APATIA
Incoraggiata dai politici di professione, la maggioranza delle masse vive nell'apatia politica. Molti lo fanno per rassegnazione, altri per ignoranza, altri per una specie di ribellione insulsa, come fa un bambino indispettito che aspetta le scuse della mamma. L'unica risposta che dà l'uomo comune apatico è sempre la stessa: "E io cosa posso farci?" Questa impotenza è la radice della rassegnazione. Ne deriva che l'apatia è la forza trainante di molte democrazie e il puntello di tutte le dittature. L'Italia è stata dominata dalla maggioranza apatica fin dall'Unità: l'Italia non l'hanno fatta i patrioti e gli eroi che sfidavano la morte, ma le masse indifferenti alle guerricciole in corso. L'italiano apatico ha lasciato fare i governi corrotti, il fascismo, la Dc, Berlusconi, Renzi ecc. Non credo però che l'apatia e l'astensione al voto abbiano una coincidenza sostanziale: c'è un apatico votante che vota i partiti di sempre. Ha un'indole estremamente conformista. Sa che non interessandosi di politica lascia il potere a chi comanda. E chi è al potere sa che la massa apatica lascia passare qualsiasi cosa. Tra loro c'è un tacito patto. Per questo l'uomo comune indifferente alla politica s'infastidisce se qualcuno scruta tra le sue opinioni.
Se la democrazia è stata costruita sulla retorica del popolo e il popolo è stato dipinto in toni eroici da tutti i partiti, soprattutto quelli estremi, la realtà è che il popolo è composto in prevalenza di apatici. I processi di massificazione, con le loro chiamate di partecipazione all'uomo comune, hanno sempre diffuso una maggior apatia. George Orwell lo ha descritto bene in "1984" e in "Fiorirà l'aspidistra".
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