DA "STORIA FIABESCA D'ITALIA"
3. IL MISTERO DEL COLPO DI STATO
di Carlo Gregori
A metà del Primo Governo Rusteghi, si inserisce l'oscuro episodio del tentato colpo di stato. Il caso iniziò proprio il primo giorno di governo. Ettore Rusteghi, premier appena insediato, convocò i capi dei servizi segreti civili e militari e chiese loro l'elenco completo dei Poteri Forti. Disse che, ora che si trovava nella stanza dei bottoni, pretendeva quei nomi in nome del popolo; che tutti sapevano che volevano portare l'Italia alla rovina; che bisognava chiudere immediatamente questo scandalo. Dinanzi alle perplessità del generale De Squalis e del contrammiraglio Cammarota, Rusteghi si convinse che loro stessi facevano parte di un'associazione dei Poteri Forti.
Per evitare depistaggi, decise di chiamare in gran segreto il maresciallo Anelli della stazione dei carabinieri di Thiene, sua cittadina, che frequentava da anni. Avendolo una volta multato per sversamento di liquami suini in un torrente, Rusteghi si fidava della sua probità. Al maresciallo chiese l'elenco dei Poteri Forti. Dopo alcuni giorni e numerose sollecitazioni, il maresciallo Anelli presentò imbarazzato una lista chiusa in doppia busta sigillata e si allontanò senza fare commenti. In quell'occasione Rusteghi scoprì che in testa a un elenco di banche e assicurazioni si trovava la cancelliera tedesca Angela Merkel, seguita da alcune società finanziarie internazionali e dalla Juventus (nel documento conservato all'Archivio di Stato Nazionale trascritta erroneamente come "Rubentus").
A quel punto non ebbe più dubbi e convocò il procuratore capo di Roma facendo immediatamente aprire un'inchiesta e sollecitando perquisizioni e arresti cautelari. Di fronte alla protesta del magistrato, che diceva sdegnato di non prendere ordini da nessuno e tanto meno da lui, Rusteghi minacciò di metterlo sotto accusa davanti al popolo in diretta tv. Un'ondata di avvisi di garanzia colpi l'intero sistema bancario e assicurativo italiano paralizzando i vertici per mesi e a cascata tutte le attività delle società. Una notifica venne mandata anche alla Merkel col mandato di cattura europeo suscitando lo sdegno internazionale. La riprovazione dei più importanti capi di stato del mondo rese Rusteghi certo di colpire nel giusto: era arrivato al cuore dei Poteri Forti.
Mentre il Paese era nel caos, i bancomat erano fuori uso perché sotto sequestro e lo spread saliva vertiginosamente, Rusteghi proclamò in diretta a reti unificate che l'Italia avrebbe resistito a testa alta a questo ennesimo ricatto mondiale.
Fu allora che alcuni militanti della Lega e dei Cinque Stelle dichiararono in pubblico che era in corso un colpo di stato finanziato dai Poteri Forti e diretto dal Presidente della Repubblica, notoriamente ostile a Rusteghi per le sue posizioni anti euro e anti doccia quotidiana. Rusteghi venne nascosto in una casa a Subiaco dove restò chiuso e protetto per due settimane giocando a briscola e videogame con la sorella e concedendosi qualche birra e qualche "canna" (Rusteghi era per la liberalizzazione delle droghe leggere, come noto). Nel frattempo vennero svolte indagini a tutto campo ma non si arrivò a capo di nulla. La Procura fece archiviare il caso. "Naturale", commentò il premier. Interrogati, i parlamentari che avevano suscitato l'allarme dissero di aver sentito dire in giro del complotto ma non sapevano né da chi né quando né dove. In questo modo il premier poté tornare a Palazzo Chigi in un bagno di folla che lo accolse con un applauso di dieci minuti. Il giubilo si estese al tutto il Paese per lo scampato pericolo della democrazia. Quella stessa sera Rusteghi partecipò in discoteca a una festa in suo onore con musica "disco" anni 70 e 80 e revival. La mattina dopo, mentre tornava a Palazzo Chigi, lo spread stava già calando
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