martedì 24 febbraio 2015

PENSIERO

Il tipico errore di chi studia la cultura di destra è di cercare le radici nobili di un pensiero violento e totalitario. In realtà, dalla mia esperienza di vita, ogni esponente della destra che abbia un po' di cultura è spinto a leggere scritti o memorie che siano in linea con un'ideologia che vive già saldamente sulla tradizione orale. Il pensiero di destra è una tradizione che vola sul passaparola. Lo scrittore di destra poi è un intellettuale che cerca di dare una forma al pensiero di destra già esistente colmando una specie di vuoto sullo scaffale, niente di più. Per questo spesso è deludente: ogni tradizione orale, soprattutto se popolare, si ingabbia a fatica in uno scritto o in una registrazione solo quando è già morente. 

Semplificando, le ragioni vanno cercate nel fatto che la "sinistra" si è sempre consolidata attraverso progetti scritti fino al crollo dell'Urss e alla nascita dei partiti-simulacro di sinistra, mentre la "destra" ha una natura più emotiva - è considerata una "reazione" a questi progetti di riforma - e si basa su una tradizione di critica orale accesa se non violenta che assorbe e diffonde galassie di argomenti già esistenti o persino antichi e arcaici che, opponendosi alle "riforme", sopravvivono ai progetti di "ingegneria illuministica" 



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