Provocazione di Carlo Gregori
Il punk fa ancora schifo. Vuol dire che è vivo. All'inizio è stato un genere rock divertente, fresco e poco rassicurante al punto giusto ma poi è sparito perché non se ne poteva più, tanto era ripetitivo. Erano solo degli sfigati messi sul palco a fare casino. Oltretutto, come ha autorevolmente spiegato Billy Idol, il punk non ha minimamente inciso sul sistema politico; anzi, come detto tante volte già in quei giorni, è stato un fattore stabilizzante per la Thatcher e la nascita del neoliberismo e in fondo i punk erano molto attaccati alla regina che dicevano di detestare. Purtroppo, però, sono sopravvissuti i nostalgici di quei giorni ormai lontani. Dopo quasi quarant'anni, da anarchici i punk di oggi sono diventati neofascisti proprio per quel carattere di supremazia bianca conservatrice e profondamente razzista che conteneva il punk fin dalle origini, come spiegò con grande lucidità Lester Bangs. Oggi questi nostalgici punk, che trovano un seguito solo nel loro ambiente o tra gli adolescenti in cerca di un look diverso, comandano nel sistema della moda e nella pubblicità. Siccome il grande pubblico prova schifo per i punk - ed è giusto così, se no non sarebbero punk - i santi protettori del punk, ultraquarantenni mai cresciuti ma dispensatori di stili di vita e di pensiero per le masse, ci raccontano la favola bella di quanto erano dolci e profondi i punk. Intanto i fashion punk (che all'epoca non erano punk) ci fanno indossare gli stracci, frutto degli accostamenti più orribili fatti apposta in nome di una estetica ultra kitch che finge di essere "ribelle". I fashion punk - semplici operai del gusto che lavorano per aziende che sfruttano loro, gli operai cinesi e i consumatori - ci hanno fatto diventare una massa di pezzenti. Questa rincorsa alla moda squallida che ci stanno imponendo è una specie diversa di punk di massa: se non volete spilloni e creste, allora prendetevi le ciabatte da piscina con i calzini bianchi; l'importante è che facciate schifo. I nostalgici del punk sono specializzati a spacciare un sacco di balle. Io lo ricordo bene il punk perché l'ho vissuto da vicino pur non essendo mai stato un punk. In quegli anni ero un adolescente. Frequentavo gente e ambienti punk e posso dire che facevano schifo e paura. Qualche mio coetaneo onesto lo dirà. Non era una cosa da fighetti come te la vendono oggi. I punk non avevano ideali perché quello era l'ideale dei punk: pensavano solo a fare comunella, farsi di eroina, bere birra e creare casini qua e là; avevano la zucca vuota. I punk marcivano in strada. Ricordo quando ridevano senza denti. Molti vivevano con dei cani drogati. Ho visto morire molti punk di eroina. I punk andavano presi a catenate e tenuti alla larga, perché erano aggressivi nel loro nichilismo, altrimenti finiva che le catenate te le davano loro. I punk di oggi non sono questi ridicoli sacerdoti dell'epoca punk ma gli immigrati dell'Est Europa, ventenni che bevono, si fanno, rubano nei garage, stanno in gruppetti isolati, ti prendono per il culo. In fondo, prima del punk come moda e musica, "punk" significava "piccolo delinquente povero passivo emarginato e sfigato". Anche oggi i punk vanno presi a catenate e i loro difensori del jet set modaiolo meritano di prendere sputi in faccia e di essere sfottuti. E' l'unico modo per ricordare il punk com'era davvero. Non credete a quelle cazzate che vi dicono sul punk. Siate un po' punk, ma non offendetevi se qualcuno poi si incazza.
Novembre 2014
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