racconto di Carlo Gregori
Arrivo di corsa all'appuntamento e la Maria è già davanti al ristorante. Spesso ci sentiamo, qualche volta ci incontriamo, ma ci conosciamo da troppi anni per non sentire la nostra presenza da lontano. Ho il tempo di guardarla a modo mentre parla con il proprietario del locale. E' una bella donna e indossa un abito elegante ma molto vistoso, tutto verde e azzurro; intorno al collo sfoggia un giro di piume di struzzo blu. Porta scarpe con un tacco molto alto, pitonate e verdi come il vestito. Sembra uscita da un sogno strano. Il suo modo di vestirsi non è più eccentrico; è irreale. Mi previene chiedendomi se la trovo buffa. E' un abito preso dal granaio di sua madre, mi racconta; sono tutti capi francesi degli anni Sessanta, haute couture dei tempi felici. Sono tornati di moda, le dico un po' per compiacerla ma so che è vero. Mi fa impressione pensare che indossare i vestiti di gioventù della madre può essere desiderabile da una donna di oggi. Ma Maria non è sola, tante la pensano come lei. Sua madre, mi racconta, spendeva tutti i soldi in vestiti e li conservava in modo maniacale. Una grande fortuna poter scegliere oggi. Eppure mi pare strano. Maria è di famiglia più che benestante: potrebbe comperare quello che desidera. Invece non spende più niente, mi dice leggendomi nel pensiero; usa solo quel ben di dio abbandonato da decenni nei bauli del granaio. La guardo di nuovo con uno sguardo meno prevenuto: devo riconoscere che è elegante ma le resta un'aura irreale. Sembra ritagliata da una foto di tanti anni fa e incollata qui e adesso. Facciamo una foto insieme?, mi anticipa. Certo! Va bene. Mi porta nella via dietro la sinagoga, dove un tempo c'era un forno famoso. Adesso, del forno è rimasto solo uno specchio attaccato a una colonna all'angolo tra la via principale e le viuzze dell'antico ghetto. Prende fuori lo smart phone e lo punta verso lo specchio. Mi guarda languida; io la osservo sorpreso. Scatta una, due, tre, non so quante volte. Guardiamo insieme le foto. Subito, in mezzo alla strada. Che belle: ha creato un gioco di specchi, la strada si sdoppia e si moltiplica tra la colonna dove c'è lo specchio e noi. E' una fotografa fuori dal comune, glielo riconoscono in tanti. "Guarda questa, sembriamo una coppia di altri tempi!", mi fa allegra. Sì, in quella immagine sembriamo fuori dal tempo: siamo immobili dentro uno spazio antico che si moltiplica all'infinito. Penso a me e al tempo che ho vissuto, a quante persone diverse sono stato, alle mode che ho seguito, a chi ho conosciuto e chi ho perso... "Dai, portami al ristorante!", mi fa tutta felice spingendomi. Mi prende sotto braccio e ci incamminiamo. E' bello avere un'amica come Maria.
Modena, marzo-aprile 2013
Foto: Maria Benassati, Milano/Modena, Italia
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