Riflessioni sull'elettorato di
Carlo Gregori
Ci siamo bloccati davanti a un nodo nel percorso democratico: la scelta di rappresentanti politici scadenti e le impasse di governo non sono causate solo dai politici ma soprattutto dagli elettori. La democrazia si sta sempre più
allontanando da ogni aspetto rappresentativo restringendosi a proposte programmate e delimitate dai politici e dalle élite che comandano,
mentre il popolo diventa solo un target di marketing da accontentare con ciò
che vuole purché innocuo. Il punto è che ciò che si dà al popolo non è frutto
di un'offerta politica. E' una distrazione continua per placare la frustrazione o
soddisfare un momentaneo piacere (anche sadico). Le distrazioni che vengono proposte in campagna elettorale e nel
“dibattito” politico (quello che ne resta oggi) sono argomenti estranei
all'azione politica o, se vi rientrano, sono fuorvianti. Eppure agli elettori va
bene così. Come si è arrivati a questo punto di degrado?
Tralasciando le specificità della storia italiana – un tempo vista da sinistra come un percorso trionfale verso un riscatto delle masse popolari, pura poesia – si
può subito notare come il processo di massificazione cominciato dopo la Prima
Guerra Mondiale e portato al culmine dal Fascismo, è ripreso nel Dopoguerra con
un diverso obiettivo di modernizzazione accelerata: il consumismo. Gli oggetti
e i comportamenti della massificazione si collegavano ovviamente ai consumi
dei prodotti di una società nuova legata a un’idea di progresso. Si trattava in
prevalenza di stili di vita e di merci che plasmavano il comportamento del
singolo che, autonomamente, si replicava in scala su masse di milioni di
persone. Il fatto (notato più volte da Pasolini nella fase nascente del
consumismo) ha avuto un'esplosione dagli anni Ottanta quando si è radicato un
pensiero unico che non ha più smesso di dominare sia attraverso le élite che attraverso
le masse "plasmate".
Ma non è questo pensiero unico (identificato con il neoliberismo e la "deregulation" dello Stato e dei rapporti di lavoro) ad attirare oggi l'attenzione. Sono invece i suoi effetti sulle persone sottoposte a queste forti spinte alla massificazione. Processi accentuati dal cambiamento del modo di lavorare e dalle diverse occupazioni sorte dopo la produzione diretta: meno fabbrica, più uffici, più lavori nuovi e precari. Sono anche stati determinati dal terrorismo e dalle guerre dopo l’11 Settembre che hanno spinto le masse da un lato a chiudersi in casa e a creare nuovi modelli di vita e di consumo (la mania per la cucina, ad esempio) oltre che a diradare sempre più le frequentazioni reali, e dall’altro a sviluppare una comunicazione sempre più a distanza.
Ma non è questo pensiero unico (identificato con il neoliberismo e la "deregulation" dello Stato e dei rapporti di lavoro) ad attirare oggi l'attenzione. Sono invece i suoi effetti sulle persone sottoposte a queste forti spinte alla massificazione. Processi accentuati dal cambiamento del modo di lavorare e dalle diverse occupazioni sorte dopo la produzione diretta: meno fabbrica, più uffici, più lavori nuovi e precari. Sono anche stati determinati dal terrorismo e dalle guerre dopo l’11 Settembre che hanno spinto le masse da un lato a chiudersi in casa e a creare nuovi modelli di vita e di consumo (la mania per la cucina, ad esempio) oltre che a diradare sempre più le frequentazioni reali, e dall’altro a sviluppare una comunicazione sempre più a distanza.
Fatte queste considerazioni, possiamo perciò focalizzarci
sul fatto completamente nuovo della disgregazione della consapevolezza politica
che si esprime col voto. Non si tratta solo di un fenomeno legato
all'analfabetismo di ritorno (carenza di aggiornamento dopo gli studi) ma principalmente di analfabetismo disfunzionale (l'incapacità
di applicare ciò che si è imparato a scuola anche se poco rispetto all'offerta
scolastica); fenomeni, entrambi, che interessano decine di milioni di italiani (70% degli elettori, secondo
De Mauro intervista 2016).
