PENSIERO
Sarebbe ragionevole pensare che il nichilismo, come si è sviluppato in Europa dall'Ottocento ad oggi, sia una specie di ateismo per l'uomo della massa. Forse in parte è vero, in un senso nobile. Nella realtà, però, in base a quanto ho visto, per chi lo "professa" il nichilismo è una comoda accettazione dell'abbandono dei valori tradizionali senza la loro sostituzione. Il "nulla" (nihil) è quindi un vuoto che resta tale e non si sente il bisogno di riempire. Tutta l'arte e la letteratura contemporanee, in fondo, ne parlano e anzi questo nulla, come un virus saprofita, ha penetrato la linfa vitale dell'arte e della letteratura trasformandole, uccidendole lentamente e lasciando un guscio vuoto in mano al marketing. I cosiddetti "nuovi valori" non esistono, infatti, né per chi abbandona con disprezzo o indifferenza quelli vecchi, né per la società industriale che moltiplica per milioni il nichilismo dei singoli e lo alimenta con la leva della sua cultura di massa. Da questo punto di vista il tanto insultato Sessantotto è stato l'ultimo tentativo (fallito) di abbattere i vecchi valori cercandone dei nuovi. Dagli anni Ottanta non è stato fatto più nulla e questa inerzia è avvenuta volontariamente.
Riproduzione Riservata solo all'autore
Solo per diffusione senza scopo di lucro
Nessun commento:
Posta un commento