martedì 7 gennaio 2014

R

R è l'eroe designato per l'ultimo atto di un processo di massificazione accelerato in corso in Italia a partire dagli anni Novanta. Con i suoi discorsi amichevoli da ragazzone con il sale in zucca, R può indossare una maschera di valori "umanitari" e invocare la "democrazia". Ma è solo teatro: recita una parte. Il suo compito è concludere un'opera di livellamento verso il basso delle classi sociali e di distruzione finale del ceto medio, soprattutto della borghesia che si era formata con il "boom economico". R finisce il lavoro portato avanti e lasciato a metà da B e M; dovrà mettere mano all'altra metà degli italiani, quella più ingenua e sentimentale, rimasta in parte estranea al lavaggio del cervello dell'ideologia liberista e che crede ancora ai vecchi valori di sinistra. Dietro la maschera democratica, R è sostenuto dai gruppi di potere che si sono impossessati delle strutture economiche della vecchia sinistra e che corrono insieme alla casta dei manager sulla superstrada del progresso verso il mirabile futuro globalizzato unico. Gli italiani stessi chiedono di diventare sempre più massificati nei consumi e nelle idee: ne hanno un disperato bisogno, non sanno cosa farsene di tante libertà; ciascuno desidera avere proprio ciò che hanno gli altri. Per questo R è il candidato giusto a far passare le leggi più socialmente inique, a cancellare gli ultimi diritti sindacali e finalmente a riunificare il Paese pacificandolo sotto la bandiera della miseria e del precariato. 
Ma forse sbaglio...

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