mercoledì 11 aprile 2018

DAI "RICORDI DI UN CACCIATORE DI ZANZARE"

 Il coraggio non è una qualità tipica della zanzara, sempre attenta ad equilibrare la sua sfida dispettosa con i rischi di morte. Ma ci sono zanzare che meritano il massimo onore per la loro fine piena di ardimento. Capita che alle 4.30 ti alzi dal letto assonnato per l'ennesima incursione di uno stukas a bassa quota verso l'orecchio, accendi la luce e impugni la racchetta elettrica. E dopo qualche minuto d'attesa, stremata dalla luce la vedi posata sulla parete. E' una zanzara culex, specie maledetta, ematofaga per eccellenza (lo dice Wikipedia), quella che vive più a lungo e alle condizioni più estreme. Soprattutto è la zanzara invisibile: la senti attorno ma non smette mai di volare. E ora è lì sulla parete. Chiara di "pelle", quasi verdognola, se ne sta immobile a un'altezza perfetta. Ti avvicini a passo spedito e dall'alto la chiudi. ZAC! Elettrifichi Sandokan. Ma poi avviene qualcosa di imprevisto. La vedi levarsi in alto quasi in verticale e passare attraverso la griglia dei fili che emettono scariche elettriche letali. Passa e vola. Ti viene incontro. La senti e non la vedi più. No, non può succedere. Maledizione, è impossibile. No! Eppure è successo. Appoggi la racchetta sconcertato e ripassi quello che hai appena visto. Ti sfugge come è andata a finire. Ma sai che non può essere sopravvissuta. E' morta dignitosamente, ti ripeti, sicuramente è morta, ha tentato di sfuggire alle strettissime maglie mortali di Sandokan. Spegni la luce , torni a letto e infatti non senti più niente se non l'eco di una morte eroica


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