L'ULTIMO
TRENO
racconto breve di Carlo
Gregori
Timbro il biglietto e mi
guardo attorno: la stazione è a pezzi. Era tanto che non ci entravo. Rifiuti per terra, sporcizia scura in ogni angolo. Qualcuno mi dice
che sta arrivando il treno: è l'unico per Bologna, devo sbrigarmi.
Si aprono gli sportelli e scende un'orda di pendolari che mi
impedisce di salire. Urtano la borsa, mi sfugge di mano, la cerco
tra le gambe della folla, alla fine la trovo incastrata sotto una
panchina. Il treno si sta allontanando. Le luci alternate in coda mi
salutano. Ho perso il treno, fanculo! E adesso? Ho un lavoro
importante da consegnare. Mi aspettano tutti. Come diavolo faccio a
raggiungere Bologna subito? Passa il
capostazione e getta il cappello nel cestino dei rifiuti. “Era
l'ultimo treno”, dice togliendosi la giacca. Gli chiedo quando
passa il prossimo. “Era l'ultimo”, ripete seccato. “Non passano
più treni. Mai più. Da oggi abbiamo chiuso”. Mi sento tremare.
“La linea è soppressa: troppi debiti”. E come
faccio? “Non lo so”, taglia corto. Non ci credo. Mi guardo attorno e sfidandolo gli
chiedo che fine farà, allora, la stazione. Rivolta la
giacca, ora è rigata, la indossa. “Un bar, signore. Da oggi la stazione è il più grande bar della città”.
gennaio 2014
Questo racconto è frutto della mia fantasia
In foto: Detroit, Michigan Central Station
Riproduzione Riservata
Solo per diffusione senza scopo di lucro
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