Ne consegue l'incapacità di capire la lotta politica in corso e i suoi protagonisti. Si tratta di un processo nuovo, mai sperimentato prima e per questo rimasto incontrastato. E' iniziato con il cosiddetto “riflusso” dei primi anni Ottanta dalla attività politica diretta, soprattutto quella extraparlamentare, e che da allora non ha mai smesso di radicarsi. L'interesse per la politica sorto negli ultimi anni ha una matrice diversa, sicuramente autentica, spesso nata da dolorose disgrazie capitate a chi protesta (lavoro, banche, burocrazia), dal controverso arrivo degli immigrati e dallo scandalo dalla corruzione e dagli abusi (es: Tangentopoli, la "Casta"), ma mostra proprio l'incapacità di capire ed esprimere cosa accade e quali sono le forze e i protagonisti in campo dopo decenni di afasia.
Ne consegue l'incapacità di capire la lotta politica in corso e i suoi protagonisti. Si tratta di un processo nuovo, mai sperimentato prima e per questo rimasto incontrastato. E' iniziato con il cosiddetto “riflusso” dei primi anni Ottanta dalla attività politica diretta, soprattutto quella extraparlamentare, e che da allora non ha mai smesso di radicarsi. L'interesse per la politica sorto negli ultimi anni ha una matrice diversa, sicuramente autentica, spesso nata da dolorose disgrazie capitate a chi protesta (lavoro, banche, burocrazia), dal controverso arrivo degli immigrati e dallo scandalo dalla corruzione e dagli abusi (es: Tangentopoli, la "Casta"), ma mostra proprio l'incapacità di capire ed esprimere cosa accade e quali sono le forze e i protagonisti in campo dopo decenni di afasia.
La causa di questa ignoranza va ricercata, a mio avviso, prima di tutto
dalla fuga dalla realtà. Questa evasione è un fenomeno di massa vissuto dagli individui come
una libera scelta; per questo si crea in loro un’opinione difficile da scalfire.
Si tratta di un processo di alienazione combinato tra il singolo e chi propone
i mezzi per calarsi nell'alienazione che nasce con la società industriale ma che è
decollato verso offerte e forme sempre più sofisticate negli ultimi cinquant'anni. Si
parte dalla televisione della fine degli anni 50 e si arriva al cellulare che
permette di vedere per ore video e foto e presto, ampiamente profetizzato nel
cinema, arriverà Oculus, il caschetto per la tv digitale che porterà
all'estraniazione totale del fruitore dall'ambiente.
Se consideriamo le fasce di età degli elettori, noteremo che gli anziani utilizzano
quasi esclusivamente solo la tv, intensificandone l'uso in età avanzata: è
l'unica tecnologia di distrazione da loro seguita. La fascia dal 60 ai 45 è
stata la più politicizzata in Italia. Ha partecipato al ‘68 o ne ha subito gli
influssi, sia accettandoli che combattendoli, ma ha anche utilizzato la tv in
maniera sempre più capillare dato che è cresciuta con l'avvento delle tv
commerciali: i programmi di intrattenimento sono diventati per tanti individui l'unico
elemento culturale della loro esistenza a fianco dei relitti dell'infanzia
(giochi, figurine, fumetti ecc). Considerano il libro una sopravvivenza poco
frequentata: per loro è “noioso, pesante, ecc”.
La fascia dai 45 ai 35 anni è la più preoccupante. Infatti, oltre alla tv subita
in dosi massicce soprattutto nell'infanzia (per la prima volta, genitori entrambi al lavoro oppure separati), questi elettori hanno vissuto la loro
gioventù con i videogiochi, i romanzi di genere fantasy (spesso imitazioni
de “Il signore degli anelli”) e serate in birreria, spesso facendo ampio uso
di stupefacenti, come se non di più della generazione precedente, ma ricorrendo sempre meno allo straniamento della discoteca. In questa fascia si radica la maggioranza dei precari. Lo stato di alienazione di queste
persone è tale che dall'adolescenza in poi hanno avuto scarsi contatti con la
realtà e con l'evolversi degli scenari politici. Dalle loro risposte nei
questionari culturali risultano per un terzo all'oscuro di conoscenze ritenute
importanti dai sondaggisti stessi. Non è un caso che tra gli elettori cresciuti
tra videogame violenti e idealizzazioni di racconti fantasy si sia diffusa una
sola ideologia: il fascismo; un'ideologia esclusivamente mitica e astorica, chiusa nella immutabile bolla
temporale di un passato concluso. Credono nella politica di una dittatura – basta un solo capo per risolvere i problemi di tutti - che,
proprio perché sconfitta storicamente, non può che rivivere nell'idealizzazione
fantasy del suo passato attraverso la simulazione della guerra come un
combattimento di videogame concluso ma con un risultato variabile nel presente, quando per loro il presente è l'unica dimensione praticata.
