lunedì 8 aprile 2013






LA MACCHIA
racconto di Carlo Gregori


Piove. Mentre passeggio entrando nella piazza vuota, all'improvviso dietro la grande torre vedo una macchia blu sui ciottoli. Sento un tuffo al cuore. Mi avvicino piano, osservo quel pezzo di stoffa di lana sotto la pioggia. E' il mio berretto da marinaio. Cosa ci fa lì? Non sapevo di averlo perso. Lo tiro su: è fradicio. Cammino per la piazza vuota tenendolo stretto. Sulla lana risplendono infinite perle di pioggia che riflettono la luce grigia; la mano sgocciola sporca. Ed ecco che ricordo la strana sensazione di un'auto che sta arrivando in fretta alle mie spalle. E' stato la sera prima, ne sono certo. Ormai faceva buio e stavo uscendo dalla piazza verso la via centrale. Mi sono voltato proprio quando l'auto stava finendo di attraversare la piazza. Nella nostra città è vietato, nessuno lo fa. Ho guardato dentro l'abitacolo: c'erano brutti ceffi, facce da galera. Stranieri. Rivedo i loro volti tetri. Il guidatore mi ha lanciato uno sguardo maligno. L'auto mi è passata accanto, lasciando la scia di un rumore veloce sui ciottoli. E' stato sicuramente in quel momento che ho perso il berretto. Non me ne sono accorto.


Modena, marzo/aprile 2013

Questo racconto è frutto della mia fantasia

Riproduzione Riservata
Solo per diffusione senza scopo di lucro

Foto: Tatsuo Suzuki, Ota/Tokyo, Giappone

2 commenti:

  1. Mi piace molto, sottintende un non detto importante. Bravo Carlo, è giusto sottolineare le nostre paure, la nostra preoccupante mancanza di autocritica. Giocando sull'ambiguità di un incipit a confine col giallo-noir, metti in campo l'ironia del paradosso: il protagonista ricorda e annota mentalmente tutto ciò che riguarda GLI ALTRI, di sé dimentica persino l'essenziale.

    RispondiElimina
  2. raspberry beret, the kind you find in a second hand store :-)

    RispondiElimina