IN MORTE DI DAVID BOWIE
Impossibile racchiuderlo in una immagine ma questa per me è sempre stata potente. Oggi ognuno può scegliere la sua preferita e Fb diventerà un enorme patchwork di tutte le sue foto
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Purtroppo il rock sta diventando un enorme cimitero che macina tutti gli artisti che amo lasciando dietro di loro il vuoto creato dal marketing dell'industria musicale
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La prima canzone che ho ascoltato di Bowie, un effetto indimenticabile. 1974, ero un ragazzino incazzato col mondo e mi trovavo con i miei amici di strada nel retrobottega della stireria della madre di uno di loro ad ascoltare dischi rock con quello stile da grande cerimonia di scoperta & meraviglia descritto così bene nel film "Velvet Goldmine". In quei giorni erano di moda il glam (Roxy Music, T Rex, Suzy Quatro, Sweet ecc) e soprattutto Ziggy e Bowie si faceva sempre fotografare con il suo sassofono in mano...
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La grandezza artistica di Bowie è racchiusa nella sua particolare universalità: ognuno di noi - da punti di vista distanti, in questo nostro mondo così frammentato e indecifrabile - può trovare un pezzetto dei propri sogni tra le sue mille maschere teatrali e credere che ciascuno di noi può creare qualcosa di bello e potente
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David Bowie era del 1947, come Ignazio La Russa. Il destino ha scelto di lasciarci La Russa
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Tanti anni fa in un'intervista Bowie disse una cosa che mi colpì profondamente. Gli chiesero come interpretava una canzone sulla quale era in corso una discussione, quale fosse il "vero" significato. Rispose secco che l'opinione dell'autore non ha alcuna importanza perché è solo una delle tante: vale quanto quella di ogni "fruitore" perché nell'arte le motivazioni non contano, una volta consegnata l'opera al pubblico
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Una canzone-fiume del 1969 così rancorosa e sarcastica come "Cygnet Committee", un addio al "comitato dei cignetti" per me è sempre stata una miniera di scoperte. Per anni ho ascoltato le pieghe di queste parole così amare che negano tutto quello che era l'arte, la sperimentazione, gli ideali del 68 in nome di qualcosa che non esisteva. Mi chiedevo se questa negazione rabbiosa di un amore finito per delusione - questa canzone è il dolore di una porta sbattuta, è l'urlo del brutto anatroccolo contro il conformismo degli anatroccoli che si credono cignetti, è il disincanto dopo la rivoluzione - fosse davvero una sua inconsapevole spinta a cercare il Nuovo (col senno di poi è facile dirlo) o semplicemente la sua incapacità di accettare gli altri e di essere accettato. So che tanti suoi fan si sono chiesti la stessa cosa. Forse in questo sta il profondo mistero dell'apprendistato di un uomo che volendo diventare artista, dopo anni di insuccessi e un solo singolo di successo, continuava a fallire ossessionato da quel successo che non raggiungeva e intanto immaginava Altro
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