A questi fattori si aggiunge l'assenza di coraggio di gran parte dei loro ex insegnanti scolastici che, per non prendere posizione durante la Guerra Fredda o subito dopo, nelle lezioni di storia hanno evitato per decenni di affrontare le principali questioni politiche col risultato di lasciare masse di futuri adulti nell'ignoranza totale della storia e della politica.
A questi fattori si aggiunge l'assenza di coraggio di gran parte dei loro ex insegnanti scolastici che, per non prendere posizione durante la Guerra Fredda o subito dopo, nelle lezioni di storia hanno evitato per decenni di affrontare le principali questioni politiche col risultato di lasciare masse di futuri adulti nell'ignoranza totale della storia e della politica.
Possiamo dunque chiederci chi sono questi elettori, quanto sostengono i loro
interessi e che cosa conoscono del mondo reale. Soprattutto chiediamoci come
intendono incidere su quanto avviene.
La fascia successiva dai 35 ai 25
anni è composta da elettori che hanno assimilato ormai tutte le tecnologie e i
mezzi dell'alienazione da intrattenimento (dalla tv in poi) fino all'uso dei
social su internet e all'attaccamento compulsivo al cellulare per guardare
chat, video e foto (testi pochi e brevissimi, a parte i “meme”). Questa fascia
giovanile (non sono più giovani) vota seguendo la corrente di informazioni di intrattenimento
e comicità tanto che si parla di “elettorato cinico”. Se cinico veramente, è da
chiarire; che non presti attenzione alle priorità, è un fatto incontestabile.
Sicuramente, è un elettorato in possesso di scarse informazioni politiche
ampiamente manipolate e spesso false, costruite apposta per suscitare passioni
senza che il fruitore si ponga neppure domande su cosa lo infiamma o lo indigna
ma spingendolo solo a cercare suoi simili coi quali ripetere gli slogan che lo indignano
(fenomeno “echo chambers”). E' un elettorato in preda a false aspettative.
Per la generazione più giovane si
profila infine l'avvento del caschetto per la tv digitale, appena annunciato da
Facebook. Non serve fare previsioni: è il coronamento di questi processi di
alienazione. Racchiude tutte le tecnologie di intrattenimento dalla tv alla
chat fino alla compulsione e al terrore di abbandono che provoca l'uso del
cellulare.
Queste fasce di elettori si sono poi trovate ad affrontare un secondo
fenomeno del tutto reale che le ha spinte in uno stato di massificazione e
alienazione ancora maggiore. Proprio grazie a queste tecnologie, non è più
necessario un contatto diretto tra persone. Per questo la massificazione non
procede più, come un secolo fa, attraverso raduni, comizi e parate, ma semplicemente
facendo proprie le attitudini e i comportamenti virtuali che si immaginano
praticati da altri, da “amici”. La partecipazione è smaterializzata: non ci
sono più adunate in piazza, incontri e faccia a faccia, basta un semplice consenso momentaneo
(il “like”).
Infine il processo di alienazione passa attraverso i due strumenti
tradizionali di dipendenza psichica: le droghe e la religione. (Non mi occupo qui dell’isteria di massa sul presunto “scontro di civiltà” per colpire islamici e immigrati). Inutile soffermarci su come il processo di massificazione alienata, del quale parlavo
sopra, si è affermato parallelamente alle recenti campagne per legalizzare la
cannabis. La “canna” è il tradizionale strumento per uscire da una società "oppressiva", per "liberarsi" dallo stress. Ormai è accettata e condivisa da più generazioni e da un pubblico
vastissimo su posizioni di pensiero distanti. Tuttavia, l'argomento tabù sulla “canna”
resta proprio l'alienazione che produce dalla realtà, come del resto ogni droga
che “ti manda fuori di testa”: dall'alcol alle metanfetamine.
