giovedì 8 novembre 2012

L'ULTIMO RIFIUTO
   Suona il campanello. Apro la porta e mi trovo di fronte a una venditrice di contratti di gas ed elettricità. La guardo: una trentenne invecchiata precocemente, sformata, misera, disperata. La giacca scura lisa e vecchia che indossa forse un tempo era un piumino. Tiene stretta sotto l'ascella una cartellina scura. E' trafelata. Quando le spiego che non sono interessato, si irrigidisce. "Davvero non le interessa risparmiare?", mi dice con una sorpresa che sa di poco sincero. Mi aspetto che scoppi a piangere. La guardo e sento risuonare in testa quella sua obiezione. Mi chiedo come è possibile arrivare ad attaccare tutta la propria vita, se stessi e quel che resta del proprio futuro a un solo argomento del genere per spingere a firmare un contratto che, unito a tanti altri, ti possa dare da sopravvivere sapendo che dietro c'è una macchina tritacarne di clienti.
   Ho provato una grande compassione per lei, giunta con me all'ultimo rifiuto di una lunga serie quotidiana.


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