venerdì 27 febbraio 2015

PENSIERO

Se la distruzione di statue babilonesi sopravvissute alle furie iconoclaste di cristiani e islamici antichi è l'ultima frontiera della politica, allora oggi la dialettica è tutta focalizzzata nello scontro tra l'ideologia liberista conservatrice e i reazionari più spinti di ogni sorta: Isis, neonazisti ucraini, fanatici di destra di innumerevoli correnti, cristiani oscurantisti. E' una dialettica che spinge tra un'immobilità (il lasciar fare al liberismo e ai suoi profeti, ovvero  coloro che lavorano per una fascia sempre più ristretta di ricchi dietro le quinte) e una destra che guarda solo al passato come futuro comune per tutti cercando di rielaborare la propria nostalgia delle origini "clandestine" (l'ordine, la lotta agli stranieri, il ritorno alla shahria, l'uso della violenza come strumento politico ecc). Si sente l'assenza completa di un qualsiasi progetto "progressista" adatto ai tempi. La sinistra è fuori gioco, se non lo spettro di ciò che è stata: un'organizzazione che lottava per migliorare le sorti collettive. Oggi la cosiddetta sinistra si interessa solo dei "diritti civili", una flebile e insulsa battaglia per ciò che resta dei suoi nobili ideali al centro delle sue lotte prima del crollo, ormai 40 anni fa (il mondo è cambiato nel 1975) quando la sinistra, in una sua fase snob (radical chic) schifava tutte le risorgenze reazionarie.

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