L’industria dell'evasione e la cultura che ne è nata (intensificata dalla “controcultura” del ‘68) formano un piano di esistenza parallelo che era del tutto sconosciuto ai nostri genitori, ancora immersi nella realtà. E’ un evento epocale, è in piena espansione e tocca ogni settore. Oggi ci sono masse di milioni di elettori che vivono dentro il piano reale lo stretto periodo necessario per la sopravvivenza ma che passano ogni momento libero nel mondo dell’evasione o del virtuale. Questi individui sono spesso privi di conoscenze e di strumenti per capire la politica. Sono gli stessi che per un breve periodo devono occuparsene (spesso per gravi problemi personali scoppiati improvvisamente con la Crisi) o ne parlano come argomento di intrattenimento, l'unica modalità che conoscono.
L’industria dell'evasione e la cultura che ne è nata (intensificata dalla “controcultura” del ‘68) formano un piano di esistenza parallelo che era del tutto sconosciuto ai nostri genitori, ancora immersi nella realtà. E’ un evento epocale, è in piena espansione e tocca ogni settore. Oggi ci sono masse di milioni di elettori che vivono dentro il piano reale lo stretto periodo necessario per la sopravvivenza ma che passano ogni momento libero nel mondo dell’evasione o del virtuale. Questi individui sono spesso privi di conoscenze e di strumenti per capire la politica. Sono gli stessi che per un breve periodo devono occuparsene (spesso per gravi problemi personali scoppiati improvvisamente con la Crisi) o ne parlano come argomento di intrattenimento, l'unica modalità che conoscono.
Anche la conoscenza politica procede così. La politica è, di fatto, il ritorno a una realtà che non si conosce. Restano gli echi di quello che si sentiva in famiglia o a scuola. Per questo si è diffusa a macchia d'olio una stratificazione di slogan e pensieri di livello infimo rispetto alla coscienza politica europea esistente fino a mezzo secolo fa (nelle contestazioni del ‘68 persino esasperata). Il livello infimo ha prodotto un’assoluta ignoranza delle dottrine politiche tradizionali (socialismo, comunismo, liberalismo, nazionalismo, movimenti cattolici, fascismo e nazismo) a vantaggio di un'idea generica e fiabesca di democrazia popolare. Questa idea ingenua di appartenere a un “popolo” è stata alimentata dalle élite di destra attraverso la ripetizione ossessiva di elementi di vittimismo e di esaltazione del “popolo”. Anche questo indottrinamento fa parte di un processo di massificazione del tutto nuovo che trova le sue tecniche originarie nella propaganda delle vecchie dittature comuniste ma che è stato riciclato e fatto proprio da numerosi partiti di destra (vedi il mito di Putin, ex dirigente sovietico oggi autocrate “apolitico” e “populista” amato dalla destra).
Ci si deve chiedere, in conclusione, quali capacità ha realmente di capire, decidere e votare una massa di decine di milioni di persone che fanno della quotidiana fuga dalla realtà il loro stile di vita. La protesta che esprimono è confusa, sarcastica, rancorosa, inetta, ignorante e purtroppo mai capace di focalizzarsi su incisivi obiettivi reali e incarnarsi in partiti e leader reali.
Non ci si stupisca perciò se qualcuno se ne approfitta. L'esempio più evidente è stata la trasformazione del maggior partito di sinistra in un partito conservatore di finta sinistra che propagandava “riforme” mai avvenute mentre eliminava i diritti conquistati il secolo prima dalle classi lavoratrici. L'autodistruzione della sinistra ma anche dei movimenti cattolici, spesso tra loro “emulsionati” nel disperato tentativo di creare coalizioni di sopravvivenza, è la prova della fine delle dottrine politiche tradizionali?
