zac!, accendo la luce ma non c’è nulla in giro, a parte i gridolii lamentosi della mia amata nascosta sotto le lenzuola per il risveglio scioccante (un cacciatore vero deve fare il callo a questi rabbuffi coniugali, lo dico ai più giovani). La seconda notte aspetto che si avvicini al mio orecchio e quando la sento a tiro, forse a cinque centimetri dal lobo, zac!, riaccendo la luce. Niente, sparita. Torno a dormire preoccupato. Mi rigiro nel letto e mi chiedo come mai non riesco mai a vederla: dal rumore che fa, dove per forza essere grande. E solo la terza si svela il segreto. Appena arriva a tiro d’orecchio col suo fastidioso rumore, spalanco gli occhi e, guardando nel buio, non sento più nulla. In quel momento capisco che quella zanzara grossa e grassa non è mai esistita: ero solo io che russavo

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