mercoledì 19 settembre 2012

INCONTRO AL BAR
racconto di Carlo Gregori



















"Secondo me doveva capitare per caso. Non puoi pensare che stai seduta al pronto soccorso aspettando di ritirare i referti per tua madre e a un tratto ti trovi di fronte a uno così bello. Non succede mai!", esclamò l'Alle con entusiasmo. "Lo guardi e speri che inizi a parlarti".

La Fra la ascoltava perplessa. Aspirava la sigaretta e poi la abbandonava verso il basso con il braccio penzoloni sotto il tavolino.

"Credi ancora al principre azzurro?", le chiese.

"Un po' sì, dai - rispose l'Alle - quando ha iniziato a parlarmi diceva cose che mi facevano ridere. Era buffo sentirle lì dentro, mentre la gente aspetta soffrendo. Mi faceva ridere, ecco".

"Anche a me piacciono gli uomini che mi fanno ridere", ammise l'amica giocherellando con l'iPhone.

"Incontri così non mi capitano tutti i giorni. Tu non hai mai avuto problemi. Di noi, sei sempre la prima che guardano".


"Non credere: mi sto stancando. Sto così bene da sola", rispose la Fra annoiata.

L'Alle la guardò in silenzio.

"Per farla breve", riprese, "mi ha raccontato che studia ingegneria, e intanto fa il geometra, suo padre ha una ditta di lavori edili, la crisi, bla bla bla. E ogni tanto ci scappava un sorriso, una battuta. Sono morta quando mi ha raccontato l'incidente del padre. Era lì ad aspettare che finisse la visita. Poi l'hanno chiamato ed è sparito dietro la porta scorrevole".

La Fra rimase in silenzio in attesa del finale.

"Tutto qui", ammise l'Alle guardandola, "però ogni tanto ci vuole. Serve per andare avanti".

"Ma si è seduto lui vicino a te o sei arriva dopo?"

"Quando è arrivato, ero già seduta da dieci minuti", disse l'Alle. Si accorse però che all'amica pareva che la sua risposta non fosse sincera.

"Magari quel tizio fa sempre così", disse l'amica. "Un sorriso, una battuta... Ogni occasione va bene".

"Non credo, anche perché non so nulla di lui, neanche come si chiama. Ha chiesto il mio profilo Facebook. Non so; magari accetterò la sua amicizia. Perché non credi che sia stato un bell'incontro? Non mi ha fatto nulla di male; non mi ha chiesto niente... Non ti capisco".

"Già, ci sono certi stronzi insulsi in giro", disse disgustata la Fra. E si mise a pensare a uno che aveva in testa. "Magari lo conosco", disse.

"Smettila, Fra. Non ti sopporto più. Fattela passare", sbottò l'Alle. "Non eri tu quella che diceva ogni tre per due di non avere mai problemi con i ragazzi?"


 Si alzò e se ne andò dal bar.

"Anche Marco mi faceva ridere i primi giorni", le disse la Fra mentre l'amica le passava accanto scocciata. "E anche Marco studia ingegneria!", le urlò.

L'Alle si mise il casco, accese lo scooter e, sgasando, si lasciò scappare un bel vaffanculo.


Fece il giro dell'isolato. Si fermò e sul cellulare guardò se lui l'avesse contattata per chiederle l'amicizia. Sì. Aprì la scheda e vide la foto: era lui. Si chiamava Marco. Lo guardò attentamente: era davvero bello.

"Wow!", urlò davanti a tutti. "E vai!"

 Ridendo, si fregò le mani e spinse il tasto "Accetto".

"Te l'ho detto, Fra: vaffanculo. E' finita", disse felice mentre riaccendeva lo scooter. Le cose stavano cambiando.





                                                   
Questo racconto è frutto di fantasia
Scritto nell'agosto 2012
Riproduzione Riservata
Solo per diffusione senza scopo di lucro


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