Ma la novità arriva da un'altra parte. Nella realtà modellata dalla società industriale che promette benessere e disimpegno sta emergendo la consapevolezza che non si può modificare nulla. E' da questa dolorosa scoperta che nasce un elettorato nichilista che considera uno uguale all'altro ("E' tutto un magnamagna") e nasce un elettorato ingenuo che vuole cambiare tutto senza sapere né cosa né come. Queste si possono definire dottrine politiche? Il M5S e la Lega esprimono un corpo di idee coerenti o non sono piuttosto lo specchio di questa disgregazione causata da un elettorato in perenne fuga da una realtà che detesta?
Ci si deve chiedere, in conclusione, quali capacità ha realmente di capire, decidere e votare una massa di decine di milioni di persone che fanno della quotidiana fuga dalla realtà il loro stile di vita. La protesta che esprimono è confusa, sarcastica, rancorosa, inetta, ignorante e purtroppo mai capace di focalizzarsi su incisivi obiettivi reali e incarnarsi in partiti e leader reali.
Non ci si stupisca perciò se qualcuno se ne approfitta. L'esempio più evidente è stata la trasformazione del maggior partito di sinistra in un partito conservatore di finta sinistra che propagandava “riforme” mai avvenute mentre eliminava i diritti conquistati il secolo prima dalle classi lavoratrici. L'autodistruzione della sinistra ma anche dei movimenti cattolici, spesso tra loro “emulsionati” nel disperato tentativo di creare coalizioni di sopravvivenza, è la prova della fine delle dottrine politiche tradizionali?
Ma la novità arriva da un'altra parte. Nella realtà modellata dalla società industriale che promette benessere e disimpegno sta emergendo la consapevolezza che non si può modificare nulla. E' da questa dolorosa scoperta che nasce un elettorato nichilista che considera uno uguale all'altro ("E' tutto un magnamagna") e nasce un elettorato ingenuo che vuole cambiare tutto senza sapere né cosa né come. Queste si possono definire dottrine politiche? Il M5S e la Lega esprimono un corpo di idee coerenti o non sono piuttosto lo specchio di questa disgregazione causata da un elettorato in perenne fuga da una realtà che detesta?
Bisogna essere chiari. Questi elettori, alla prova della realtà, a livello psichico non sono adulti, bensì dei lattanti: individui incapaci di farsi carico di un'autoeducazione al
“principio di realtà” come esperienza del mondo esterno, delle lotte e del
dolore che attraversano l'esistenza, come ci ha insegnato Freud. Gli elettori di oggi si ritrovano schiavi del
loro “principio di piacere”, alla ricerca di una soddisfazione immediata che non insegna loro nulla per tutta la loro
esistenza. Le loro esperienze si possono solo ripetere ma non accrescono la loro capacità critica. Vivono una sorta di costante, irresponsabile intrattenimento verso
la morte. Questi milioni di alienati incapaci di focalizzare e valutare i
problemi reali sono in grado di gestire una democrazia indicando chi prenderà
decisioni che non siano nocive o catastrofiche per l'intera società?
Le élite sono consapevoli del problema che ho descritto. La loro risposta è stata finora il "populismo", un calmante per queste masse che ha permesso di decidere in autonomia. Ma tutti quelli che hanno a cuore la democrazia non possono accontentarsi di questa risposta.
Le élite sono consapevoli del problema che ho descritto. La loro risposta è stata finora il "populismo", un calmante per queste masse che ha permesso di decidere in autonomia. Ma tutti quelli che hanno a cuore la democrazia non possono accontentarsi di questa risposta.
Modena, maggio 2018
Ringrazio Barbara Serafini per le critiche utili
Ringrazio Barbara Serafini per le critiche utili
Riproduzione Riservata solo all'autore
Solo per diffusione senza scopo di lucro



Ho tenuto aperto questo articolo per diversi giorni e adesso, finalmente, ho trovato qualche minuto per leggerlo. E ho fatto bene. Anzi, penso che lo dovrò rileggere diverse volte, perché, anche se non risolve problemi, contribuisce a definire molti dei problemi della democrazia e della politica dei giorni nostri.
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